Il Supplemento 2004 del Grande Dizionario della Lingua Italiana (il Battaglia, qui più volte menzionato) recita: "Controverità, sf. Invar. Idea, affermazione, in partic., priva di fondamento, che ne nega e confuta un'altra". E fornisce, come allora fresca attestazione: "S. Romano [«Panorama», 26-VII-2001]: Sostenere che questo fenomeno abbia creato miseria è una assurda controverità dietro la quale s'intravede il vecchio rancore anticapitalista delle ideologie egualitarie".
Più ricca in proposito la voce dell'Enciclopedia Treccani on line, Neologismi (2018), la cui sbrigativa glossa ("Negazione di qualcosa riconosciuto come vero") è corredata da tre esempi, sempre di prosa giornalistica, dal 2011 al 2015. Niente si ricava, se non ci si sbaglia, dal Grande Dizionario Italiano dell'Uso, diretto da Tullio De Mauro, per il quale non si dà controverità nei discorsi italiani: palese, per quanto tacita, controverità.
È fuor di dubbio che la parola sia venuta d'Oltralpe, dove, a credere alla voce vérité del Lexis della Larousse, nella sua edizione del 1975, contrevérité esisterebbe più o meno dal 1400. Né va taciuto che la prima delle tre attestazioni italiane presenti nella Treccani viene dalla traduzione di un articolo firmato dal filosofo francese Bernard-Henry Lévy.
Insieme con una bella raccolta di esempi recenti tratti da discorsi politici (l'Europarlamento spesseggia) e relativi scritti giornalistici, nel Robert en ligne si cita in proposito una gustosa definizione lessicografica della fine del Seicento (gran secolo!): "Allegation évidemment contraire à la vérité de la chose dont on fait connoistre qu'on n'est pas persuadé, & qu'on fait au plus loin de sa pensée. Alexandre estoit un poltron, Neron estoit un fort honneste homme: ce sont là des contreveritez. On a fait plusieurs satyres fort fines par le moyen des contreveritez".
Nel lessico messo a disposizione in rete dal Centre National des Ressources Textuelles et Lexicales, quanto a contrevérité, si distingue appunto tra un uso vieilli ("Affirmation intentionellement contraire à la vérité, dans une intention plaisante") e uno cour[ant] ("Affirmation fausse, contraire à la vérité"). Procedendo nei secoli, alla pratica discorsiva delle controverità pare si sia dunque tolta la connotazione dell'ironia scherzosa e del conseguente spasso. Peccato.
E tutt'altro che riferibile a uno spasso e a uno scherzo è in effetti la ricorrenza di controverità che, presente in un testo del 1959, precede di parecchio le attestazioni recate dalle opere lessicografiche italiane di cui si è fatta menzione. Caduta sotto gli occhi di Apollonio nel corso di sue letture stravaganti, eccola:
"Importante soprattutto era di comprendere a tempo la prospettiva che veniva aperta dall'avanzata del fascismo. Essa era la prospettiva di un attacco distruttivo di tutte le istituzioni e di tutte le libertà democratiche. Parlare di socialfascismo significava, in sostanza, ammettere che questo scopo fosse comune anche ai capi riformisti e alla socialdemocrazia come tale, il che era una controverità, perché invece doveva avvenire e avvenne che una parte, e tutt'altro che trascurabile, della socialdemocrazia si schierò a difesa degli istituti democratici".
Il passo viene da "Alcuni problemi di storia dell'Internazionale comunista", saggio contenuto nel sesto volume delle Opere di Palmiro Togliatti. Qui lo si riprende da Aldo Agosti, Palmiro Togliatti, Utet, Torino 1996, p. 151, e l'enfasi è di Apollonio.
Sempre in prospettiva lessicologica e, eventualmente, lessicografica, chissà se, osservando controverità in un contesto in cui suoi sinonimi come falsità, fandonia e menzogna avrebbero potuto avere una loro cruda, veridica appropriatezza, di essa non vada anche segnalata una connotazione eufemistica e di attenuazione.

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