Qui a sinistra, un documento che dice in dati assoluti come si sono distribuite nelle venti regioni del paese le lodi negli esiti degli esami di diploma dell'anno scolastico appena spirato.
Vi si osservano differenze enormi (e non è una novità): quest'anno, in Campania, più di tremila lodi; in Lombardia, meno di ottocento, per esempio. Il documento correlato con i dati in percentuale dice di una sproporzione ancora maggiore. In Lombardia c'è stata appunto solo una lode ogni cento diplomi. In Puglia, più di sei. In Toscana, ci si è fermati ben sotto due lodi su cento diplomi. Sono più di sei su cento invece le lodi calabresi.
Nell'opera di smistamento delle doti dell'intelletto, c'è da pensare, il buon Dio fa il generoso a Caserta, Foggia, Catanzaro e Ragusa, si ponga, e il tirchio a Sondrio e Pavia, oltre che a Imperia e, ovviamente, a Grosseto, a Cuneo e a Belluno. Dal suo onnisciente punto di vista, sarà una necessaria "azione positiva". E gli ambienti socioculturali e le istituzioni locali fanno il resto, secondo l'indirizzo divino, come terre dopo una semina: di conseguenza, abbondanza da una parte, dall'altra scarsità di frutti.
Sciocchezza? Forse non la totalità degli Italiani e delle Italiane del Sud, ma un loro gran numero ha tale fermo convincimento e ritiene che, se la nazione italiana dispone (da sempre e ancora oggi) di intelligenze (e in abbondanza), è perché ad averle allevate e ad allevarle provvede il Meridione, per bontà divina e buona disposizione ambientale. E i dati ministeriali sono ufficiale sanzione di tale miracolosa circostanza. D'altra parte, si sono mai prodotti tarocchi nella Pianura padana?
Palermitano di necessità, pisano per scelta, Francesco Orlando parlò tuttavia di un mito, al proposito. "Il mito dell'intelligenza meridionale": così vi si riferì nel suo prezioso Ricordo di Lampedusa del 1962. Gli ispirò la qualificazione una balenante sortita del narratore del Gattopardo: "quella prontezza di spirito che in Sicilia usurpa il nome di intelligenza", annota appunto il narratore a commento di un celebre momento del romanzo.
Orlando arricchì il tema di una testimonianza. In privato, raccontò, Giuseppe Tomasi di Lampedusa si esprimeva in proposito con queste parole: "Chiudete in una stanza cinque Siciliani e cinque Piemontesi col compito di risolvere un problema. Dopo un quarto d'ora tutti i Siciliani avranno una qualche soluzione in testa, e i Piemontesi nessuna. Ma dopo un'ora tutti i Piemontesi avranno risolto il problema, e i Siciliani no".La quaestio dell'intelligenza meridionale è naturalmente di tremenda complessità e non ci si sogna, non si dice di risolverla, ma anche solo di affrontarla adeguatamente in una sede peregrina come questa. Ma, per semplice esperimento di pensiero e senza intento di urtare sensibilità personali o di gruppo, si ponga che Lampedusa e Orlando fossero nel giusto e che la grazia divina operi in proposito senza favoritismi e discriminazioni. Come spiegare, umanamente, la distribuzione ineguale (e a questo punto stupefacente) dei diplomi lodati che anche quest'anno certifica la documentazione ufficiale del Ministero dell'Istruzione e del Merito? Quei numeri danno infatti da pensare.
E, a ben considerare, non ne è una spiegazione soddisfacente l'ipotesi che, come si dice adesso con metafora sportiva, l'asticella da superare per accedere alla lode sia (molto) più bassa in Puglia che in Piemonte. Si tratta infatti di una glossa più che di una spiegazione. Di una riformulazione del problema in altri termini. Ammesso che sia così, perché, in funzione delle regioni, l'asticella presenta tali differenze di altezza?
Una riformulazione del genere, tuttavia, e l'asticella metaforica suggeriscono già qualcosa. In questione è infatti un'istituzione emblematica del paese, in teoria l'istituzione suprema per l'identità nazionale. E quei numeri attestano dove il paese è rimasto ancora dopo un più di un secolo, anzi due pieni (se si considerano i primi moti risorgimentali) di supposto impulso a farsi uno e indiviso. Dicono quanto sia stato vano e parolaio l'atteggiato opporsi delle sue classi dirigenti e intellettuali alla sentenza che ne qualificò il nome, Italia, come mera "espressione geografica". Al di là di programmi e norme nazionali (astrattezze sulle quali, beandosene, il paese spesso si accapiglia), di unitariamente italiana, non c'è ancora nemmeno la scuola, se le sue asticelle mutano di altezza appunto secondo criteri di geografia (umana). Ed è difficile a questo punto immaginare che un giorno una scuola unita dell'Italia unita ci sarà: insomma, un (confermato) fallimento.
