4 agosto 2013

Lingua loro (29): Negazione

"Se resti, non ci dai fastidio". L'alter ego di Apollonio se lo sente dire, ora è un paio di giorni, in un'occasione qualsiasi della sua vita. Apollonio ascolta e, per una delle sue solite incongrue associazioni, gli pare di intuire quale sia stato il fondamento biografico della teoria sulla negazione nell'analisi del testo elaborata, come si sa, da Francesco Orlando quaranta anni fa. Ancor prima di Freud e degli studi freudiani, tale fondamento fu (gli sembra di potere affermare) la buona educazione che chiunque abbia incrociato il critico palermitano riconosceva nel suo accuratissimo tatto.
Proprio quando si mente, come quando si dice la verità, del resto, bisogna avere garbo. Necessita così al mentitore o alla mentitrice la massima attenzione non tanto a ciò che afferma quanto a ciò che nega; alle presupposizioni che la negazione lascia nella sua scia e alle inferenze cui apre la strada.
Insomma, nell'occasione, con più difficile, piana e bella semplicità, Se resti, ci fai piacere sarebbe stata una falsità bene educata, al tempo stesso lampante e meno scoperta: come la letteratura, direbbe incongruamente Apollonio in memore e grato onore di Francesco Orlando. E se una falsità non è nemmeno educata, se una falsità mostra la sua trama ordinaria di volgare menzogna, dicano i cinque lettori di Apollonio, che piacere c'è a ascoltarla?

3 commenti:

Anonimo ha detto...

A me pare che, da brava menzogna, si lasci assaporare solo dalla lingua che la pronuncia. L'orecchio, che non può non riceverla, deve accontentarsi di spartirne le acute vibrazioni col collega, all'ombra dell'altra tempia. E forse aiutare i piedi ad accennare un grazie prego scusi tornerò, in due tempie, per inchiostro d'inchino e percussioni.
(L.)

Apollonio Discolo ha detto...

Apollonio sorride, melodiosa Lettrice. E un "Grazie, prego, scusi, tornerò", con canonico inchino ma silente e senza percussioni, fu proprio la sua reazione.

Anonimo ha detto...

Non intendevo certo metterlo in dubbio, eccetto che per il sommesso accompagnamento sonoro dei passi, che in questa circostanza immagino non (solo) letterari.