4 ottobre 2013

A frusto a frusto (74)



Il nuovo avanza, sempre. Mai una volta che esso sia nella giusta e misurata quantità.

4 commenti:

Vito Lucio Maria ha detto...

"Gran cosaccia è l'uomo, quando ci si pensa", scriveva l'abate Antonio Genovesi oltre duecentocinquant'anni addietro.

Apollonio Discolo ha detto...

...che, del resto, era egli medesimo un essere umano. Ed è ciò che diverte, sempre dotto Lettore: l'umanità la si può spregiare solo con la simpatia di chi non se ne sente estraneo e mette di conseguenza se medesimo tra i solidali oggetti dello sprezzo.

Vito Lucio Maria ha detto...

Riconsideri da qui Apollonio, mi permetto di chiedergli, la sua posizione riguardo all'insegnare sul rilievo che quanto val la pena uno sappia sarebbe ininsegnabile da chiunque: la guida alpina, che evita il baratro al tizio mediterraneo a cui sia saltato in testa di cimentarsi su ferrate dolomitiche. Che dissipazione di sé, non meno catastrofoca del precipitare dall'Alpe, provocherebbe chi non sia avvisato dal Genovesi, da altri e con massima efficacia da Apollonio, ch'ogni sprezzo per vizi umani va diretto prima di tutto a sé stesso?

Apollonio Discolo ha detto...

Non ci sarebbe un essere umano in vita, se spregiare gli altri, pretendendosi estranei al peccato che si sancisce, equivalesse a gettarsi nei baratri alpini. Magari sarebbe meglio, ma chi ne avrebbe esperienza?
Apollonio è pronto peraltro a a riconsiderare la sua posizione sulla didattica (anche per sopire le ire del suo alter ego, che la professione mette costantemente a rischio di volgarità). Ma, generoso Lettore, Apollonio Le chiede: è proprio sicuro che una cosa del genere sia insegnabile? O non si tratta di segnali che chi già sa trasmette a chi immagina già sappia, in una variante allusiva e complice del "mutu cu sapi u iocu"?