9 ottobre 2016

Cronache dal demo di Colono (45): L'odierno svelamento della radicale stupidità del turista

La faccenda è seria e, forse, che la si butti in politica (e negli angusti limiti di una politica locale o nazionale), invocando implausibili repressioni, è solo una delle consuete manifestazioni del giocoso spirito italiano, che di tutto fa baruffe da cortile.
Come non poche delle trovate del Moderno, il turismo era un'attività umana nuova ed elitaria. Del Moderno, essa segnò appunto i primi fasti. Cresciuta prima pian piano, tumultuosamente poi e come un uragano, i suoi esiti attuali sono sotto gli occhi di tutti coloro che sanno vedere. Da gran tempo, la sua polpa si è del resto putrefatta e si è giunti all'osso.
Anche il turismo finirà, come finisce tutto. Frattanto tutti si fa inevitabilmente i turisti, con maggiore o minore consapevolezza, e sarebbe troppo facile e ingeneroso dire che le distruzioni che il turismo comporta sono solo l'effetto dell'accesso al turismo degli altri o, peggio, delle masse.
Se gli esiti sono tanto indecorosi, c'è infatti da chiedersi se non lo fossero anche i suoi esordi. Se non siano stati già gli esordi a seminare quelle devastazioni del turismo, che sulle prime solo ideali sono adesso a fondamento delle materiali. Se non sia allora già l'ideologia, poniamo, di un Goethe a prefigurare, mutatis mutandis, ciò che adesso si verifica. Se non sia soltanto la scala a rendere oggi facilmente percepibile il turismo, come fenomeno, per ciò che esso è forse sempre stato: un'attitudine umana sovranamente stupida e, in quanto stupida, distruttrice della bellezza.
C'è da chiedersi insomma se non sia già la presenza del turista, anche di un solo turista e del suo sguardo, a rendere brutto, concettualmente brutto e, conseguentemente, brutto nei fatti, ciò che, senza turista e senza essere divenuto oggetto dello sguardo in essenza sciocco del turista, sarebbe forse rimasto bello e meritevole di meraviglia.
Nel suo foro interiore, Apollonio, cui peraltro capita non di rado di fare il turista, crede di avere sciolto tale dubbio e lo ha già confessato ai suoi due lettori.

2 commenti:

Vito Lucio Maria ha detto...

Lo scorso 19 agosto Apollonio si riferiva ai turisti 'a frotte'. Qui di sopra anche all'unico, si potrebbe dire, per sorriderci un tantino, alla 'turisticità' come insieme infinito d'infiniti stupidi, sebbene il frustolo appresti difesa da simili illazioni dichiarando la finitudine pure del turismo. Suvvia però, questo non è certo: insuperabili son le illusioni nello scovare nascondigli fra le più solide verità. Dunque, una radicalizzazione (si diceva in altri tempi) d'Apollonio, a cui aderire, e che mi pare non sia improduttiva d'indizi relativi al peggiorare delle cose: un qualcosa del reale, esprimendosi, sia pure per vie traverse ed in ampia misura ignote ancora, si finisce pure per rispecchiare.

Apollonio Discolo ha detto...

La rete della Sua benevolenza, costante Lettore, salva anche questo scatto d'umore di Apollonio, che tuttavia per alimentare i suoi dubbi non ha da giungere a "turisticità", perché già gli basta "tur-ismo". Conosce una formazione del genere che non celi, nel profondo di ciò che designa, la tabe della moderna stupidità? Apollonio è pronto a concedere che qualcuna ci sia ma non crede appunto sia "turismo". "Turismo" è (e fu) una parola politica (anche se non sembrò forse, e ancora non sembra, ma solo ai distratti) e di quella tabe è manifestazione conclamata (ormai pare che lo si possa dire con certezza). Era ancora il 1905, del resto, quando Alfredo Panzini, nel suo "Dizionario moderno", annotava: "Turismo, neologismo che, per quanto spiacenti, i dizionari dovranno accogliere". Per accettare la novità foresta era stato necessario un secolo all'italiano, lingua della nazione che fu appunto tra i primi bersagli dell'ideologia turistica (variante solo dislocata dell'ideologia dell'imperialismo moderno).