2 maggio 2026

Semiologo per difetto / diletto (1): "Écrivain" e "écrivant"

Una coppia minima, ecco cosa sono écrivain [ekʁivɛ̃] e écrivant [ekʁivɑ̃]. A Roland Barthes si deve, come è noto, l'istituzione della loro opposizione, nei termini di una sociologia della cultura (moderna). 
Non si fa menzione di questo aspetto del rapporto tra i due termini nelle sei pagine del suo saggio appunto intitolato "Écrivains et écrivants", scritto nel 1960, ripreso nel 1964 e posto nel cuore dei suoi Essais critiquesÈ tuttavia difficile, persino impossibile che esso gli sfuggisse e che ne fosse inconsapevole, come locuteur prima ancora che come appassionato lettore della coeva letteratura linguistica. Ciò che è evidente, avrà forse ritenuto con un pizzico di ironica civetteria, non ha bisogno di essere detto, selezionando idealmente la qualità dei suoi lettori. A questo è d'altra parte destinata da sempre la reticenza, come figura e procedimento del fare letterario.
A tenere questo diario in pubblico è un semiologo per difetto e per diletto. Gli si concederà benevolmente di ignorare se nella sterminata bibliografia consacrata a Barthes sia presente, non tanto l'osservazione, quanto una specifica valorizzazione di questo tratto dell'opposizione. Esso è a pieno titolo concettuale e dovrebbe essere ridondante ribadirlo. Qualifica la maniera con cui quel saggio è impostato e con cui il problema vi si dispone. La maniera è in effetti squisitamente semiologica, ergo squisitamente linguistica (e, nello sviluppo dell'argomentazione, include aspetti discutibili, sopra i quali eventualmente si verrà un'altra volta). 
Écrivain e écrivant sono dunque segni e, come tali, sono lungi dall'essere veicoli formali con cui viaggiano due significati o, ancor peggio, due sensi. Sono esiti funzionali del rapporto reciproco tra signifié e signifiant. Messi uno a petto l'uno dell'altro, ne viene fuori, come si è detto in esordio, un rapporto ulteriore: si costituiscono come coppia minima. La circostanza è tutt'altro che trascurabile, dal punto di vista semiologico. C'è infatti in ballo la pertinenza, nella sua più pura epifania sperimentale.
Intendere che écrivain e écrivant sono una coppia minima consente d'altra parte una migliore comprensione di cosa sia, agli occhi di Barthes, l'apparizione nella società intellettuale dell'écrivain-écrivant: per figura, una sorta di ermafrodita della parola. Analogicamente, egli la indica infatti nel suo saggio come esito socioculturale di una deriva di sistema. Essa è allora, tecnicamente, una neutralisation, cioè un passaggio da una distinzione a un'indistinzione sistematica, in altre parole, da un'opposizione pertinente (-emica) a una eventualmente solo ridondante (-etica). E non sarà a questo punto inopportuno vedere in proposito un riflesso di coeve analisi fonomorfologiche, con rilievo diacronico, del linguista André Martinet, attivo nel medesimo scenario culturale. 
Nel neutre che sortisce dalla neutralisation dell'opposizione tra écrivain e écrivant, Barthes riconobbe se stesso (e fu sommessa provocazione) e il riferimento riflessivo si fa pregnante, pensando a un tema che caratterizzò per intero la sua vicenda intellettuale (oltre che l'umana). Un tema al quale, due anni prima del banale incidente stradale in cui perì, egli dedicò nel 1978 un corso al Collège de France: Le neutre
A margine, più che in conclusione: al di qua delle Alpi, écrivain e écrivant sono stati resi con scrittore e scrivente ed è lampante come la coppia sia ben lungi dal rendere conto del rapporto che si dà tra gli originali. Nei rispettivi sistemi, sono segni di valore diverso. Sarebbe stato meglio allora mantenere écrivain e écrivant anche nella versione italiana del saggio di Barthes, specificando eventualmente l'approssimativa corrispondenza con scrittore e scrivente come chiosa marginale. Non lo si è fatto (e sarà indice di inconsapevolezza semiologica?) nemmeno in scritti destinati a illustrare specificamente e nel dettaglio il pensiero di Barthes, quasi che tale pensiero fosse indipendente dalla sua espressione. Insomma, un bel paradosso, considerato il soggetto.