3 giugno 2011

Habemus papam (1)

Esordendo con Io sono un autarchico e facendogli seguire il proverbiale Ecce Bombo, or sono quasi quaranta anni, Nanni Moretti, nel personaggio di Michele Apicella, si dichiarò immediatamente come autore di un'opera autobiografica. Si dichiarò allo stesso tempo come anamorfosi, per i nati nel Dopoguerra, della grande impronta autobiografista che, per i nati nel Dopoguerra precedente, Federico Fellini stava lasciando sul cinema italiano della seconda metà del Novecento.
Il latino è la lingua di Roma, della Chiesa cattolica e (trattandosi di Moretti, come si vedrà) anche dell'italianissimo liceo classico. Dopo il multifattoriale ecce, sempre con valenza religiosa, il latino torna nel titolo di un suo film con Habemus papam, che dell'autobiografia per parole e immagini di Moretti è ancora un nuovo capitolo. Come attore, Moretti vi recita con la sua solita dizione perentoria. Tale dizione pare discendere direttamente dai chiari caratteri delle epigrafi imperiali latine che spesseggiano nella sua città. Nella dizione di Moretti attore e nel suo nitore epigrafico certo risuona (o occhieggia) la figura professionale del padre, professore universitario di epigrafia. Analiticamente, il padre è di conseguenza presente nell'intera carriera dell'attore Moretti. Non è così in quella di Moretti autore e regista, anche nel caso di questo suo ultimo film.
In Habemus papam, il papa (mancato), interpretato da Michel Piccoli, e l'analista (mancato anch'esso, a ben vedere), interpretato dal medesimo Moretti, sono le due facce del medesimo personaggio autobiografico: è facile mostrarlo. La loro coincidenza nei luoghi è momentanea e si verifica in una scena, con le due poltrone contrapposte, in cui è come se papa e analista si guardassero allo specchio. Il libero vagabondare dell'uno coincide poi temporalmente con la costrizione in Vaticano dell'altro: ed è un paradosso rivelatore. Il papa finisce infatti nella famiglia dell'analista e si integra nel contesto teatrale di una compagnia di attori, in cui anche morfologicamente vale da rappresentazione di un'ironica autocoscienza registica, applicata (se Apollonio non si sbaglia: è in viaggio e certi controlli non gli sono agevoli) al Gabbiano. L'analista si trova nel contempo a fare ironicamente il papa in Vaticano. E come papa con la sua chiesa, organizza un torneo di volley. La decisione pre-finale dei cardinali di riportare a casa il papa fuggito coincide diegeticamente con il dissolversi della figura dell'analista nella narrazione: il conclave smette di prestargli attenzione e, di colpo, come era apparso, l'analista scompare.
Per effetto dell'ironia (si badi bene, non dell'autoironia: dell'ironia) che vi è inderogabilmente iscritta, il megalomane narcisismo di Nanni Moretti è, come sempre, l'aspetto più delizioso dell'ossimoro che ne costituisce la cifra stilistica: dopo l'Homo della gioventù, con la moderazione della maturità, il Papa. Tale cifra ne fa autore amabilmente odioso o, se si vuole, odiosamente amabile. Attraverso la lente di un narcisismo ironicamente megalomane, Moretti continua a raccontare il suo esperire la vita. Di cosa, nella vita di Moretti, racconta allora Habemus papam? Semplice: della sua esperienza come animatore e leader del movimento di protesta dei cosiddetti "girotondi".
All'epoca, forse Moretti e certo più d'uno tra i suoi importanti sodali (influente come un cardinale) devono aver prospettato a Moretti l'idea di prendere sul serio la testa di quel movimento, di farsene papa. In altre parole, di istituzionalizzare l'esito bizzarro e momentaneo della sua vanità e del rombo che tale vanità aveva fatto sentire sui media e sulla comunicazione sociale.
Com'è noto, dal diventare guida di quel movimento (e forse dal movimento medesimo) Moretti si è rigorosamente ritratto: vanitoso e megalomane, sì, ma certo tutt'altro che scemo. Si ritrae dall'assumere la carica a cui sarebbe stato chiamato da Dio (ohibò!) il papa del suo film: "Non sono io la guida di cui voi avete bisogno", dice alla folla.
Habemus papam racconta allora come mai e spiega il perché di quella scelta. Dice che, per accettare certi pesi, bisogna anzitutto esser modesti. E, come si è detto, Moretti non è modesto. Perché lui (e lo sa: gli è stato detto e non da Dio) è il più bravo di tutti. E, in fondo, il migliore spregia la folla osannante che nutre la sua vanità. E se ne ritrae. La spregia però amabilmente, per ossimoro. Come nella rinuncia e nel ritrarsi c'è l'ossimoro che prova il suo essere il migliore.
Della forma che l'eterno ossimoro italiano ha preso nel ceto borghese della Roma tardonovecentesca, Moretti è così un'autentica figura emblematica. Ed è una delle ragioni non secondarie per le quali i Francesi lo amano tanto. Li conferma della giustezza di loro secolari (pre)giudizi: nel caso specifico, forse, il celato giganteggiare della figura materna nella storia e nella cultura di una nazione apparentemente maschilista.
La signora Agata Apicella nei Moretti, professoressa di lettere nei licei classici, deve avere nutrito con abbondanza l'ego del piccolo Nanni, se ancora oggi esso inclina alla bulimia, e al bimbo, meglio, al Bombo non deve avere mai fatto soffrire "un deficit di accudimento".

