12 gennaio 2013

Numeri (3): Punti e a capo

Per meno di un'ora.
Sì. Per meno di un'ora.
Hanno capito bene i cinque lettori.
Apollonio ha atteso un volo per meno di un'ora.
Era solo qualche giorno fa. 
Non gli è così mancato il tempo.
Si è appoggiato a una colonna.
Era nella solita e generosa libreria aeroportuale.
Ha letto un libro.
Per intero.
Lento, ha sfogliato le pagine.
Una ad una.
Tra le mani, il più recente prodotto di una penna prodigiosa.
Il tuttomio di Andrea Camilleri.
"Romanzo", si precisa nel frontespizio.
L'opera ha un tratto saliente.
Un tratto saliente di scrittura, qui si intende.
È il punto e a capo.
Anni fa, del punto e a capo, Alessandro Baricco aveva fatto lo stigma del suo stile.
Apollonio ricorda.
Altre letture in altre librerie aeroportuali.
Il punto e a capo, ora, Camilleri lo riprende e lo reinterpreta.
E la sua mano è inconfondibile, nel largo dosaggio del punto e a capo.
Le generazioni a venire si interrogheranno a lungo sulla questione del punto e a capo di Baricco e del punto e a capo di Camilleri.
C'è da crederlo.
Chi ne ha fatto l'uso più accorto?
Arcana è infatti la funzione stilistica del punto e a capo, nella scrittura dei due autori.
Misteriosa, profonda e allusiva è certo la ratio compositiva che ne rende necessaria una sì grande copia.
Apollonio avanza un'ipotesi.
Pagine semibianche, forse simboliche quasi ad ogni riga del precipitare delle loro opere.
Dove?
Verso il profondissimo vuoto del nulla.

[E, come ipotesi non necessariamente alternativa, un "Nome, non me"  di qualche tempo fa.]
  

4 commenti:

Vito Lucio Maria ha detto...

Questo frustolo innalza alla beatitudine il già vivo compiacimento per aver scelto da anni di non frequentare i due autori. Percepito il nome d'uno dei due, non abbasso lo sguardo neppure al titolo. Non volo spessissimo, quindi accade per lo più dinanzi al banchetto libri dell'autogrill, dove sono molto presenti, con agio direi e non so perché lo dico.

Apollonio Discolo ha detto...

Come vede, selettivo Lettore, Apollonio si comporta diversamente e non saprebbe dirLe se la Sua attitudine, in proposito, gli pare la migliore. Teme di no e per molte ragioni: lo scuserà.
Il mondo è infatti pieno di sorprese: non sempre, grazie al Cielo, cattive o deludenti. Bisogna poi, talvolta, che si inganni il tempo (ecco una differenza contestuale tra autogrill e aeroporti) e Apollonio è grato ad ambedue gli autori citati nel frustolo per averlo aiutato in questo inganno, fosse anche solo per avergli fatto venire in mente le sciocchezze che scrive (ma non solo per questo, ovviamente).
Tra i due, c'è poi una grande differenza (che il frustolo nasconde malamente) e non c'è bisogno che Apollonio Le dica a chi va la sua preferenza. Aprendo e poi leggendo il libro in questione, egli ha soprattutto pensato (con un pizzico di sincera amarezza, per un incoercibile affetto) come a tutti sia anzitutto necessario combattere, prima che contro i propri difetti, contro l'eccesso dei propri pregi e contro chi, per profittarne, se ne serve e li amplifica.
Ogni onesto e buon artigiano lavora per vivere e per vivere con ogni agio e comodità, in compagnia dei propri cari. Quando l'agio e la comodità sono però già assicurati (e largamente), perché prestare la propria nobile arte e la propria musa a operazioni irrispettose non si dirà moralisticamente dei lettori (i lettori, nel caso specifico poi, sono per principio adulti), ma certamente e anzitutto dello stesso nome, della stessa firma onorata sotto le quali esse vanno per il mondo?

Sesto Sereno ha detto...

E se, invece, del "punto e a capo" se ne potesse dare una diversa lettura. Anzi, tante diverse letture, a secondo del luogo in cui si svolgono. Tanto quel "profondissimo vuoto" si adatta a chi sta per volare da indurlo a prefigurare quel "punto e capo" come un decollo magari verso il vuoto per atterrare poi sulla riga successiva. Dovrebbe controllare, l'altro Lettore se mai, nel medesimo romanzo, letto in un autogrill quei "punto e a capo" non siano stati sostituiti come una seri di puntini di sospensione, più consoni alle quotidiane code di utenti autostradali. D'altra parte, sono quasi sicuro che, leggendo il romanzo seduti in poltrona, quei "punto e a capo" sparirebbero del tutto, accompagnando il pigro lettore sulla perdurante monotonia di righe senza fine, verso un sonno ristoratore e riparatore, da concludere con un definitivo punto e basta.
Blac

Apollonio Discolo ha detto...

Col pretesto delle antipatiche sortite da vecchietto malmostoso di Apollonio, anche sui punti e a capo, la discussione può farsi interessante, come si vede, e cominciare a sollevarsi verso la questione del Lector in fabula: un tema di livello, che l'arguto Lettore evoca con garbo sorridente. E gradito.