9 giugno 2010

Dogmi

Un'amica lettrice richiama l'attenzione di Apollonio sopra un articolo di Angelo Panebianco, comparso sul Corriere della Sera di un paio di giorni fa. I pericoli che "scienza" e "scienziati" corrono nella temperie presente e quelli, congiunti, che fanno correre al prossimo (che si tratti di altri "scienziati" o no) vi sono pacatamente discussi, nelle loro ragioni tanto contingenti quanto permanenti.
Tra le contingenti e tipiche della modernità marcia, il contatto con un'opinione pubblica che, ormai orfana di Dio e dei preti anche quando va alla messa ogni domenica, è sempre alla spasmodica caccia di predicatori consolatori o apocalittici (tra i quali, in prima fila da qualche tempo gli studiosi del clima).
Tra le permanenti, il dogmatismo (cui è dedicata l'enfasi del titolo) di chi, tra gli "scienziati", si comporta come se avesse ragione per principio, stando sull'onda dell'andazzo, che, padrone della società, non risparmia certo laboratori e biblioteche: anzi.
La conclusione del pezzo è divertente, poi, con la vicenda delle mucillagini adriatiche di tempo fa e dell'unico esperto, tra i molti intervistati in tv e subito pronti a tromboneggiarne spiegazioni, che risponde: "Non so. Il fenomeno è complesso. Devo studiarlo". Per tale risposta, egli si merita oggi la lode di affidabile e saggio studioso da parte di Panebianco e non diversamente l'avrebbe pensata Leonardo Sciascia. Non tutti avranno ancora memoria del fatto che, chiamato a dire la sua, come grande esperto di cose siciliane, su una delle peggiori stagioni palermitane di crude mattanze, quella degli inizi degli anni Ottanta, Sciascia rispose: "Non si capisce", lasciando tutti di stucco.
Grazie perciò all'amica lettrice della segnalazione: tutto condivisibile. Facilmente. Troppo facilmente?
Nel fondo dolceamaro dello spirito di Apollonio, a lettura conchiusa, resta infatti un'insoddisfazione. La sua legnosa testa è rósa da uno di quei tarli che egli trova (ma forse si illude) salutari per una anche minima circolazione interna di pensieri diversi dai soliti.
Ma sì, che lo si dica apertamente. Malgrado paia che critichi duramente e faccia il burbero, Panebianco, con la "scienza" è fin troppo benevolo; è fin troppo condiscendente. Verso essa ha l'attitudine tipica del chierico di una moderna religione. Un'attitudine intelligente, certo, ma su cui pende sempre un'implacabile condanna: quella di abbassare il capo, di sospendere, a un certo punto, la critica e di sottomettersi speranzosi alla fede nelle sorti magnifiche e progressive, delle quali alla "scienza" (ora che tutto il resto è crollato e non solo i sogni moderni ma anche i presunti rimedi a tali sogni si sono rivelati incubi) è rimasta la massima e messianica parte. La condanna ha poi un'aggravante. Fede e speranza non si possono perdere, tanto meno pubblicamente: "Però l'errore dogmatico è, col tempo, rimediabile. Data la natura antidogmatica della scienza, il dogmatismo che talora pervade scuole e settori scientifici resta fondamentalmente un corpo estraneo. Non dipende dalla scienza ma dalle debolezze umane degli scienziati. Prima o poi, è l'attività scientifica stessa, nel suo procedere, a sviluppare gli anticorpi e a sconfiggere il dogmatismo...": con un altro dogmatismo, visto che, come ogni altra prassi umana, ne produce di continuo? O è blasfemo chiederlo, perché la "scienza" è per principio l'eccezione e va, per ciò stesso, santificata? E ciò che Panebianco ci racconta, consolante, della differenza tra "scienza" e "debolezze umane degli scienziati", ciò che, come esperto, ci dice delle mucillagini del dogmatismo, che resterebbe in ogni caso "estraneo" alla "scienza", priva (per grazia di chi?) dei miserabili difetti umani, non lo si è mille volte sentito raccontare, pari pari, da un pulpito? Basta sostituire "peccato" a "dogmatismo", "religiosi" a "scienziati" e "chiesa" a "scienza" e si vedrà che Panebianco, da buon chierico, sta in sostanza facendo il solito fervorino edificante: il vostro "scienziato" (come il vostro parroco) è solo un pover'uomo vanesio e conformista, quindi dogmatico alla bisogna, ma la "scienza" che egli serve sublima queste miserie, corregge i suoi umani errori: la "scienza" è la "Scienza".
No. Diversamente dall'uomo saggio e pensoso che dice di avere ammirato (e che solo per caso, di professione, fa lo "scienziato"), con questo scritto Panebianco non ci ha detto: "Bah! non so. Il caso della scienza e del dogmatismo è complesso. Devo studiarlo". E mille e più di mille, cara amica lettrice, sono i travestimenti sotto cui viaggiano i pensieri dogmatici.

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