30 dicembre 2015

Come cambiano le lingue (15): "Criticità", dal biasimo alla consacrazione


Giusto dieci anni sono serviti a criticità per passare dall'ironico biasimo ("esecranda parolina") che gli riservava un acuto osservatore dei costumi espressivi nazionali, in una rubrica giornalistica (era il gennaio 2006), alla consacrazione che ne decreta in questi giorni il pulpito di una delle più prestigiose istituzioni culturali nazionali. 
Succede peraltro in una pagina dedicata a faccende di didattica grammaticale: "In questo Speciale, numerosi linguisti [...] affrontano di petto la tradizione grammaticale scolastica e ne segnalano limiti e criticità". Insomma, un autentico trionfo, per criticità che, parola di professori, è parola da professori (il genere, se lo accomodi ciascuno o ciascuna come gli o le aggrada).
Con ilare stupore, ora è quasi un lustro, Apollonio aveva d'altra parte sentito criticità spesseggiare proprio sulle labbra di gente professionalmente prossima a coloro che ne sanciscono l'attuale successo. Hanno tempo da perdere i suoi due lettori? Trovano qui quel vecchio frustolo.
Morale: quanto alle porte degli Inferi umani (dei trascendenti, difficile dire alcunché), non praevalebunt è affermazione velleitaria, se socialmente intesa: esse prevalgono infallibilmente. E, d'altra parte, unicuique suum: criticità è di chi, proferendola, se ne fa rappresentare. 
Al punto in cui si è, c'è allora spazio solo per le testimonianze. E, con il sorriso che meritano simili futilità ma a futura memoria, l'irriducibile Apollonio lo ribadisce. Per lui, che non è un collaborazionista, criticità fu e resta "lingua loro".

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