16 aprile 2007

"Il Gattopardo": di chi le spese?

Le vicende editoriali del romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa sono note: l'autore morì a Roma il 23 luglio del 1957, senza sapere se esso sarebbe mai stato pubblicato. Undici anni dopo, il figlio adottivo dello scrittore, Gioacchino Lanza, dà notizia sulla "Fiera letteraria" dell'esistenza di un appunto di Lampedusa, scritto pochi giorni prima della sua morte, indirizzato alla moglie e a lui. Vi si parla del Gattopardo e della sua eventuale pubblicazione postuma in questi termini: "Gradirei che il romanzo fosse pubblicato, ma non a mie spese". Le biografie dî Lampedusa riprendono la storia, frattanto divenuta uno dei cliché lampedusiani, tenendosi più o meno strettamente all'originale resoconto del figlio.
"In the last days he wrote letters for Licy and Gioacchino to read after his death. Among other things he wrote to his adopted son: «I would be pleased if the novel were published, but not at my expense». In death Lampedusa retained his innate pride. He knew The Leopard deserved publication but he would not countenance the humiliation of having to pay for it": è David Gilmour che scrive (The Last Leopard, Collins Harvill, London 1990, 158), con un rinvio in nota all'articolo sulla "Fiera letteraria".
A sua volta, Andrea Vitello: "La consapevolezza della propria fine divenne così lucida che negli ultimi giorni egli arrivò a fare qualche raccomandazione. Lasciò due lettere: una per la consorte, l'altra per Gio'. In particolare, raccomandò di seguitare ad interessarsi del Gattopardo, tentando presso altri editori; precisò che la redazione da pubblicare doveva includere i due capitoli stesi per ultimi; sconsigliò tuttavia di pubblicare a proprie spese: lo riteneva umiliante" (Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Sellerio, Palermo 1987, p. 319).
Dodici anni fa, compare il Meridiano dedicato a Lampedusa, con un'introduzione di Gioacchino Lanza. Quasi in explicit, vi si legge: “E durante la malattia redasse due lettere per me e per la moglie. Sulle sue volontà e sui suoi affetti non dovevano esserci equivoci. Fra l'altro vi parlava del Gattopardo. Pregava gli eredi di adoperarsi per la sua pubblicazione, ma non desiderava la mortificazione che lo facessero a proprie spese” (“Introduzione”, in Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Opere, Mondadori, Milano 1995, p. L-LI).
La lingua è bizzarra, indomabile e capricciosa. Nel momento stesso in cui evoca nella parola del padre adottivo la volontà di non lasciare spazio agli equivoci, la parola del figlio ne istituisce uno, nel nocciolo profondo del suo tema. Attribuito a “spese”, l’aggettivo “proprie” ha un difetto che (capita spesso ai difetti) equivale a una virtù: un’ambiguità di riferimento. “Proprie” di chi? Del morituro o degli eredi? Non è questione di poco momento (à suivre).

5 commenti:

PPG ha detto...

A margine di questa interessante riflessione...in questi mesi sto studiando le opere di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e tutto quello che gira intorno alla questione "Gattopardo" e alle tante polemiche connesse. Molti libri interessanti sull'argomento sono ormai fuori catalogo (Vitello, Samonà, i vari atti dei convegni tenuti,ecc.) e sono riuscito a leggerli solo tramite la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana. In tale Biblioteca il suo "Lo spettro di Lampedusa" è assente (almeno questo è il risultato delle mie ricerche). Tramite un libraio palermitano di mia fiducia ho cercato di richiederlo all'editore ma risulterebbe "fuori catalogo". Può confermarmi se effettivamente non è più acquistabile ovvero se qualche copia è ancora in possesso dell'ETS ?

La ringrazio in anticipo.

Salvo Azzarello

Apollonio Discolo ha detto...

