5 febbraio 2013

Linguistica da strapazzo (10): Asterisco

Quasi tutto il valore (e il sapore) della ricerca linguistica consiste nella capacità metodica di cogliere con precisa sottigliezza i modi sistematici con cui, smarcandosi dal non-marcato, il marcato sta temerariamente sospeso, per mera ipotetica differenza, sopra il baratro vertiginoso dell'impossibile.  

2 commenti:

Vito Lucio Maria ha detto...

Sale al cielo la gratitudine per Apollonio – il cielo le resta, essendo edificata di giusta inavvicinabilità la sua Citera - quando questi induce a salvifiche domande che disinnescano qualunque supponenza d’aver compreso. Il marcato, si smarca e sta. Sarà una sostanza per far questo? Non è, non v’è sostanza nella lingua, ne dava avviso un angosciato Saussure, non v’è sostanza che non poggi sulla mistificazione ontologica, ammonisce l’alter ego d’Apollonio, così una metodica che vi metta capo sarebbe da aborrire come regressiva. Del resto, è detto chiaro: vanno individuati modi sistematici, i quali non ammettono sostanze, neanche in domini d’evanescenza. Resta però da fondare una qualche verifica del marcato, quando lo si tenga per individuato. Può esser sfuggente, può rivolgersi come marcato apparente in momenti inattesi. Le domande, si capisce, sono problemi, gioie e dolori, di chi se le pone.

Apollonio Discolo ha detto...

Non maramaldeggi con le ironiche cerimonie, attento Lettore: Apollonio, Lei lo sa, si offre indifeso. Dirgliene di sesquipedali a qual pro? Sul tema, tuttavia, Apollonio conferma: non è capace di vedere la marcatezza se non come negazione (differenziale) d'una negatività. È un suo limite. E una volta o l'altra ci tornerà in un frustolo. Per dire sottovoce, ma con fermezza, che la millenaria grande via dell'ontologia ha dato tutto ciò che poteva e che, come sfida razionale e per niente mistica, forse è il caso si intraprenda, senza paura, con metodo e come sforzo di capire e di capirsi, il sentiero avventurato del nulla.