9 giugno 2021

La scuola

La scuola non è una famiglia, non è un'azienda, non è un'opera pia, non è una palestra, non è un ambulatorio, non è un movimento politico, non è un viaggio organizzato, non è il divano di un analista, non è un ciclo di podcast, non è una dottrina né un'esperienza pedagogica, non è un talk show, non è un parlamento né un consiglio comunale, non è una trasmissione culturale televisiva, non è un luogo né un sito d'incontri, non è un gruppo Whatsapp, non è la corsia di un ospedale, non è un party, non è un caso di studio psicologico, non è una rete radiofonica, non è uno stadio, non è un'audience, non è un'indagine sociologica, non è una comunità di ascolto né di recupero, non è un palcoscenico per scrittrici e scrittori rampanti, non è un portale, non è una discoteca, non è il supplemento culturale di un quotidiano, non è un'assemblea, non è una piazza, non è un cinema né un teatro, non è un circolo, non è una platea per predicatori e predicatrici morali, non è una società sportiva, non è un atelier, non è una rete sociale, non è un luogo di culto, non è un giornale né un blog, non è un pulpito, non è il target di una campagna di comunicazione, non è una tribuna, non è una loggia, non è un mercato, non è un villaggio-vacanze, non è una onlus né un'associazione di volontariato, non è un festival culturale, non è una cantina. 
La scuola è la scuola o, meglio, lo era.
Oggi la scuola è invece tutte queste cose e certamente parecchie altre. La si continua ancora a chiamare scuola per la nota inerzia delle parole. Ma in questo presente la scuola è qualsiasi cosa si voglia. O, diversamente detto, non c'è cosa che, una volta o l'altra, in un modo o nell'altro, non capiti che qualcuno dica che la scuola sia, continuando a chiamarla scuola. 
A chi chiedesse come mai, Apollonio risponderebbe, con semplicità: perché non è più la scuola. 

7 commenti:

  1. Vincenzo Buccafusca9/6/21 14:44

    Chiara sottolineatura, tanto da rimanerne accecati fino al punto di terminare con la mancata risoluzione semantica dell'espressione entro rapporti differenziali. In questo modo non si approderebbe, se non è già accaduto, a uno spazio vuoto, più che ambiguo, in cui prevarrebbe "la scuola dovrebbe essere..." basato su concezioni e ideali dell'ultima ora?

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    1. Apollonio Discolo10/6/21 09:21

      Apollonio dà il benvenuto al nuovo e giovane Lettore e lo ringrazia del commento. Non è certo di avere inteso appieno la questione che egli pone. Non sa di conseguenza se risponde con appropriatezza, aggiungendo che la scuola è stata inghiottita dal gorgo della non-marcatezza che caratterizza, del resto coerentemente, una società qualificata da qualche decennio come liquida.

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  2. Se il tempo che s’irrigidisce tra l’aspro suono della prima a quello dolce dell’ultima campanella, non è (mai stato?) scuola, ne conseguirà che scuola sia il correlativo arco che si distende tra il suono dolce dell’ultima a quello aspro della prima campanella (del giorno successivo)?

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    1. Apollonio Discolo10/6/21 16:08

      Coglie un bel punto della questione, Lettore o Lettrice senza nome: a fondamento della scuola, c'è (o c'era) una differenza o, se ci si pone lungo l'asse del tempo, una discontinuità (donde, l'esigenza della campanella). Quando sorse, come idea giusta o sbagliata, tra le tante giuste e sbagliate della modernità, la scuola fu appunto concepita per differenza, come fattore di discontinuità. Ed è esattamente nella demolizione delle differenze e delle discontinuità che la temperie presente è impegnata con alacrità.

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  3. In memoria di Gertrude Stein si può affermare che a school is a school is a school.
    Amen.
    D'Ascola

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  4. banalmente: il momento fermo e non misurato, da sempre, in ogni dove, in cui il docente rifiata, e il discente sorride.

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  5. Ottima dell'attuale stato d'essere scuola

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