6 commenti:

Sesto Sereno ha detto...

Dunque, la gioventù sta all’uomo come la maturità sta al papa. Continuando ad esperire la vita, con il progredire dell’età al nostro geniale regista si aprono prospettive interessanti.
Forse le premurose cure della mamma non si sono fermate al latino di Cicerone, ma ne hanno seguito l’evolversi,servendogli gli stuzzicanti manicaretti del Belli e mettendo sull’avviso il buon Nanni, a costo di accrescerne la bulimia. Il papa dei girotondini come ogni papa avrebbe goduto “..er privileggio de fa tutte le cose pe la mejo, e tutto quanto j’ariesce in peggio…perché un Pontefice, fijolo, nasce come noi poveri cazzacci co du’ cojoni e co un ciarvello solo”. Quanta umiltà (o autoironia, l’una vale l’altra) occorre per diradare la nebbia colorata e profumata che ci nasconde solo a noi stessi!
Blak

Anonimo ha detto...

Moretti, lo seguo da" Io sono un autarchico". Raccontando se stesso,sempre (sono d'accordo con la valutazione di Apollonio), raccontando se stesso, racconta anche un'Italia che pure c'e': tenera, un po' spocchiosa, ironica, un po' senza coraggio… perche' narcisista, dice Lei, caro Apollonio; ma anche scettica: se chiedi a una folla se vuole liberare Gesu' o Barabba, la risposta e' quella che conosciamo, no?

Certo narcisimo o scetticismo che sia, di fatto, abbiamo lasciato il passo all'ottima classe dirigente che ci governa.
Abbiamo dico, perche', sebbene tanto diversa da Moretti, pero' ho la sua stessa eta', ho frequentato le stesse scuole e condivido con i suoi racconti le emozioni che li generano…
mah…
Nanda Cremascoli

Apollonio Discolo ha detto...

Anche lui coetaneo, Apollonio segue Moretti con sempre vigile simpatia, gentile lettrice. Non traspare?

Anonimo ha detto...

oh si'!
Apollonio ha detto: "odiosamente amabile" o"amabilmente odioso" …

comunque delle due preferisco la prima!

nanda cremascoli

Anonimo ha detto...

wow... un wannabe alpha male che fa commenti tutto sommato positivi su un alpha male. Non pensavo ci sarebbe mai arrivato, caro Apollonio. Evidentemente l'età intenerisce...

Apollonio Discolo ha detto...

O forse, gentile lettore/lettrice, la Sua fine classificazione etologica si è rivelata inadeguata a descrivere i comportamenti (espressivi) di quella bestia di Apollonio. Sul fatto che sia una bestia, d'altra parte, lui concorda con Lei, come vede.