28 novembre 2011

Della traduzione automatica

Tra la gente di gusto, è d'uso irridere (se non deplorare) il meccanico modo di condursi dei programmi di traduzione automatica, molti dei quali disponibili in rete. 
All'alter ego di Apollonio è accaduto di osservare, per iscritto, che i maldestri tentativi dei pionieri del volo non apparvero meno ridicoli e deplorevoli. Oggi, qualsiasi stupido indossa le ali di un "aeromobile", come capita di sentire dire negli annunci aeroportuali, e (senza che nessuno rida o deplori) si trova in men che non si dica in capo al mondo. Che non sia il volare di Dedalo ed Icaro è inconfutabilmente vero. Altrettanto vero è però che si tratta di un modo di volare. Meccanico, ma di volare. 
Ragionevolmente, la stessa cosa succederà (se non ha già cominciato a succedere) con gli automi consacrati alla traduzione. Come sempre, gli ingegneri hanno ragione ad insistere e torto i poeti a scoraggiarli. Anche lì la meccanica conquisterà gli spazi pratici e di diletto garantiti dall'esistenza di un'utenza banale e sterminata. Non si tratterà delle nobili e discusse traduzioni da Dante di Pound ma di traduzioni si tratterà, in ogni caso. E non sarà questa tra le minori dimostrazioni del fatto che lo spirito avventuriero della specie umana ha sprezzo del pericolo ed è incoercibile. Vedrà chi ci sarà, naturalmente, fino a che limite e, soprattutto, fino a quando.
Fa già del resto impressione e un pizzico di umana tenerezza vedere l'esito indubitabile di un programma elementare di traduzione automatica che fa da oggetto di un tentativo di phishing trovato oggi, tra la sua posta elettronica, da Apollonio. Recita: "Noi scoprimmo l'attività irregolare sul Suo conto".
Dicano i lettori se, in italiano, non è già quasi funzione poetica: con l'enfasi pronominale, il raro passato remoto, l'arcana determinatezza dell'articolo che introduce l'oggetto diretto, l'ambiguità sintattica dello scoprire, sul conto di qualcuno, un'attività irregolare. Roba tutta meritevole, da un lato, di un'acuta incursione strutturalista alla Jakobson, dall'altro, di una fine analisi stilistica alla Spitzer.
E vien quasi voglia di fare il mecenate, pagando almeno un obolo, per un simile aereo risultato. Viene la tentazione di rispondere con le informazioni tanto maldestramente e tanto poeticamente richieste. 
Poi, interessata e bottegaia, sul gusto per la poesia della traduzione automatica prevale la prosaica ragionevolezza di chi alle traduzioni chiede d'essere, anzitutto, umane e, quindi (chissà perché, se di cosa umana si tratta), credibili. 

1 commento:

Sesto Sereno ha detto...

Infatti, illustre Apollonio, questa è una strofa di una famosa poesia, scritta in italiano e ripetuta in inglese, tedesco, danese, russo e ancora italiano:
"Spegnere "le luci dei ceppi
Spit, balbettò:
Hunter fischi
Per guardare la porta".
Probabilmente il ritorno è poetico almeno come l'andata.
Blak