22 giugno 2009

Sprachwissenschaftler


Sprachwissenschaftler: per essere conseguente coi luoghi, interrogato a proposito di se medesimo, così disse un giorno Apollonio, da autentico pivello, a un più maturo e sorridente studioso di storia. Benevolmente didattico, nei tre mesi in cui lo frequentò, costui usò poi la sua ingenua autodefinizione per prenderlo in giro: Apollonio gliene è ancora grato.
Andò poi così, tuttavia, almeno socialmente: e certo c'è del comico in tutto ciò. A sua discolpa Apollonio può solo invocare, confessandola qui, una sua antica convinzione.
Ammirevole, c'è chi è linguista, si sente ed è socialmente reputato tale perché trasmette al mondo l'interiore convinzione che caratterizza l'esperto: la capacità, se opportunamente interrogato (anche da se medesimo), di dare la risposta giusta. Beh! Se non proprio la giusta (che sarebbe dogmatica arroganza) diciamo quella più vicina alla giusta, compatibilmente con lo stato delle conoscenze, rappresentato dalla sua erudizione e dalle biblioteche cui riesce ad avere accesso.
Sin dal dì di quel comico Sprachwissenschaftler, Apollonio sapeva però di non essere destinato a tanto: osava dirsi linguista per la bizzarra opinione (che ha conservato) che è tale chi su lingue e linguaggio si fa di continuo domande e il più delle volte (pretendere sempre sarebbe immodesto) non trova risposte.

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