16 dicembre 2011

Trucioli di critica linguistica (4): Campari


Una campagna televisiva che pare una glossa lessicografica e, al tempo stesso, un trattato di critica storica (e, sullo sfondo, un'allegoria della vita). 
Cos'è in fondo un aperitivo se non un promettente preliminare? E cosa fu il Settecento se non l'aperitivo del pasto della Modernità? Il pasto fu poi molto indigesto e nettamente al di sotto delle attese. 
Oggi restano tavole malamente coperte da tovaglie ormai penzolanti e macchiate, con resti di pietanze mozzicate a metà, bottiglie vuote, piatti unti, posate usate e come disposte da un uragano, bicchieri rovesciati con tracce di rossetto, bicchieri mezzi pieni in cui galleggiano cicche di sigarette, e poi scorze, ossa e lische di pesce, schizzi del vomito di molti commensali, tozzi di pane, ditate di panna sui braccioli delle sedie, per terra tovaglioli sporchi e accartocciati.
Oggi. Ma come sorrideva allora la Modernità e ruffiana si lasciava sfiorare, lasciva, tra baci e carezze, procrastinava il compimento dell'amplesso, si concedeva all'infinita variazione morale, alle fantasie estenuanti dei preliminari materiali.
Oggi. Non resta che sognare che quel principio sia ancora qui, quando si è già varcata da un pezzo la soglia della fine. Non resta che bere ancora un aperitivo rosso, con in testa "l'idea di un finale diverso".

1 commento:

Stefano ha detto...

Lei è sempre geniale nelle sue asserzioni, mi permetto di aggiungere Brecht (non per saccenza ma perchè mi è rimasto impresso negli anni):
"... Presto, pensate come ciò sia attuabile! Una fine migliore ci vuole, è indispensabile!"
(L'anima buona del Sezuan)