21 febbraio 2015

Sommessi commenti sul Moderno (15): Il diletto del pensiero e la valutazione di Minosse

Il pensiero viene da secoli di professionalizzazione crescente (pur se, talvolta, solo presunta: ma è l'apparenza che in proposito conta).
Philosophes, accademie, stampa, intellettuali (organici e critici), editoria, università, centri di ricerca, think tanks, fondazioni, scuole di eccellenza, e adesso, classifiche, graduatorie, quêtes spasmodiche d'improbabili finanziamenti per ancora più improbabili cacce a fumose pietre filosofali che, col pretesto della scarsità delle risorse, vellicano vanità di gente che, prendendosi molto sul serio (è il pericolo maggiore di chi pensa per lavoro - o dice di farlo), passa con facilità e massima soddisfazione da aule e laboratori (evidentemente mal tollerati, come ambienti) al ruolo di funzionario in panels, comitati e cricche comparabili: comiche repliche, insomma, di quel Minòs che "essamina le colpe ne l'entrata; / giudica e manda secondo ch'avvinghia". Un giro di coda, serie A; B, due giri; tre, C e così via.
Non c'è trovata del Moderno che non si sia del resto progressivamente trasformata in un inferno. Così è appunto accaduto anche alla professionalizzazione del pensiero: povera, illusa, candida anima del buon Wilhelm von Humboldt! In fondo, un dilettante. 
E al fondo di questo inferno, sotto i gironi dei professionisti del pensiero, ci sono appunto i gironi dei dilettanti. Apollonio li frequenta da sempre e, nei limiti delle sue forze, intende continuare. Li consiglia: ci si incontra, tra gli altri, il nominato, appunto. E non solo. E val la pena. 
Si soffre, sì, qualche disagio e c'è sempre qualche diavolaccio arruffone da scansare ma nulla a paragone di quelli che circolano tra i professionisti. E poi, si vuol mettere? Tra i dilettanti, col pensiero, ci si diletta. E il diletto del pensiero, come quello della natura e di molte altre cose evidenti, è ciò che la deriva del Moderno verso uno stato di putrefazione mette in pericolo ogni giorno di più.


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