25 ottobre 2011

Una legge fondamentale della stupidità

Una gazzetta culturale scrive con enfasi di un libro di cui, periodicamente, passano sulle stampe pubbliche lodi. Il libro enuncia cinque leggi fondamentali della stupidità umana. Libro e leggi sono ritenuti universalmente di sopraffina acutezza. Sulla scorta dell'encomio del libro e del suo autore, la gazzetta invita i suoi lettori (come usa adesso per "fidelizzarli" e farli sentire "partecipi") a proporre anche loro qualche legge della stupidità umana ("stupidità umana", s'osservi, è già un pleonasmo). 
Dalla sua Citera ahimè baudelairiana e per sollevarsi lo spirito, Apollonio partecipa idealmente all'iniziativa, con gioia. Riflessivamente, propone di conseguenza la seguente

Legge fondamentale della stupidità:
È stupido chiunque enunci una legge fondamentale della stupidità (Corollario: Ci si figuri chi ne enuncia cinque).

[In proposito e a chiarimento, è forse opportuno il rinvio al post musiliano che Kublai Kan, nel blog accanto, ha pubblicato il 23 giugno 2009: Apollonio ne raccomanda la consultazione all'esigua schiera dei suoi lettori].


11 commenti:

Vito Lucio Maria ha detto...

Spesso si ha occasione di constatare la propria inadeguata frequentazione dell'opera di Musil. Raro pure incontrare chi ne è invece adeguato lettore, come Apollonio qui dimostra d'essere. Elevato il carico di verità che "L'uomo senza qualità" riversa, fino a rendersi tanto temibile da catalizzare infirmitudine e ritrosia. Ma si tratta di effetto vincibile, come il dicens sed non docens Apollonio sta esemplarmente a dimostrare. Per Musil, come si sarebbe dovuto comprendere au premier passage, la stupidità afferisce al wollen und bevorzugen. E' una scelta introdotta da una seduzione o quanto meno da un cedimento al desiderio del "simpatico e naturale", di sgravarsi dal carico della verità. Una debolezza in definitiva, pericolosa all'estremo, in cui si può cadere cadere ed a volte magari si cade. Dal wollen iniziale è facile tracimare nel völlig sein, mühelos zu leben...

Vito Lucio Maria ha detto...

Orbene, la formulazione di cinque leggi della stupidità, all’opposto di Musil, d’un canto ha effetto narcotizzante. Provenendo peraltro da un economista con manto di storico, ricorda molto i consigli d’investimento in derivati ed immobili, elargiti ai risparmiatori fino a qualche anno addietro da migliaia d’esponenti non ammantati della categoria professionale. Infatti, accattiva poco resistibilmente il lettore: la frequenza di miei dicta o comportamenti che rientrino in una, o più, delle leggi è senz’altro nulla o rara. Così mi metto tranquillo, stupido di certo non sono, a garanzia dispongo non di una sola ma di ben cinque leggi “scientifiche”. D’altro canto, consente all’autore delle leggi stesse di scivolare nella Dummheit con più elevate possibilità di farla franca: basta rimaner fuori dall’ambito illusoriamente circoscritto dalle medesime leggi. Una stupidità pienamente riconoscibile alla luce della scoperta musiliana, dunque, in quanto fortemente voluta, decisamente preferita ed anche perseguita con scaltrezza.

Apollonio Discolo ha detto...

Grazie, dottissimo Lettore, di spiattellare per chi non lo capisse ciò che Apollonio confessa con una certa comprensibile ritrosia: d'essere appunto uno stupido.
Non Le sorge tuttavia il dubbio d'una certa ridondanza? I Suoi pochi colleghi lettori sono certo acuti e (non abbia dubbi!), che Apollonio sia un po' scemo, non c'è bisogno di spiegarglielo troppo. Lo capiscono da sé medesimi. Perciò, forse, e sul fondamento di una convenzione implicita, gli sono un po' affezionati. Non gliela renda troppo palese, dunque, e, come una dolce caramella, sciolga pian piano le belle parole nella sua bocca.

Sesto Sereno ha detto...