Ma non c'è solo questo. Perché anche i fallimenti hanno i loro sistemi. Se osservate con intenzione, le tabelle della distribuzione regionale dei diplomi lodati si prestano a una correlazione che forse non sorprende, ma certo raggela. Le regioni che vi si fanno notare per gran numero di lodi sono Campania, Puglia, Calabria, Sicilia: una fulgida corona. Ciascuna di esse è infatti tristemente nota per avere fatto e per fare da specifica culla a manifestazioni sociali piuttosto caratteristiche e molto caratterizzanti. E tutte insieme hanno perciò meritato e meritano da tempo un'attenzione particolare, da parte delle autorità competenti.
Con ironia, c'è così da chiedersi perché il Ministero dell'Istruzione e del Merito non trasmetta dati tanto specifici, mirati e significativi al Ministero dell'Interno e a quello della Giustizia, per opportuni e incrociati approfondimenti.
Fuori dell'ironia e a scanso di equivoci: non si sta vanamente insinuando che la correlazione tra gran numero di lodi e diffuse pratiche di malaffare sia banale effetto di commerci materiali, di traffici, di imbrogli (se ci sono, come è possibile, incidono in ogni caso poco sui grandi numeri). Si sta dicendo però che una coincidenza siffatta è meno banale di come si tende a considerarla, ammesso che la si consideri. Rivela un clima sociale morbido o, piuttosto, morboso in ogni sua espressione. Con ogni probabilità, dati di distribuzione geografica e regionale largamente coincidenti vengono, per esempio, dal rilevamento degli abusi edilizi o dal numero delle concessioni di pensioni di invalidità. Lodi al diploma, pensioni di invalidità, abusi edilizi c'è dunque il sospetto abbiano un humus comune, al proposito forse più fertile per ragioni umane di quello che si immagina con la presunta distribuzione divina dell'intelligenza.
Nell'insieme, le lodi oltremodo numerose si segnalano tuttavia come fenomeno più sottile e velenoso degli abusi edilizi o delle generose concessioni di pensioni di invalidità. Esso è infatti insinuato in una nicchia in cui è facile fare finta di non capire di cosa si tratta, di prenderlo come effetto della menzionata bassa asticella, quando invece dice di più. Posto in una considerazione sistematica con la determinazione di altri e vari fenomeni sociali, dice che, nelle regioni che emergono in proposito, la scuola e ciò che si proclama e si pretende sia tutt'altro, se non l'opposto, riflettono un ethos incoercibilmente comune. Ciò accade in modi sottili ma per nulla celati o sotterranei. Accade alla luce del sole e, bel paradosso, con effetti formativi per la gioventù studiosa.
"La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari": c'è una esemplare sineddoche in questa celebrata profezia di Gesualdo Bufalino. Il riservato scrittore di Comiso la lanciò, essendone sollecitato, più di trenta anni fa, a commento di tragici e noti episodi. Le maestre, parte figurativamente emergente, per il tutto, l'istituzione scolastica, così additata come principale strumento di una reazione addirittura programmaticamente vincente sulla presenza del malaffare nella società e di correzione dei suoi guasti, morali, ancor prima che materiali. Una sortita forse generosa, certo ingenua e drammaticamente mistificatoria.Come se certe attitudini e certi costumi si fermassero, miracolosamente, sulla soglia di professioni spacciate per vocazioni, ma in realtà sempre accidentali. Come se, nella costituzione di una figura morale e del suo operare sociale, mestiere e istituzione in cui lo si esercita fossero estranei alla cultura antropologica, invece di esservi interamente contenuti e opportunamente adeguati. Le maestre? Quali maestre? Come maestre? Quando maestre? Dove maestre? Perché maestre? E così via.
"Quandoque bonus dormitat Homerus", quindi. Sonnecchia soprattutto nelle occasioni in cui, con pretesa di acutezza e sotto pressione della cronaca, il poeta si concede, per vanità, quelle espressioni edificanti alle quali non mancano mai i consensi, per lui gradevoli, anche nel suo riserbo. Ma corrivi e, con le mille e mille interessate riprese, ripetutamente tartufeschi. La scuola? Quale scuola? Come scuola? Quando scuola? Dove scuola? Perché scuola? E così via. Insomma, c'è scuola e scuola e, come una spugna, la scuola, non in astratto, ma in concreto, assorbe gli umori, anche, se non soprattutto i velenosi, della società che la circonda.
Troppe domande, troppi dubbi, troppa fatica, per un paio di stupide tabelle transeunti. A conti fatti, davanti a esse, dicano allora i due lettori di questo diario se non è certamente più comodo e, nella comodità, più rispondente a una visione confortante della realtà nazionale pensare che della stupefacente distribuzione regionale dei diplomi con lode il merito o la colpa vada alle ingiustizie (riparatrici?) di cui (lodevolmente?) si macchia il buon Dio, aggiungendo, caso mai, un pizzico di correttiva umana asticella. Dicano se, di conseguenza, non è meglio attribuire a cattivo carattere i vani e maligni tentativi di gente come Giuseppe Tomasi di Lampedusa e, sulla scorta, come Francesco Orlando di mettere scandalosamente in dubbio l'esistenza, specifica e reale, dell'intelligenza meridionale, che di ciò che mostrano quelle tabelle è invece il perfetto fondamento. E, come sempre, lasciar perdere.










.jpeg)





.jpg)













