17 maggio 2011

La dama e le "tricoteuses"

La memoria di Apollonio fa ormai sovente cilecca. Delle cose che legge, così egli conserva spesso solo un'essenza, soprattutto se si tratta di letture di non pochi anni fa. Pian piano, il loro succo ha finito per svaporare quasi del tutto. I suoi pochi lettori lo sanno e, se gli sono affezionati, tollereranno che qualcuno dei vapori che, di conseguenza, gli riempiono il capo, per miracoloso contatto virtuale, appanni appena lo schermo del loro computer, prendendo forme momentanee di lettere dell'alfabeto e di parole del dizionario.
Oggi, l'informe nuvoletta trae origine da un aneddoto, francese e settecentesco, di cui ormai Apollonio non saprebbe appunto indicare la fonte, che deve essere però nobilissima e ben nota agli specialisti. L'aneddoto è il seguente.
A letto con un uomo, una bella dama viene colta sul fatto dal suo amante. Costui non si dimostra per nulla felice della circostanza, come è ovvio. Manifesta così tale infelicità con crude parole rivolte all'amata, fedifraga. La situazione è certo imbarazzante per la dama, che si protesta tuttavia innocente, con apparente piena convinzione. A tali proteste d'innocenza, l'ira dell'amante si accende vie più. Non solo lo si fa cornuto ma si pretende addirittura di trattarlo da scemo. Contro le proteste, dice, sta l'evidenza del fatto: lampante. Al che, la dama, gelidamente: "Voi non mi amate più, signore. Infatti, prestate fede più ai vostri occhi che a me".
Come non ammirare la prontezza di spirito della dama? Ancora più ammirevole, tuttavia, è a parere di Apollonio la sua lucida intelligenza delle relazioni pertinenti nella circostanza. Senza tale intelligenza, si tratterebbe solo di una storiella di (simpatica e impunita) faccia tosta ma non (solo) di ciò è appunto questione.
In quelle poche parole c'è infatti più riflessione epistemologica, teoretica ed etica, insomma c'è più problematica esperienza della propria e dell'altrui umanità di quanto non se ne trovi in intere biblioteche.
Non c'è fatto senza relazione con un punto di vista e non c'è punto di vista senza relazione con un fatto, insegna la dama al suo amante, meritevole già solo per la sua stupidità d'esser fatto becco. E non sono infine importanti, per capire e capirsi e per fare tesoro della propria esperienza, né il fatto né il punto di vista, considerati per se stessi, dal momento che la sola proprietà che li qualifica e li rende un fatto e un punto di vista è la relazione che tra essi intercorre e che li crea. Ciò che si chiama amore è proprio una di tali relazioni, capace appunto di togliere valore, se non di far sparire del tutto ciò che eventualmente si vede coi propri occhi. Niente e nessuno quindi è giudicabile su due piedi. Se si vuole poi percorrere la perigliosa via della morale, niente e nessuno è condannabile su due piedi e sul fondamento, instabilissimo, di un'evidenza.
Un'evidenza, anzi, è sempre meno che presunta ed è l'occasione tipica in cui il discernimento viene abbagliato. Un'evidenza va perciò valutata con ancora maggiore ponderazione, alla ricerca del punto di vista in funzione del quale essa si fa evidenza. Solo dopo avere esaurito, come si può umanamente, tale ricerca (che è lunga, faticosa e richiede concentrazione ed equanimità) si può provare flebilmente a dare una descrizione e, se lo impone qualche ragionevole principio di convivenza, un giudizio sul fatto.
Sorridono ancora i pochi lettori di Apollonio? Se lo fanno non sarà certo sui fasti dell'epoca in cui si trovano a vivere, in cui intelligenza e discernimento sono soffocati da opinioni che si vogliono salde pur essendo prive di relazione coi fatti e da fatti spacciati come tali a prescindere dalla loro relazione con un'opinione: evenienza forse ancora più pericolosa della prima, questa seconda, per una convivenza civile.
Del resto, a tagliare corto con l'epoca di quella dama bella e piena di spirito si provvide rapidamente con la lama della ghigliottina, macchina che battezzò emblematicamente la maturità del Moderno. Malgrado ci si illuda del contrario, essa non ha mai smesso di funzionare, da allora, e di assolvere al compito per la quale fu concepita, appunto, dal Moderno: tagliare teste, cioè i soli strumenti coi quali si può sperare di capire qualcosa della condizione umana. Tagliarle tra lo sferruzzare e le ciarle (ormai divenute assordanti) delle tricoteuses.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Sorride, lo sappia Apollonio, almeno uno dei suoi lettori; ma è solo il sesto tra cotanto senno ed è incline per sua natura al sorriso. Sorride perché i pensieri di Apollonio circa opinioni senza fatti ricorda di averli già letti sui manifesti propagandistici di un noto partito politico che, con procedimento inverso,sottolineavano fatti!(?), per costruire opinioni. E poi pensa, il sesto sereno lettore, a tutte le ideologie, quasi sempre, al contrario, galleggianti nel vuoto.
Il sorriso si attenua, però, quando considera che, battendo una via più perigliosa di quella della morale, possono raggiungersi altezze vertiginose e si chiede: nella relazione denominata “fede”, il fatto si chiama Dio?
Circa la storiella, è semplice: un becco, beccando l’amante, rimase scornato.
Bernardo La Cara

Pasquale D'Ascola ha detto...

L'allusione alle tricoteuses, diluita in un profumo di zen e l'arte della ghigliottina, ancora da scrivere, rimanda al famoso detto cinese, se hai un nemico vai in riva al fiume e aspetta, vedrai passare il suo cadavere. Rasserenante.

Anonimo ha detto...

Reduce da un Consiglio di Istituto frequantato esclusivamente da tricoteuses, sorrido rasserentata e mi sento quella dama … beh …
Nanda Cremascoli