La scaltrezza fanciullesca, illustre Apollonio ne suggerisce una, scritta presumibilmente ad occhi chiusi, che conosciamo tutti: "Stupido chi legge".
Allora, leggendo attentamente mentre scrivo, potrei enunciare di contro la seguente legge:
"Stupido chi scrive". Noto che il combinato disposto dalle normative citate, produce risultati politicamente corretti (come si dice oggi), democratici, perché affratella tutti i frequentatori dei blog. Infatti, se è vero che chi più scrive ha il vantaggio di assurgere ad elevati livelli di stupidità, è anche vero che gli altri, leggendo tutto ciò che ha scritto, immediatamente lo raggiungono al vertice della classifica. Il cui primato, tuttavia, serenamente rivendico, poiché, oltre ad aver ora letto e scritto molto, ho compilato(vedi legge e corollario di Apollonio) non una legge, ma addirittura un Testo Unico della stupidità. La saggezza è sempre più rara in questo mondo dove sempre più rari sono gli analfabeti.
Blak

Apollonio Discolo ha detto...

Bastasse essere analfabeti per esser saggi, amabile e paziente Lettore! Il paradiso, che non è il luogo dove, progredendo, ci dirigiamo, non è nemmeno il luogo, perduto, da cui veniamo. Resta questo permanente inferno e la stupida compagnia che ciascuno, prima che agli altri, fa soprattutto a se medesimo: con nobile sprezzatura, si può solo intenerirsene.

NostraDannus ha detto...

Con ulteriore sprezzatura conviene saggiamente (sic!) riportare la celebre battuta del sommo filosofo Einstein “Due cose sono infinite: l‘universo e la stupidità umana, ma riguardo l‘universo ho ancora dei dubbi.” che vale come sintesi dell'umano ostinato dialogare, giacché “La stupidità è una cosa molto seria”.

Massimo Grecuccio ha detto...

Caro Apollonio Discolo, oltre alla lingua della sua linguistica, ad essere non comuni sono il suo coraggio e la sua malinconia.
Gazzetta culturale: nel leggere la sua definizione, precisa non c'è che dire, ho la tentazione di disturbarne l'esattezza con una punta di perfidia.
La zucchina che avvolge (abbraccia) la cipolla sembra una falce. Viene da pensare (con allegria sciocca): la cipolla è la metamorfosi di un martello?
Caro Apollonio Discolo, anche il suo talento visivo è non comune.
Non intervengo solo per sperticarmi in lodi. Bambinescamente alzo la mano e chiedo: un linguista è più forte di un economista?
Senza aver enunciato leggi, con questa domanda spero di aver conquistato la possibilità di schierarmi dalla sua parte.
Cordiali saluti.

Apollonio Discolo ha detto...

In cosa, gentile Lettore, un linguista sarebbe più forte di un economista? E poi: un linguista? Un economista? Persone, piuttosto. Messe a confronto con il tema spaventevole della stupidità. Persone, forse, divise, in relazione con tale tema, da un'attitudine di simpatia. Della stupidità si può scrivere e parlare per dire solo degli altri. Se ne può scrivere e parlare per dire anche di se stessi. Lo sprezzante e intelligentissimo Musil ne scriveva al secondo modo e resta un'eccezione. In genere, chi discetta sulla stupidità lo fa al primo modo. Ancora di più chi, in proposito, legifera. Il post di Apollonio voleva solo ricordarlo. Tutto lì.

Massimo Grecuccio ha detto...

Caro Apollonio Discolo, la mia domanda sarebbe potuta rimanere inevasa. Grazie, comunque, per la risposta, che ricorda ed esplicita de due maniere di parlare e scrivere della stupidità. De fabula te narratur, semper. Il mio intervento, sotterraneamente, sceglieva il secondo modo. Tutto lì.
Cordiali saluti

Vito Lucio Maria ha detto...

Della ridondanza mi scuso con il disagio di chi è colto ad essere inconsapevolmente maleducato, come mai gli capita. Apollonio stupido? Confessi quanto vuole, mai ci sarà un'idea più lontana da me e che più intensamente io possa aborrire. Magari accade che ancora conduco il mezzo con spericolata facilità, colpevolmente.

Apollonio Discolo ha detto...

Sta nel nome medesimo del blog: è Discolo. E agli scatti d'umore di Apollonio, diventino essi post, diventino risposte a commenti, cari Lettori, non vale la pena di dar peso. O, forse, un po' sì, ma solo umanamente. Sono manifestazioni (magari un po' paradossali) d'affetto ("...il me blesse ou me séduit...").