16 dicembre 2011

L'eccellente mediocrità

Tra le incongruenze di un tempo che ha anche preso lo stucchevole vezzo di chiamare eufemisticamente ossimori le contraddizioni prodotte dal disordine pratico e ideale in cui versa non mancano le tragiche ma nemmeno le comiche. 
Tra le seconde, quelle che riguardano l'università. 
A proposito dell'università, è oggi tutto un chiacchierare di qualità, di eccellenza, di classifiche dei migliori e delle migliori e di soggiacenti valutazioni. 
Nei fatti, per produrre tali presunti risultati, gli addetti ai lavori, nell'universo mondo, sono sempre più invitati (se non costretti, ma si tratta poi sempre di vittime consenzienti) a trascorrere gran parte del loro tempo (limitato, perché umano) nella reciproca compagnia imposta da commissioni, riunioni di organi collegiali che proliferano come funghi, briefing, tavoli di concertazione, convegni, contatti con ogni sorta di organismo amministrativo e burocratico, gruppo di pressione e confraternita, allo scopo di "confrontarsi", di mettere a punto progetti, di prospettare sviluppi, di consolidare istituzioni, di rivedere statuti, di calcolare compatibilità, di interagire col territorio o col globo e così via. 
Sono in altre parole invitati a stare in forzosa compagnia della folla di mediocri mezze calzette (una delle quali Apollonio conosce meglio di chiunque altro ed è il suo alter ego) che popola quel mondo di fantasmi. 
Sempre meno viene concesso loro (ed essi stessi si concedono) di intrattenersi con le sole compagnie che varrebbe la pena coltivare, anche nella prospettiva di una ricerca del meglio. Tanto per fare qualche corrivo esempio e restando al dominio delle discipline morali, di stare in compagnia di Kant, di Montaigne, di Ariosto, di Lope de Vega, di Plutarco, di Tacito, di Diderot, di Musil, di Leopardi, di Primo Levi, insomma di quegli esseri umani la cui frequentazione ha valore per se medesima e ha (eventualmente) il pregio di insegnare a tollerare amorevolmente, con se stessi, tutti quei compagni nella disgrazia o nella fortuna d'essere vivi che capita di incrociare.
Sempre meno viene concesso loro (e essi stessi si concedono) di restare da soli a meditare, dopo avere fatto tali incontri, per prepararsi eventualmente a riconoscere, tra i casuali incroci, ancora un Dante, un Platone, un Dostojevski, un Saussure. Di riconoscere qualcuno destinato ad alimentare la scelta pattuglia. Oltre che a meditare su ciò che, considerato il già detto, valesse eventualmente la pena di aggiungere.
In poche parole: una mediocrità parossisticamente spinta all'eccellenza, una mediocrità eccellente è ciò che il tempo presente chiede imperativamente alle sue università. Imperativamente, perché pretende che esse, coerenti con la sua lacerante contraddizione, non possano testimoniare una diversità e insegnare così ai giovani a riconoscere quella contraddizione come effetto di una ridicola follia. 

1 commento:

Sesto Sereno ha detto...

Afflizione, angustia, ristrettezza, angoscia, una sorta di prigionia mentale e fisica: tali sensazioni suscitavano in me le riunioni, gli incontri, i tavoli (chissà perché hanno voluto rendere insopportabile un vocabolo così bello), tutti rigorosamente segnati in agenda (altro termine di moda che, prima o poi, qualcuno, come accaduto con media, riterrà parola inglese).
Per me, sorta di esicasta professionale, erano una vera e raffinata tortura.
Monti Mario, per mia fortuna, non ha fatto in tempo ad impedire la mia fuga verso la libertà.
Incoraggi il Suo alter ego, illustre Apollonio: resistere, resistere, resistere. Ogni giornata, in fondo, offre un tempo da gustare, vestendo abiti curiali.
Blak