8 marzo 2011

Lingua loro (17): Traslitterazione

E a proposito di parole e dell'uso che taluno fa delle (supposte) peregrine come raffinato cultore (critico) dell'espressione, non più tardi di ieri l'altro, capita ad Apollonio di leggere un articolo di un filologo della Domenica (del Sole 24 Ore) che della lingua passa per spettacolare funambolo.
Prendendo spunto da una storiella sulle origini mediterranee del Bardo che in Sicilia si racconta da un pezzo, ovviamente ammiccando, e che è servita di recente a insaporire per il lettore una fatica minore dell'infaticabile Andrea Camilleri, l'articolo afferma, tra l'altro, che il nome Shakespeare sarebbe la «traslitterazione inglese» del nome italiano (e siciliano, in particolare) Crollalanza.
Un dettaglio da nulla. Ma uno di quelli in cui, come si sa, abitano in condominio e, di conseguenza, in perenne conflitto il diavolo e il buon Dio. Traslitterazione? "E chi ci accucchia"? Apollonio ci resta "ammammaluccutu".
Di Crollalanza, Shakespeare è al massimo la traduzione. L'inglese non è il russo né il cinese. Con l'italiano condivide pienamente l'alfabeto latino. A essere più precisi, Shakespeare è calco di Crollalanza, un calco (a volere procedere nello scherzo) di direzione conversa a quella dell'italianizzazione di skyscraper come grattacielo.
Ma calco che "radica" di parola è? E chi la conosce? Il filologo? C'è da dubitarne. Per darsi un tono, allora, traslitterazione va più che bene. Fa pensare a traduzione senza condividerne la banalità. Ha l'aria d'essere un dotto termine tecnico. Gettata lì "sanfasò", "all'urbi(g)na" (o, se si preferisce, "a bischero sciolto"), suona meravigliosamente e, se chi legge "si l'ammucca", fa fare un figurone a chi la usa.
Che, di suo, la poverina valga poi «trascrizione di una parola... in un alfabeto diverso da quello originale», al filologo che "la catafutti" pubblicamente, non gliene importa "una emerita minchia".
Apollonio sente già la voce concorde dei suoi due lettori che lo ammonisce. Gli sta dicendo: «Sei una "camurria": pedante, stupido e intollerabile. Perché "murritii" e "ci scassi i cabasisi"? Traslitterazione, calco, traduzione: cosa vuoi che sia. Pei filologi della Domenica, la lingua è "una cajorda", è "una buttanazza". Come tale va trattata. Con la lingua, l'importante è "fari scumazza". L'importante è "cassariarisi" e, "cassariannusi", "annacarsi"».
Tutto vero. "Accuttufatu", Apollonio si tace. Lo ammette: è proprio "un fissa".

Ecco l'articolo.

4 commenti:

Area di Broca ha detto...

Che tristezza! Il suo intervento mi fa venire in mente l'incipit di una recente fatica editoriale di un prolifico autore à la page, tanto prolifico quanto incompetente nelle discipline linguistiche.

"Cristo è la traslitterazione del termine greco christos, 'unto' [...]".

Eh no! Cristo è il riflesso italiano di Christu(m), forma latinizzata del greco Christós. Quest'ultima sì che è la traslitterazione di Χριστός.

Apollonio Discolo ha detto...

Rattristarsi? Ma no, gentile sodale. La prenda, La prego, con allegria e sorrida: è questo lo spirito con cui Apollonio propone le sue piccole prose. Dio lo guardi, del resto, dal prendere l'attitudine del censore. Con quale autorità, del resto? Sedendo sulla montagna delle sue proprie scempiaggini? E poi: come l'eroina di un romanzo settecentesco, la lingua può farsi fare di tutto, subire le violenze peggiori e andare incontro al più infame degrado (e non è ovviamente questo il caso in questione), per uscire dalle sue avventure, infine, pura come un angelo e per questa ragione di nuovo diabolicamente seducente.

Area di Broca ha detto...

Wolle die Wandlung, ha cantato il poeta, cortese Discolo. Lungi da me perseguire l'idealizzazione della lingua angelicata; tutt'altro, le peripezie conferiscono alle eroine un fascino irresistibile. Cionondimeno, è la sciatteria cialtrona di certa editoria a offrire spesso motivi di doglianza: accoglierò comunque il suo ben gradito consiglio, mutando la smorfia in sorriso.

Anonimo ha detto...

a voler tradurre letteralmente, Shakes-pear-(e: suffisso muto)=Sguazzapera;

Guglielmo Sguazzapera;

ma Sguazzapera o Crollalanza, In Italia uno con un nome così avrebbe fatto la fame;


Cartabaggiana