Come diminutivo di uno dei valori (principali) del polisemico bolla, bollicina c'è da gran tempo. Lo si evince dalle attestazioni presenti nella voce del Grande dizionario della lingua italiana (qui accanto, come immagine, la parte pertinente). E, come diminutivo, bollicina esibisce da gran tempo la derivazione particolare che l'accomuna a cuoricino o a porticina, per esempio.
Ci si faccia caso: letto, lett-ino, finestra, finestr-ina, piatto, piatt-ino, patata, patat-ina, piede, pied-ino, carota, carot-ina, coltello, coltell-ino e così via. Bolla, boll-icina, invece, come altre menzionate e menzionabili, a formare un grazioso ploton-cino lessicale, una scelta coron-cina. Praticando particolarità come le due appena esposte (tra loro leggermente differenti, si sarà notato), nessuno presta a esse soverchia attenzione.
Così va di norma il rapporto tra la lingua e chi la parla, padroneggiandola. Meglio: facendosene padroneggiare. Chi in essa si esprime ha l'istintivo sentimento che tutto vi è come deve essere. Né qui, quanto alle particolarità di bollicina o di poltroncina, si va oltre l'obbligo di una denuncia. È infatti tema da affidare a chi si occupa dottamente di morfologia e della correlata diacronia, per dilettevole professione.
Questo, quanto al significante. Quanto a significato, invece, dopo secoli di pacifica inerzia, a bollicina è capitato un inopinato incidente, ora è qualche anno. Flessa al plurale, ha prestato la sua forma a una metonimia, tanto popolare, oggidì, nell'area del consumo delle bevande alcoliche, da non domandare soverchia illustrazione.
Nella lingua di tutti i giorni (nella speciale dell'enologia e della correlata merceologia, le cose andranno probabilmente in maniera diversa), la metonimia ha dato luogo alla nascita di un vero e proprio iperonimo.
C'era spumante e c'era champagne (e altro che non mette qui conto di specificare, in funzione esemplificativa) e, oltre alle ovvie denotazioni, avevano anche connotazioni discorsive differenti. Oggi c'è bollicine, comprensivo di entrambi, passati quindi al ruolo di suoi iponimi, nella prospettiva lessicologica.
"Cosa porto allora, per la cena di stasera?", "Porta le bollicine; del dolce ci occupiamo noi". E, conseguentemente, "Sta cercando le bollicine? Le trova in fondo al corridoio, dopo i bianchi". Da chi si esprime in questi termini, ci si rifletta, non sarà sorprendente attendersi un correlativo Salve! come saluto indifferenziato. Di norma, le innovazioni marciano compatte e raramente si presentano da sole.
Ma mentre Salve!, come forma di neutralizzazione indifferenziata degli indirizzi di saluto, cominciò a furoreggiare già sul principio dell'ultimo decennio del secolo scorso, l'evoluzione figurata di bollicine deve essersi prodotta qualche tempo dopo, a credere alle opere lessicografiche. Dice così anche la modesta esperienza di chi scrive questa noticina (ohibò!). Ancora nel 2000, il Grande dizionario italiano dell'uso non ne porta traccia. Lo stesso vale, nel 2004, per il primo supplemento del già menzionato Grande dizionario della lingua italiana.
Bollicine ha invece una sua voce nel secondo supplemento della medesima opera, comparso nel 2009: segno che la 'massa' del suo uso s'era fatta 'critica' e la relativa 'reazione a catena' aveva cominciato a sostenersi autonomamente. In quella voce si legge: "sf. plur. Vino spumante". E come attestazione: "Vanity Fair [9-VI-2005], 193: Se vi accontentate dello champagne, la compagnia francese non fa differenze di classe né di mete: la flûte di bollicine è compresa nel prezzo su tutti i voli a lungo e medio raggio anche in economy".
A saperla leggere (come è del resto elementare), l'attestazione dice già tutto quello che serve per comprendere da quale fonte sociolinguistica e comunicativa sarà scaturita bollicine, innovazione lessicale destinata per ciò stesso a popolarizzarsi come minuscolo, ma indubitabile stigma di un cattivo gusto (linguistico) di massa.
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Sul tema, dopo le pedanterie, un supplemento di mero spasso. Ora è qualche giorno, bollicine ha infatti avuto un posto di rilievo tra "gli orrori del linguaggio odierno" fustigati da una sdegnata e vibrante geremiade. A ospitarla in rete, un portale culturale. Da lì, la querimonia è successivamente rimbalzata, con lettura di ampi brani, in una puntata della rassegna "Pagina 3", in onda su Rai Radio 3. Per intendere e valutare il tenore della prosa che vi si esercita, basterà procurare qui, come campione, l'immagine di un suo cruciale passaggio:
Godimento e sorriso non siano turbati dalla vana interrogazione intorno all'insolito "egerstà". Sta lì, probabilmente, per il raro e dotto egestà e, nell'occasione, c'è da sperare sia soltanto una coquille.



Grazie del bel commento a 'bollicine' ... spopolanti di questi tempi ... e a te giungano gratitudine per la tua dottrina linguistica e auguri per tutto quello che di buono e di bello tu desideri
RispondiEliminaAl caro Sodale Apollonio è grato dell'attenzione, dell'amicizia che ispira l'immeritata lode e dei voti, ricambiati con lo spirito di un vecchio, ma ancora intrepido commilitone.
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