13 gennaio 2010

Eccellenti insegnamenti

Un giovane finanziere cinese dona 8.888.888 dollari americani alla Yale School of Management. In quella istituzione accademica statunitense, arrivato pochi anni prima dalla patria Università del Popolo, egli ha conseguito due master nel 2002. Tre anni più tardi ha dato avvio al fondo Hillhouse Capital Management, che oggi dirige e gestisce e i cui profitti gli hanno permesso, in breve tempo, di fare quella donazione da Paperone.
Notizie che Apollonio trova sulla stampa. Dagli articoli che ne riferiscono deborda l'ammirazione tanto per il gesto munifico quanto per il sistema accademico ed educativo in cui è esso maturato e che lo ha reso possibile. Al suo modello, le istituzioni che provvedono all'istruzione superiore in tutto il mondo dovrebbero ispirarsi. Negli stessi scritti infatti s'alza la complementare riprovazione per quei sistemi che renderebbero impossibili tali miracolose evenienze, non perseguendo (come farebbe invece l'università americana) l'eccellenza e il merito: ovvio e non implicito, in proposito, il riferimento alla derelitta università italiana, da redimere quasi per intero.
Apollonio è solo un autodidatta. Non sa cosa si insegna nelle scuole di eccellenza. Dubita tuttavia che vi si insegni ciò che gli ammirati articoli che egli ha letto pare vogliano lasciare credere: cioè che il danaro cresca spontaneamente sui rami degli alberi e che quindi il grande merito di chi ne fa tanto sia di sapere in quale Eden ciò si verifica.
A credere alla stampa, del resto, sembra non si debbano al fortunato giovanotto invenzioni, scoperte, avanzamenti della conoscenza tali da far pensare che la tanta ricchezza che ha sì velocemente accumulata e che gli ha consentito l'obolo sesquipedale, se è arrivata alle sue tasche, non sia venuta via, come di norma accade, da quelle di altri. Anzi, come sempre succede quando il denaro è veramente tanto, dalle povere tasche di molti altri: con ogni probabilità, e per vie neppure troppo indirette, messi a lavorare proprio in Cina per lui e per i profitti del suo fondo.
Il dono alla Yale School of Management è quindi riconoscimento e grata ricompensa per l'istituzione che gli ha insegnato i mezzi più efficaci ad operare simili trasferimenti, per designare i quali il lessico comune delle modeste lingue umane dispone di crude parole, già certamente affacciatesi allo spirito acuto dei due lettori di Apollonio.
Insomma, ne sortisce una vicenda da autentico anti-Robin Hood, perfetta illustrazione della Neolingua, che chiama dono ciò che è ben altro e che cantori del mondo che verrà, illuminati (o forse solo abbagliati dal sinistro riverbero dell'oro?), vorrebbero stesse a fondamento espressivo (quindi teoretico, oltre che morale) della più alta istituzione educativa dell'erigenda società globale.

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