29 maggio 2013

Linguistica candida (3): Un sogno del Moderno

A cavaliere tra Settecento e Ottocento, all'origine dell'ipotesi o del sogno moderno di un'attenzione scientifica verso la lingua ci fu l'ipotesi o il sogno di una lingua di cui, come sogno o ipotesi, i grammatici (grazie al Cielo!) non avevano appunto potuto fissare le norme d'uso, alle cui testimonianze i filologi (si dirà purtroppo?) non avevano potuto prestare le loro cure e che, non essendo né fisica né metafisica, ai filosofi (difficile dire se fosse bene o male) non era mai passato per il capo potesse comparire degnamente tra le tante loro fantasie speculative.
La linguistica scientifica, insomma, nasce creando il suo oggetto e prendendo così subito le distanze da tutti i clan di dotti che, fino a quel momento, avevano dominato incontrastati, con attitudine pedantesca o con accostamento pedestre, un'eterna palestra dell'esercizio umano del pensiero: la lingua. O almeno ciò che tali clan avevano fin lì supposto fosse tale. Dal loro punto di vista. 
E nasce, la sedicente linguistica scientifica, con l'intento di mettere mano alla palestra fin dalle fondamenta, di rovesciarne le pertinenze, di misurare il visibile con l'invisibile, di sottoporre allo scrutinio critico dell'intelligenza di un nuovo metodo, tutto da costruire ma sistematico e comparativo, i prodotti tradizionalmente procurati dai tre clan, accostumati per andazzo millenario a discettare di lingua (o di suoi succedanei e surrogati) come se essa fosse risolta, come problema o come mistero, nelle arcigne prescrizioni dei primi, nei concreti documenti dei secondi, nelle speculazioni fisiche e metafisiche dei terzi.
Son passati duecento anni. Libertà, eguaglianza, rispetto: le ipotesi e i sogni del Moderno si sono tutti putrefatti, lasciando dietro di sé scie di cui l'umanità non dovrebbe forse dirsi orgogliosa. Anche la piccola ipotesi e il sogno innocente della linguistica si sono putrefatti? Apollonio, che sonnecchia da un paio di millenni e che del mondo ha sempre capito molto poco, se lo chiede. A occhio, però, la scia di quella ipotesi e di quel sogno gli pare oggi occupata dai soliti filosofi, dai soliti filologi, dai soliti grammatici. Sente che tutti si dicono però linguisti. Ma ciò sarà per via del fatto che, come si sa, i nomi non sono conseguenza delle cose né, ovviamente e come si dovrebbe finalmente ammettere, le cose conseguenze dei nomi.

3 commenti:

Sesto Sereno ha detto...

Avverto, su quella scia, un(')Eco dei nostri tempi.

Vito Lucio Maria ha detto...

Non so, Apollonio, non so. Probabile che sia andata sempre e da sempre così, scie e clan mai sono mancati e che tutto sia putrefatto o in via di è costante plurimillenaria percezione. Ma accade anche che s'incontrino, fra l'altro, una novantina di Facettes, lineamenti toponomastici, lo sconforto di un grande ginevrino, frustoli in merito a memorie (co)riverite, un vocabolario d'istituzioni ed anche, perché no, scrittarelli su Hoelderlin e su altro d'un esule russo vanitoso un tantino di troppo. Magari sempre e da sempre si danno solo piccole fiammelle, peraltro precarie, qualche scintilla di contorno le quali, non sempre insieme, per quanto si intraveda costituiscono tutta la luce a cui si possa aspirare. Contentarsene non è facile, gioirne con un briciolo di inane speranza, anche avventurosamente programmatica, come mi pare Apollonio prevalentemente faccia, riesce meglio.

Apollonio Discolo ha detto...

Questione forse più generale: un assordante e secolare rumore di fondo, direbbe piuttosto Apollonio al suo amabile Lettore; un vocìo indifferenziato in cui anche l'Eco, con le sue ragioni, si disperde.
E questione più particolare, direbbe invece al simpatico Lettore che lo richiama a quel se medesimo da cui gli può pure capitare di allontanarsi (ma sarà questo il caso?). Che, d'una esperienza umana, ci si dica contenti e che, fin che si può, la si prospetti operosa è fuor di dubbio : del resto, si può fare altro? Ma c'era nella linguistica una spinta sistematica di novità processuale del punto di vista che ad Apollonio pare tratto specifico di sogni del Moderno: lo ammette, magari solo per un moto d'affetto. Si chiede: c'è ancora quella spinta? Il solo fatto che egli si ponga una domanda siffatta è tuttavia prova inconfutabile della sua cruda ingenuità.