14 luglio 2011

Lingua loro (21): Ancora ossimoro

Facile prevederlo. Passato un mese dal Mercati e ossimori sull'organo della Confindustria, ieri ossimoro era di nuovo sulla prima pagina di un autorevole quotidiano: La fiera dell'ossimoro in quattro paradossi suona il titolo di un articolo di cui Apollonio crede di poter condividere lo spirito. Meno, la lettera.
Come si è già osservato appunto un mese fa, per dire che qualcosa è criticabile per via di interne contraddizioni e per dire, di conseguenza, che quel qualcosa non piace, ossimoro piace. A dire ossimoro, a scriverlo, con un'attitudine di sufficienza intellettuale, di malcelata degnazione, se non proprio di disgusto (come è forse il caso di questa sua nuova evenienza), si passa per molto intelligenti e per molto chic.
Consapevole che, a quelle qui provviste dalla sua povera fantasia, la realtà ne aggiungerà, per il divertimento dei suoi cinque lettori, di ben migliori e che presto si arriverà a "botte piena e moglie ubriaca è l'ossimoro per eccellenza", ad uso dei volenterosi, Apollonio suggerisce allora tre ulteriori possibili applicazioni di ossimoro nella comunicazione, per la descrizione di aspetti della vita civile di tutti i giorni.
1) Lodare dalle colonne di un giornale la pace, la tranquillità, la solitudine di un'isola.
2) Schierarsi con tutto il peso della propria autorevolezza per il sì al blocco del nucleare, assicurando ai propri collaboratori gli accettabili venti gradi sul luogo di lavoro ("Vuoi mettere? Poverini, con quest'afa!").
3) Dar voce alle proteste contro le degradanti condizioni di vita dei Centri di accoglienza che montano, vibrate, da ceti composti da un cospicuo numero (milioni?) di possessori di case al mare (o in montagna), vuote per undici mesi l'anno.
Da quando si è cominciato a dare notizia di noi, gli esseri umani, come ognuno sa, si è contraddittori. Forse perché contraddittoria è la nostra natura culturale. O cultura naturale?
D'altra parte, per sfiorare i temi dell'articolo che fa da pretesto a questo post, ci si destina a vivere solo in virtù dell'inconsapevole certezza d'essere destinati alla morte. Così che, privato delle benevole illusioni, anche il gesto nobilissimo e spontaneo di nutrire un bimbo, una delle cose più dolci e consolanti che ci siano, sarebbe una sorta, anzi la prima forma di accanimento terapeutico, a prestar fede già al saggio Teognide.
La modernità ha però vivamente accentuato la contraddizione umana. L'ha resa parossistica e la sottolinea pubblicamente in ogni istante. Implacabile, con l'invenzione di un lezioso eufemismo che serve solo, oggi, a far fare bella figura a chi lo usa, la lingua ne rende testimonianza. In queste condizioni e per la contingente stupidità coltivata, la miserevole fortuna di ossimoro e il suo provvido degrado sono dunque per qualche anno assicurati.

4 commenti:

cartabaggiana ha detto...

ossimoro batte dove autocompiacenza vuole.

ma d'altronde, ove l'utilizzo di ossimoro è chic, il nutrimento dell'ego è abbastanza radical.

Sesto Sereno ha detto...

Ossimoro editoriale: Eco aggiorna il Nome della rosa
Blak

Pasquale D'Ascola ha detto...

La modernità ha però vivamente accentuato la contraddizione umana. L'ha resa parossistica e la sottolinea pubblicamente in ogni istante. Implacabile, con l'invenzione di un lezioso eufemismo che serve solo, oggi, a far fare bella figura a chi lo usa, la lingua ne rende testimonianza. In queste condizioni e per la contingente stupidità coltivata, la miserevole fortuna di ossimoro e il suo provvido degrado sono dunque per qualche anno assicurati.

La clausula è l'incipit

Pasquale D'Ascola ha detto...

http://dascola.wordpress.com/
Quando le capitasse, grazie per una visita. Entrambi abbiamo cura delle parole, per differenti fini, pare.
Cordialità
Pasquale D'Ascola