Il modo con cui recenti sviluppi della tecnologia sono recepiti dall'opinione pubblica e da non poche menti considerate pensose è conforme a uno schema ideologico che si direbbe ancestrale e che la lingua, come sempre succede, rivela a uno sguardo critico, nel momento stesso in cui lo cela all'insipienza e alla malafede.
In effetti, nulla di più sciocco o di più acuto può essere concepito di quello che può essere ed è detto: questo frustolo, quanto a imbecillità, ne è una dimostrazione.
Ma, davanti alla prima testa fracassata, "Guarda cosa ha fatto la clava..." avrà esclamato (oltre che pensato) colui che si fece forte della relativa tecnologia. E senza andare tanto indietro, con l'obbligo di affidarsi alla fantasia, ecco banalità come "...è stato investito da un'auto" o come "Una bomba ne ha ucciso quaranta". Si vuol dire che non sono rappresentazioni inappuntabili dell'accaduto?
E, fuori del cruento, "L'aereo ci mette solo un'ora", "Questo detersivo li lava alla perfezione", "Ecco i fori fatti dal trapano" e così via, ad libitum. Un indirizzo espressivo con un grande passato, certo, ma via via diventato sempre più pervasivo e vero (se così si vuol dire) da quando il telaio meccanico divenne il feticcio della nuova religione e la tela di un pensiero conseguente ha cominciato a essere tessuta con sempre maggiore efficacia. A tagliare un bel po' di teste che si ritenne fosse il caso che smettessero di pensare fu una macchina che - c'era ancora un po' di ingenua onestà onomastica - prese il nome di chi appunto la elesse e delegò nel compito: la "guigliottina"...
Ebbene, con l'IA (o AI) si è ulteriormente e, pare, enormemente esteso lo spettro di occasioni descrivibili da una proposizione (vera) in cui, sotto la funzione di soggetto, si nasconde, obliquamente, uno strumento. Meglio, un ordigno. Tanto obliquamente e tanto ben celato che, come si diceva, c'è un sacco di gente che giura, in fede sua, che si tratta di un soggetto con tutti i crismi del caso: EGLI o ELLA, come costringe a dire la lingua di Dante, affetta dal genere (grammaticale). O, meglio, IT, in una lingua in cui si può schivare la spinosa questione, gettandola nell'impersonale che, come si sa, del genere fa bellamente a meno, da buon feticcio.
Ne sortisce, a ben vedere, una ideologia sempre più perfetta per la confezione di qualsivoglia imbroglio. E hai voglia di dire che si è (finalmente) nel post-umano. Un imbroglio, anche quando è inconsapevole o viene consapevolmente affidato a un ordigno, è esemplarmente umano. Anzi, umano all'eccesso. Troppo umano, da sempre (il sempre umano, ci si intenda appunto).
"Una testa fracassata? È stata la clava, diamine!"; "Quaranta o quattrocentomila morti? Noi? Quando mai... la bomba!"... A(h)I! A(h)I! Cosa capita già e capiterà sempre più spesso di udire, come normali imbecilli. Tragico, si dirà. No, comico. E proprio perciò molto più grave. I grandi guai, ci si può riflettere anche senza il bastone dell'IA, nascono di norma dal ridicolo.
[Con questo, sono 1200.]

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