11 gennaio 2012

Interpretare

"L'agente Astolfo della polizia stradale era un po' corto di vista, e la notte, correndo in moto per il suo servizio, avrebbe avuto bisogno degli occhiali; ma non lo diceva, per paura d'averne un danno nella sua carriera": è l'antagonista di Marcovaldo, in una delle venti storielle di Italo Calvino che hanno come protagonista il povero manovale.
È la sera di un rigido inverno. La famigliola è intirizzita davanti a una stufa ormai priva di braci. Marcovaldo va per legna in città ma torna ovviamente col gramo raccolto offerto da qualche stentata aiuola. Dalla medesima ricerca, tornano invece con legna da ardere i suoi bambini. Leggono libri di fiabe e sanno che la legna si trova nei boschi, anche se un bosco non l'hanno mai visto. Cammina cammina fino al limite della città, hanno trovato "il bosco sull'autostrada": una selva di cartelloni pubblicitari, da cui son riusciti a divellere qualche compensato.
Verso quel bosco fantastico convergono allora Marcovaldo, istruito dai marmocchi per una nuova raccolta, e Astolfo, messo in allarme da chi ha già visto i monelli impegnati nella loro impresa.
"Il cartellone di una compressa contro l'emicrania era una gigantesca testa d'uomo, con le mani sugli occhi dal dolore. Astolfo passa, e il fanale illumina Marcovaldo arrampicato in cima, che con la sega cerca di tagliarsene una fetta. Abbagliato dalla luce, Marcovaldo si fa piccolo piccolo e resta lì immobile, aggrappato a un orecchio del testone, con la sega che è già arrivata a mezza fronte.
Astolfo studia bene, dice: - Ah, sì: compresse Stappa! Un cartellone efficace! Ben trovato! Quell'omino lassù con quella sega significa l'emicrania che taglia in due la testa! L'ho subito capito! - E se ne riparte soddisfatto".
L'eterno interprete: il miope Astolfo ne è allegoria. L'eccesso di adeguamento alle semiosi di cui si padroneggiano i codici sociali è malattia della cultura. Ed è componente fondamentale di quella stupidità che, opponendola alla luminosa dei Marcovaldo, Robert Musil si propose di descrivere, consapevole che darne una definizione è impossibile. L'eterno interprete è sempre pronto a capire. E non c'è evenienza del mondo da cui non se ne riparta con l'ebete sazietà di chi l'ha intesa.
"Tutto è silenzio e gelo. Marcovaldo dà un sospiro di sollievo, si riassesta sullo scomodo trespolo e riprende il suo lavoro. Nel cielo illuminato dalla luna si propaga lo smorzato gracchiare della sega contro il legno".

[Questo frustolo medesimo, a petto della bellezza fiabesca e ironica, silente e lunare del crudo testo di Calvino, è sortita degna d'un Astolfo, miope e supponente.]

1 commento:

Anonimo ha detto...

Oh be', in effetti, a ben guardare, nei confronti della luna, che per noi quaggiù è sempre e solo una metà, anche quando è piena, siamo tutti null'altro che dei poveri Astolfi sperduti.
I miei rispetti,
Sua Licia.