1 ottobre 2012

Cronache dal demo di Colono (2): (S)valutazione

Tutto un valutare, oggidì. Come le app, hanno le loro stelline trattorie e università, bimbi canterini e chirurghi plastici, battiuova e filologi romanzi. Hanno ovviamente le loro stelline coloro che aspirano a farsi a loro volta assegnatori di stelline. E, come il serpente con Eva, gli ideologi del metodo (che, come si sa, prende a pretesto il merito) blandiscono chiunque perché si unisca all'andazzo, cercano complici in ogni dove, sognano che nessuno si chiami fuori, che non ci sia angolo dell'esperienza umana, anche il più intimo e personale, in cui la prospettiva valutativa e il connesso criterio della "soddisfazione" non prevalgano: "quante stelle daresti al tuo parroco? e (senza che, a prescindere dal genere, si possa escludere si tratti della medesima persona) quante ne daresti alla tua ultima compagnia di letto?".
Come prassi sociale, la valutazione si è già avviata insomma verso la rovinosa svalutazione tipica delle ideologie conformiste e dominanti. Ed è solo per pura generosità che Apollonio, dopo attenta valutazione, delle cinque disponibili, le assegna qui la stellina singola che, per via della mera esistenza, non si negherà mai a nulla e a nessuno.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Sarò ancora troppo impastoiata in strascichi di ideologie ormai zombie, ma il pensiero che l'egualitarismo sovietico sia l'ultimo se non l'unico baluardo rimasto contro la (s)valutazione mi mette non poco a disagio.
Colpa di quella austera stella solitaria là nel riquadro in alto a sinistra, capirà.
Comunque, auguri di una serena notte al riparo da zombie e fantasmi vari e conventuali.
Sua Licia.

Apollonio Discolo ha detto...

Da "E quindi uscimmo a riveder le stelle" a "Vaghe stelle dell'Orsa, io non credea / tornare ancor per uso a contemplarvi". Persino, e se vuole, a "Le stelle sono tante, milioni di milioni...". Ne ha memoria, gentile Lettrice? Per numero e qualità, le stelle che, ove evocate, non mettono a disagio, e consolano anzi o fanno sorridere passano di gran lunga le infauste. Pensi a quelle: vedrà che le altre, svanendo, si rivelano per ciò che sono. Chiodi fissi piantati sui feticci cui gli andazzi appendono le loro ossessioni (come oggi è appunto la svalutata valutazione).

Anonimo ha detto...

Con tanta e tale inflazione di stelle, già cominciavo a stupirmi che stessero svanendo tutte, senza eccezione. Ma la svanita, al solito, ero io: la verità è che è ormai giorno fatto e per una che, come me, mai è stata una ragazza "solare" (forse addirittura mai stata ragazza, nel senso di un po' più che bambina) è giunto il tempo ineludibile di un'evanescenza nei fatti e senza sbavature.

Soprattutto non senza una punta di ammirazione: mai invito ad uscire fu più galante di questo.

Con sempre più serena gratitudine, Sua Licia.

Apollonio Discolo ha detto...

Ah! perduto Settecento, epoca sognata in cui si fece per l'ultima volta delizia del cattivo carattere (se ne fece invece soprattutto volgarità nel ridicolo Ottocento e tragedia nel breve, cupo, contraddittorio Novecento). Un blog "Discolo" nella sua intestazione, gentile Lettrice, vuole non abbia anzitutto bambine e bambini lunari tra il suo pubblico?