23 giugno 2009

Bolle d'alea (7): Benveniste, Bolelli


"Ceux qui découvrent dans d'autres domaines l'importance du langage verront ainsi comment un linguiste aborde quelques-unes des questions qu'ils sont amenés à se poser et ils apercevront peut-être que la configuration du langage détermine tous les systèmes sémiotiques. À ceux-là certaines pages pourront sembler difficiles. Qu'ils se convainquent que le langage est bien un objet difficile et que l'analyse du donné linguistique se fait par des voies ardues". Émile Benveniste apriva così nel 1966 i suoi Problèmes de linguistique générale.
Dodici anni dopo, commemorando tra i Lincei lo studioso francese, Tristano Bolelli ricordava questo passaggio e aggiungeva una nota personale: "Più tardi [Benveniste] dichiarò ad un gruppo di suoi attenti ascoltatori: «La linguistica diventa sempre più difficile»".
Le parole di Benveniste sono un'orgogliosa rivendicazione (in quei frangenti, possibile; oggi, naturalmente, molto meno). La difficoltà, dice Benveniste, esalta l'oggetto di studio e la ricerca. C'è da chiedersi se quelle che gli attribuisce l'attento ascoltatore e se la stessa attribuzione siano sulla medesima vena o se non siano un'insinuante interpretazione à rebours. C'è da chiedersi insomma se il difficile di Benveniste par lui-même e quello del Benveniste di Bolelli abbiano lo stesso valore, dietro il fatto (si direbbe linguisticamente banale) che la parola è la medesima. Qual è il sistema però o, forse meglio, qual è il contesto intellettuale in cui è inserita?
Il problema linguistico che qui si pone sarà difficile nel senso di Benveniste o in quello, ragionevolmente diverso, di Bolelli?

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