16 settembre 2012

Verbo, nome, aggettivo

Verbo, nome, aggettivo: categorie lessicali che da qualche millennio, eventualmente sotto designazioni diverse, più che accompagnare, determinano ogni riflessione sulla lingua, anche la più sofisticata, anche la più ipoteticamente innovativa. 
Si fa tanto parlare, oggi, di nuove frontiere che alla ricerca aprirebbe, per esempio, certa neurolinguistica. Sarà. 
Non c'è però bisogno di grattar troppo la crosta di studi e pubblicazioni che fan lussuosa mostra d'uno stile da scienze cosiddette dure per vedere occhieggiare, maligne, le nozioni grammaticali di sempre e, con esse, le menzionate categorie lessicali, approssimative e ingannevoli. 
La caccia, insomma, sarà pure organizzata con la massima serietà ma ciò di cui si va a caccia (ed è così la premessa concettuale che orienta i cacciatori) sono le solite bestie favolose. E quando si è convinti che tali bestie esistono, se ne può star certi: non c'è metodo sperimentale che impedisca di trovarle e, trovatele, di costruirci sopra poi i più convincenti racconti fantascientifici.
Verbo, nome, aggettivo: si capisce così (sempre che si voglia capirlo) che la sbandierata novità non esce dalla gabbia di un modello, più che linguistico, ontologico. Un modello al tempo stesso tascabile e gigantesco, rigido e insinuantemente pervasivo. Pronto a tutti gli usi: ad accompagnare le chiacchiere apparentemente ingenue di chi parla di lingua al bar o sul treno come a sostanziare le alte speculazioni dei filosofi e le accurate ricostruzioni dei filologi.
A ribadirlo qui, a ribadire ciò che invero tutti sanno, anche coloro che, dietro le bancarelle del mercato delle idee, schiamazzano lodi all'inaudita novità della propria merce, a dire che si tratta di cinema (e non di quello vero, cui vale la pena di appassionarsi), si fa immancabilmente la figura del bambino o dello sciocco: meglio, del bambino sciocco. Apollonio lo sa. Ma l'ha confessato più volte: come un bambino, come uno sciocco, è un ottimista. Gli pare così (per sua incoercibile volgarità di spirito) che sempre, e soprattutto nei giorni dei celebrati fasti, sia necessario ricordarlo.

2 commenti:

Area di Broca ha detto...

Gentile Discolo, se alle sue quantomai condivisibili deplorazioni (forse avrà da ridire su questo termine) si aggiunge anche che spesso i cacciatori di bestie favolose più à la page sventolano i vessilli della scientificità dura, pur essendo pupilli di preclari antievoluzionisti, e dedicando capitoli dei loro libelli alla divinità che adorano, beh, il quadro si fa ancora più sconfortante.

Apollonio Discolo ha detto...

Fuori di se medesimo, Apollonio non ha da deplorare niente e nessuno, fedele Lettore. Sgrana i suoi frustoli come commi di un autodafé. Prova, sovente senza riuscirci, a tenere sveglia la guardia di un occhio interiore.