13 luglio 2021

"Tout se tient": Flaubert, Saussure, Meillet, Jakobson

Attribuita volgarmente a Ferdinand de Saussure e, in ambito linguistico, adoperata in realtà da Antoine Meillet (che di Saussure, come si sa, si proclamò allievo, senza mai ricevere conforto in proposito dal presunto maestro), l'espressione "tout se tient" ricorre perlomeno due volte nella corrispondenza di Gustave Flaubert: in una lettera ai fratelli Goncourt del 15 luglio 1861 e in una indirizzata a Sainte-Beuve, lunga come un saggio e scritta il 23 e il 24 dicembre 1862. Si dice qui "perlomeno", perché nulla esclude che si trovi anche altrove. Apollonio non è uno specialista. L'osservazione gli viene da una sua ormai antica, dilettevole e molto formativa lettura di una scelta delle lettere dello scrittore francese, proposta da Bernard Masson nel 1975 per folio classique, collana economica di Gallimard. 
Che "tout se tient" si sia trovato sotto una penna siffatta non stupisce. Ricorrendo a casaccio alla medesima fonte di informazione, ecco cosa Flaubert scrive a più riprese a Louise Colet, un decennio prima delle lettere che si sono citate, quindi dal cantiere di Madame Bovary: "Ce qui me semble beau, ce que je voudrais faire, c'est un livre sur rien, un livre sans attache extérieure, qui se tiendrait de lui-même par la force interne de son style, comme la terre sans être soutenue se tient en l'air, un livre qui n'aurait presque pas de sujet ou du moins où le sujet serait presque invisible, si cela si peut. Les œuvres les plus belles sont celles où il y a le moins de matière; plus l'expression se rapproche de la pensée, plus le mot colle dessus et disparaît, plus c'est beau"; poco più avanti, nella stessa lettera, "le style [est] à lui tout seul une manière absolue de voir les choses"; in un'altra lettera: "J'en conçois pourtant un, moi, un style; un style qui serait beau, que quelqu'un fera à quelque jour, dans dix ans, ou dans dix siècles, et qui serait rythmé comme le vers, précis comme le langage des sciences, et avec des ondulations, des ronflement de violoncelle, des aigrettes de feux, un style qui vous entrerait dans l'idée comme un coup de stylet, et où votre pensée enfin voguerait sur des surfaces lisses, come lorsqu'on file dans un canot avec bon vent arrière"; e ancora, per concludere: "Une bonne phrase de prose doit être comme un bon vers, inchangeable, aussi rythmé, aussi sonore". Il corsivo è naturalmente nell'originale e la qualificazione anticipa di un secolo la celebre formalizzazione che Roman Jakobson procurò genialmente della cosiddetta funzione poetica.   

3 commenti:

  1. Buonasera, l'ho appena trovata nella prima pagina di L'éternité par les astres di Auguste Blanqui del 1871. Mi ha incuriosito perché è un' espressione che ho spesso incrociato e volevo indagarne l'origine: una ricerca su google mi ha portato qui. Che lei sappia quindi viene da Flaubert?
    Grazie,
    Francesco

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    1. Apollonio Discolo30/7/26 22:35

      È sempre difficile dire da quale spirito venga un'espressione tanto chiara nella sua evidenza come quella che Le interessa, gentile Lettore. Come dice il piccolo testo che commenta, essa si trova sotto la penna privata ma sempre sistematica di Flaubert negli anni indicati, precedenti dunque la ricorrenza che Lei gentilmente segnala e che ad Apollonio era ignota (grazie!). Che ne opina di risolvere la questione dicendo che lo spirito sistematico del pensiero (scientifico e letterario) ottocentesco era il terreno propizio al suo venire in qualche modo a galla?

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