27 dicembre 2012

Cronache dal demo di Colono (7): L'Ascensione di Natale

"...descendit ad inferos, tertia die resurrexit a mortuis, ascendit ad cælos, sedet ad dexteram Dei Patris omnipotentis, inde venturus est iudicare vivos et mortuos".

Unicuique suum, a ciascuno il suo, avrebbe forse commentato Leonardo Sciascia, sulla base di altissime autorità morali.  E nel suo è ovviamente incluso anche l'immaginario ideologico e culturale che chiarisce, fondamentalmente, il natalizio "Saliamo". Appropriato a inserire una nota di scanzonato controcanto è allora Woody Allen (citato qui secondo memoria dall'edizione italiana del suo delizioso Manhattan): "Tu ti credi Dio!" "Beh, a qualche modello dovrò pure ispirarmi...". 
Si tratta di "agenda", etimologicamente, di cose da fare. La coerenza programmatica dell'odierno "Saliamo" è in tal senso verificata dal ricordo del "Rimontiamo" di un anno fa (sul quale un ormai vecchio frustolo). L'isotopia narrativa ascensionale era addirittura percepibile dal principio, si apprende. E il pensiero va grato al fine scopritore dell'anagramma, conoscitore (a quanto pare) di arcane vie della parola vera.
Anche fuor d'anagramma, d'altra parte, nomen, omen. Di (Sue) altezze si tratta: palesemente. Così e anche in funzione di un posizionamento contrastivo, che fosse questione di 'ascendere' è sempre stato indubbio. E si intende come si possa pretendere, sempre in "agenda", che, ove Egli non 'ascendesse' dopo aver già quasi redento "i nostri peccati", si finirebbe (per opposizione concettuale soggiacente) nel mare tempestoso d'uno tsunami. Abbandonate le altezze, in tale pelago 'si affonderebbe' o 'si andrebbe alla deriva'. Di 'restare a galla', come comunità, non si par capaci e, quanto a 'remare', non c'è mai qualcuno che non lo faccia 'contro', nella male assortita accolta nazionale.
Qualcuno ha già detto (pare ad Apollonio di avere sentito dalla lontana Citera) che "rimette tutto nelle Sue mani".
Certo, procurando per voto l'eventuale perfezionamento dell'ascensione, c'è da mettere in conto che ci si consegnerà a un'ascesi, cioè all'esercizio di molti fioretti e sacrifici. Insomma, ci si voterà (è puro accidente polisemico) all'ascesi di un'ascensione (è puro accidente formale).
Buon Dio, per accidenti, è più veridica la Cabala delle laiche scienze dell'economia, della politica e degli etimi? Da avere i brividi o, in alternativa, da morir dal ridere.
Apollonio ha già detto di sospettarlo. La lingua, impietosa, parla chi la parla e non c'è forse nulla di più divertente, magari stuzzicandola un po', del sentirla impietosamente parlare chi la parla, soprattutto in pubblico. Come egli fa qui (e lo sa bene) temerariamente o come altri fa, con ponderatezza e serietà, su Twitter e altrove.

4 commenti:

Pasquale D'Ascola ha detto...

Apprezzo.

Anonimo ha detto...

Non vorrei stuzzicare troppo, ma a me piaceva di più la primissima versione di questa Cronaca: più compatta e incisiva, una vera "roccia" multistratificata dello scandalo, così mi pareva. Adesso è un'elegantissima torta nuziale, ma sulla coda di rondine del frack dello sposino in cartapesta, su in cima, manca proprio solo una cosa: il sale.
Ossequi, Sua L.

Apollonio Discolo ha detto...

Stuzzica un'espressione di consenso da parte di Apollonio, gentile Lettrice delle varianti, che condivide il Suo parere. Il demone dell'esplicito e, per accumulo d'evidenza, un'abbondanza stucchevole: appropriata la similitudine con la torta nuziale, sebbene di nozze che, com'è d'uso qui, si fanno coi fichi secchi, per il poco sale che ha in zucca chi le imbastisce. Tema effimero, d'altra parte. Tema effimero, grazie al Cielo.

Vito Lucio Maria ha detto...

Non concordo con la lettrice, tuttavia ammirando l'acutezza delle sue osservazioni.