Caro Lettore del Gattopardo,
il mio Spettro di Lampedusa si aggira per l'Europa. Sarà questa la ragione per la quale lei non lo trova nelle biblioteche palermitane? Bando alle riflessioni semiserie (ma inevitabili, non trova?): il libro era tempo fa in via di esaurimento (un minuscolo successo, per una pubblicazione semiclandestina) e non mi stupisce apprendere della risposta del suo libraio di fiducia. Se l'editore lo consentirà, conto di prepararne presto una nuova e più ricca edizione. Lo Spettro non dovrebbe mancare, però, nella Biblioteca del Dipartimento di Scienze filologiche e linguistiche della Facoltà di Lettere dell'Università di Palermo. Provi lì. Se i problemi permanessero, mi scriva, in privato, all'indirizzo che trova menzionato nella mia pagina web. Troveremo una soluzione.
Altre analisi del romanzo di Lampedusa nel lungo capitolo "Del Gattopardo e dintorni" contenuto nel mio Lucia, Marcovaldo e altri soggetti pericolosi, Meltemi, Roma 2000 (per quel che ne so, ancora disponibile). Ne è al corrente?
Buona lettura.

PPG ha detto...

La ringrazio per la sollecita risposta. Non sapevo di questo suo ulteriore scritto sull'argomento.(mentre sapevo, o avevo letto, già di altri). Seguirò il suo consiglio cercando di procurarmi lo sfuggente "Spettro" presso la biblioteca del Dipartimento.
Per tornare invece sull'argomento del post ho consultato i "sacri" testi(compresi quelli da lei citati)ed ho trovato che nell'ultima edizione del Meridiano lampedusiano (ormai il testo di riferimento) si parla almeno altre due volte della "eventuale" pubblicazione del Gattopardo a cura della famiglia. A pag.19 della Premessa al Gattopardo si dice : "Vorrei anche pregarti di far pubblicare il Gattopardo", nella lettera scritta nel Maggio del '57 a Gioacchino Lanza Tomasi.
Nella pagina successiva della Premessa si riporta, alla lettera, un ulteriore scritto, di ordine privato, nel quale si legge : "desidero che si faccia il possibile affinché venga pubblicato il Gattopardo (...) beninteso ciò non significa che esso debba essere pubblicato a spese dei miei eredi; considererei ciò come una grande umiliazione". Leggendo gli stralci delle lettere scritte tra il maggio e il luglio del '57 si capisce come Giuseppe Tomasi non poteva nutrire grandi speranze di vedere pubblicato, a breve termine (e cioè mentre era ancora in vita), il suo libro (l'ultimo "rigetto" di Vittorini gli perviene a Roma pochi giorni prima della morte). La questione, quindi, sembrerebbe risolversi facilmente. Capisco però che la sua riflessione spinge anche verso altri "dubbi", meno espliciti, di rilievo prettamente linguistico. Ritengo che (chiunque abbia realmente scritto quel "proprie spese") non facesse, noblesse oblige, grande distinzione tra Giuseppe Tomasi e gli eredi e si poteva permettere di usare "proprie" senza preoccuparsi di suscitare alcuna perplessità.
Spero di incontrarla a Palermo se le future "celebrazioni" per il cinquantenario della morte di Lampedusa e l'altro cinquantenario, quello della pubblicazione del Gattopardo, l'anno prossimo, susciteranno occasioni di discutere ancora, pubblicamente, di un autore così ricco di spunti di riflessione e di sempre attuale carica ironica.

Salvo Azzarello

Apollonio Discolo ha detto...

Proprio così, caro Azzarello. E alcune delle riflessioni che suscita la progressiva metamorfosi documentaria del "...ma non a mie spese" nei nuovi dati che lei opportunamente ricorda, vedrà, compariranno su questo blog (prima di venire sviluppate, eventualmente, in altra e più pacata sede). Mi tenga informato sugli sviluppi della sua caccia allo Spettro: come le dicevo, ci fossero difficoltà, si vedrà di superarle. E, ancora una volta, buona lettura.

Apollonio Discolo ha detto...

Dimenticavo. Diversamente dallo Spettro, sostanzialmente corretto nella presentazione editoriale, Lucia, Marcovaldo... è pieno di refusi, anche gravi (gli editori pensano talvolta di risparmiare nella correzione delle bozze) ed è corredato da un indice dei nomi che indirizza (quasi) sempre alla pagina sbagliata. Me ne scuso con lei e, nell'occasione, con gli altri pochi lettori.