ossia: "si è tenuto oggi l'incontro con Lorenzo Tomasin e Andrea Moro sulla romanistica alla Scuola Iuss di Pavia". ossia: quel che conta sono gli "hashtag".
Apollonio non sa, gentile Lettore o Lettrice senza nome, e lascia a Lei l'inferenza. Ove non fosse chiaro, ribadisce d'altra parte di avere fatto caso non tanto ai nomi degli studiosi menzionati e forse inopinatamente coinvolti (ambedue, come Lei sa, sono di valore), quanto alla doppia coincidenza topica (se così si può dire) e tematica. Ammetterà che, come invita a fare chi cura la comunicazione nelle reti sociali della prestigiosa istituzione accademica in cui ebbe luogo l'incontro, si tratta di materie sulle quali riflettere: sull'organo, infatti, l'uso ha sempre, come si sa, un impatto e, morta o no che sia una lingua o l'altra, forse ciò che si vuol fare sapere con quel post è che mezzo morta è la disciplina.
Colgo l'occasione per salutarLa e confermare che continuo ad essere Suo (e del suo alter ego, o viceversa) affezionato, silente lettore. Le scrivo perché la notizia di cui al link più sotto riportato mi ha lasciato senza parole. E senza emoji, naturalmente. Confido allora in un suo anche brevissimo scritto. Mauro Lena
Apollonio Le è grato, amichevole Lettore, della costanza (virtù che gli è cara ben più della fedeltà), messa alla prova, ne è consapevole, dai suoi silenzi prolungati. Inutile nasconderlo: sono silenzi dettati (guardi il paradosso) da una "disperazione calma, senza sgomento". Oscuro gli risulta poi il Suo riferimento al link: non lo trova infatti sotto il Suo commento. Forse anch'esso è tuttavia coerente con la linea percettibile del silenzio.
Mi scuso per il mancato link alla notizia che mi aveva spinto ad uscire dal silenzio, temo di soffrire, a tratti, di una sorta di dislessia informatica. Provvedo subito ma, forse, "una "disperazione calma, senza sgomento" è già la risposta su cui contavo. Mauro Lena
ossia: "si è tenuto oggi l'incontro con Lorenzo Tomasin e Andrea Moro sulla romanistica alla Scuola Iuss di Pavia".
RispondiEliminaossia: quel che conta sono gli "hashtag".
Apollonio non sa, gentile Lettore o Lettrice senza nome, e lascia a Lei l'inferenza. Ove non fosse chiaro, ribadisce d'altra parte di avere fatto caso non tanto ai nomi degli studiosi menzionati e forse inopinatamente coinvolti (ambedue, come Lei sa, sono di valore), quanto alla doppia coincidenza topica (se così si può dire) e tematica.
RispondiEliminaAmmetterà che, come invita a fare chi cura la comunicazione nelle reti sociali della prestigiosa istituzione accademica in cui ebbe luogo l'incontro, si tratta di materie sulle quali riflettere: sull'organo, infatti, l'uso ha sempre, come si sa, un impatto e, morta o no che sia una lingua o l'altra, forse ciò che si vuol fare sapere con quel post è che mezzo morta è la disciplina.
Colgo l'occasione per salutarLa e confermare che continuo ad essere Suo (e del suo alter ego, o viceversa) affezionato, silente lettore.
RispondiEliminaLe scrivo perché la notizia di cui al link più sotto riportato mi ha lasciato senza parole. E senza emoji, naturalmente.
Confido allora in un suo anche brevissimo scritto.
Mauro Lena
Apollonio Le è grato, amichevole Lettore, della costanza (virtù che gli è cara ben più della fedeltà), messa alla prova, ne è consapevole, dai suoi silenzi prolungati. Inutile nasconderlo: sono silenzi dettati (guardi il paradosso) da una "disperazione calma, senza sgomento". Oscuro gli risulta poi il Suo riferimento al link: non lo trova infatti sotto il Suo commento. Forse anch'esso è tuttavia coerente con la linea percettibile del silenzio.
RispondiEliminaMi scuso per il mancato link alla notizia che mi aveva spinto ad uscire dal silenzio, temo di soffrire, a tratti, di una sorta di dislessia informatica.
RispondiEliminaProvvedo subito ma, forse, "una "disperazione calma, senza sgomento" è già la risposta su cui contavo.
Mauro Lena
https://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2020/02/16/news/l_infinito_di_leopardi_in_emoji_abbiamo_tradotto_l_io_poetico_-248760860/
E pensare che ho pensato a una lingua incapace di proferire verbo. E a un tormentoso interrogativo sulla causa di questa incapacità.
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