23 agosto 2025

Linguistica da strapazzo (56): "L'amare": "work in progress" (e Brunori Sas, come pretesto)


Apollonio incrocia in rete questo piccolo testo e, di bocca buona com'è, ne resta divertito. Non tanto per ciò che dice, ma per come prova a dirlo (paronomasia inclusa) e per il corto circuito grammaticale che contiene. Spregiare il sostantivo, come parte del discorso, è operazione di poetica metalinguistica plausibile e persino graziosa. Ma, nel farlo, di sostantivi, l'aforisma ne mette in campo ancora un paio. Sono sostantivati, nel gergo grammaticale, l'amare e il fare, come infiniti. Ricorrono con un articolo determinativo. E la sintassi è perentoria: se c'è articolo, c'è sostantivo. L'infinito sostantivato è risorsa grammaticale e testuale di cui l'italiano si fa bello sin dai suoi esordi e che gli è particolare. Di infiniti sostantivati, ce ne sono di celeberrimi e di costitutivi, si direbbe, dell'identità nazionale: ...e il naufragar m'è dolce in questo mare. L'infinito, appunto, sostantivato. 
Di il fare chi non ricorda inoltre i fasti, sebbene ormai non più recentissimi, nel gergo della politica? "Io sono un uomo del fare..." fu il manifesto personale di una figura pubblica che segnò un ventennio della nazione e la cui memoria sta evidentemente sbiadendo.
Nel discorso, per più scoperta allusione al ruolo dell'agente e allo sviluppo dell'azione, l'infinito sostantivato porta quella nuance processuale che i sostantivi registrati come tali nei dizionari talvolta tendono a oscurare: con naufragio al posto di naufragar, il verso appena citato sarebbe colato a picco. E il fatto, al posto di il fare, porta con sé l'ineluttabile idea di ciò che è compiuto. "Perfetto", si dice sempre nel gergo grammaticale, ma ovviamente non per intendere che si tratti di esito ineccepibile. 
D'altra parte, si può banalmente fare l'amore. Ma fare l'amare, qui esposto come solo eventuale, comporterebbe una buona dose di straniamento (linguistico). Con la lingua, tuttavia, non si sa mai. Provveda il poeta vivente qui evocato, insomma, sempre che ne abbia la voglia, anzi, visto che meglio gli aggrada, il volere. 
Eppure, quanto ad amore, chi direbbe mai che, da sostantivo, non designa in effetti un processo? Vorgangswort, nei termini tassonomici di Hugo Schuchardt. E ciò cui (per polisemia) il sostantivo amore dà nome ha fuor di dubbio principio, sviluppo e, non di rado, se non quasi regolarmente, fine. 
Sostituito al sostantivo l'amore, l'infinito sostantivato suona allora come appropriato a un work in progress e forse aiuta a non pensare che il processo avrà una fine. L'amare è in altre parole un segnale di lavori in corso che ci si immagina e si vorrebbero durevoli per sempre, per uno dei soliti umani paradossi.

2 commenti:

  1. Manolakis25/8/25 11:56

    Sottili e, come sempre, molto suggestive e interessanti le tue riflessioni. Manolakis te ne è grato.

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    1. Apollonio Discolo25/8/25 15:15

      Dal Lettore amichevole, che è anche un Amico lettore, un sostegno cui Apollonio annette il massimo valore.

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