20 settembre 2012

Vale e Costa

"Ciao, sono Valentina Vezzali ma quando non sono in giro per il mondo sono Vale, la mamma di Pietro": in scena, una testimonial scende dall'Olimpo che l'abilita alla funzione. In esso, il suo nome risuona nella forma paradigmatica: è il nome di un luogo comune individualizzato, noto "in giro per il mondo". Certifica la qualità eroica di chi lo porta e ne sancisce, volendo, la predisposizione eponimica. 
A valle, sotto un albero, con una barretta di cioccolato qualsiasi sotto i denti e come "madre di Pietro", Valentina Vezzali è Vale: il luogo comune individualizzato diventa un individuo-luogo comune, prima che per ogni altra caratteristica, come è appunto la banalissima maternità, per la forma del nome cui risponde: un ipocoristico che, come Apollonio rilevava qualche tempo fa, risponde ai canoni dell'andazzo. 
E l'andazzo vuole che di una piccola Costanza si faccia oggi una Costa. Come Vale (ma si è proprio sicuri che valga?), l'esempio è autentico. È stato raccolto dalla voce di due giovani e adoranti genitori che nelle sale di un aeroporto non smettevano (forse inconsapevoli, forse no) di evocare così un'amara, possibile verità, oggi celata sovente dall'ebbrezza (quanto duratura?) del volere e dell'avere voluto procreare. 
Forse vale; certo costa. Lo si sa bene: costa.

[Un paio di settimane dopo, ecco una valorosa attestazione scritta di Cami

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Ah!, questo è un fatto indiscutibile. Ma, sebbene possa apparire come un non meno banalmente certo cortocircuito consolatorio, l'espressione "costa atque vale" vale di certo come conclusione, per qualsiasi ... versante del rimontaggio o rimonta la si voglia prendere. O lasciare. (bisognerebbe forse chiedere alla Bocconi).
(L.)

Apollonio Discolo ha detto...

Sottile, gustoso ma certo non festoso accostamento, amabile Lettrice (se Apollonio scioglie bene la sigla). Comunque si mascheri, del resto, l'andazzo ha sempre un fondo di funereo perché, come ogni andazzo, mostra sempre inequivocabili segni dell'effimero. Sono dunque marche espressive di un tempo che pare non abbia più tempo e perciò si ritrae i Vale, Costa, Ceci, Mati, Simo e così via che capita oggi di udire. Come modello socioculturale, rimontano (ohibò!) e s'ispirano forse a quello del mitico Giangi (chissà se anche Lei lo ricorda). Sui gruppi umani, la stupidità fastidiosa, infatti, piove sempre da quel mezzo cielo in cui si agitano le mutevolissime ed effimere nuvole e bagna, intride, spappola i cervelli (ove presenti). Dal fondo, emerge invece la stupidità sorgiva, nutrita da segrete vene umane. La sola che meriti l'Ave atque vale dei poeti.

Anonimo ha detto...

Sì che lo ricordo, l'ormai mitico "Giangi". Però bisogna riconoscere che la creatività sottesa a quel diminutivo, che ac-costa inizio e fine del nome, ha più da spartire con le nubi ben delineate per quanto mutevoli della pur effimera e stupida fantasia mediamente umana, che non con l'informe fanghiglia di sinapsi sincopate dal troppo poco tempo.
Su polle e ... 'pollution' non mi pronuncio; ho starnazzato già abbastanza.
Grazie sempre della sua gentile attenzione e impeccabile ospitalità.
Sua Licia.

Anonimo ha detto...

Gentile Apollonio,
una piccola osservazione sulla variante, che all'esperienza personale risulta, se non l'unica, la non marcata, del Costa che Lei cita: Costi.
Càpita, come Le sarà anche capitato di osservare, che i dettagli rivelino una diversa possibile verità.
Grazie della lettura.

Apollonio Discolo ha detto...

Ha ragione, attento Lettore, e la variante, proprio come non-marcata, consta anche ad Apollonio. Grazie.