24 aprile 2016

Parabole (7): La profanazione di "Rischiatutto"



C'era il celebre conduttore, un uomo di spettacolo, e c'erano i protagonisti del quiz: autentici sconosciuti e testimoni autentici (o, almeno, presentati come tali) di vite piccolo-borghesi qualsiasi riscattate, nell'occasione ("...sono un bel po' di soldini, eh?"), da bizzarre erudizioni e elevate verso effimere celebrità. Rappresentazione del falso, rappresentazione del non-falso, se non del vero.
L'asimmetria era un asse portante del sistema di Rischiatutto, come fenomeno sociale e televisivo. Il falso e il non-falso, ancor prima della "Risposta esatta!" che ne costituiva il pretesto e il rivestimento. Ma era appunto tanto tempo fa. Era poetica (televisiva) di tanto tempo fa. Il processo scontava ancora la differenza e giocava sullo scarto. Ne faceva un valore.
Un'onda porta anche sulla spiaggia di Citera la recente ripresa di Rischiatutto. Apollonio raccoglie il reperto fortunosamente. Può dirne inoltre solo per quel po' che ha resistito prima di addormentarsi. Una variante ripulita dell'Isola dei famosi, con gli stessi birignao, le stesse insensate allegrie, le stesse pretestuose caciare, le stesse ironie un tanto al chilo che mette settimanalmente in scena Che fuori tempo che fa. Niente asimmetria, insomma. Rappresentazione del falso da una parte, rappresentazione del falso dall'altra: programmaticamente.
Niente ripresa né rivisitazione, pertanto. Profanazione e sconcio: un rito necessario al nuovo, dietro la facciata della celebrazione, per dire che il vecchio, anche sotto forma di memoria, non può e non deve più tornare e che il sacro discrimine che la memoria può ancora evocare, anche solo per via onomastica, va inquinato. Da un estremo lembo del Moderno al Moderno putrefatto.

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