15 gennaio 2026

Eco: dieci (e lode)

Tra poco, saranno passati dieci anni esatti dalla morte di Umberto Eco. E prima che si scateni la bagarre, una minuzia a partire da un paio di minuzie che probabilmente non circoleranno nelle relative celebrazioni. E una considerazione correlata.
Or sono dieci anni, appunto per il triste evento, il glottologo Massimo Pittau, già molto anziano e frattanto scomparso, affidò alla rete un suo ricordo di Umberto Eco. 
Nel 1958, Pittau aveva recensito Il problema estetico in San Tommaso, il libro che, come suo primo, Eco aveva pubblicato, ventiquattrenne, nel 1956. Lo aveva tratto dalla tesi di laurea. Storico medioevista della filosofia per formazione accademica, Eco s'era laureato a Torino con Luigi Pareyson, filosofo cattolico maestro di una scuola ricca di talenti. 
La recensione di Pittau era comparsa su "Humanitas", rivista di cultura cattolica: "ricordo chiaramente - scrive Pittau nel 2016 - che dell'opera recensita di Umberto Eco io parlai bene, molto bene; e ciò feci per la ragione che se lo meritava appieno. Tra l'altro ricordo che era così ampia e a[p]profondita la conoscenza che Umberto Eco dimostrava della filosofia di San Tommaso e di quella medioevale in generale, che mi convinsi che egli fosse un «ecclesiastico». Solamente dopo, quando egli mi scrisse per ringraziarmi della bella recensione che avevo fatto della sua opera, venni a sapere che in realtà egli era un «laico» come me" [qui, caso mai interessasse, il resto].
Fin da ragazzo, com'è noto, Eco s'era vivamente impegnato nel movimento cattolico giovanile. "Responsabilità di una coltura [sic] cristiana" è il titolo del suo primo articolo a stampa, ospitato nel 1951 da La voce alessandrina, settimanale diocesano della sua Alessandria (anni fa ne scrissero le gazzette). 
Eco, nemmeno ventenne, vi sollecitava "le élites, formate cristianamente e culturalmente... [a non] vegetare... [ma a] trovare un punto di contatto e di intesa con la parte migliore della nostra gioventù... [partecipe] della cultura moderna... [con] quei giovani che si proclamano i corifei di verbi nuovi". Perché - proseguiva - la loro "sarà una cultura ammalata ma è quella del nostro tempo e l'ignorarla non è solo mancanza di carità, ma anche un poco superbia, perché in essa potremo trovare tanti spunti di verità e tanti accenti di sincerità che serviranno a migliorarci".
Tolta l'enfasi sul "cristianamente" e cassato l'attributo "ammalata", non si può dire che la successiva, luminosa carriera intellettuale di Eco non avrebbe sviluppato tratti di un programma siffatto, come paradossale terapia di svecchiamento per la cultura nazionale.
Eco avrebbe d'altra parte raccontato spiritosamente, parecchi anni dopo, che era stata la stretta familiarità con l'opera dell'Aquinate (ragione della lode di Pittau, come si è visto) ad allontanarlo in modo radicale e definitivo dalla professione di un credo religioso: di nuovo, un paradosso.
Una forma mentis e un'attitudine spirituale sono tuttavia ben più profonde e resistenti dell'adesione a una religione o del suo eventuale abbandono. E chierico, una qualificazione antica, ma validissima come caratterizzazione morale della figura di Eco, aiuta a trascendere o a neutralizzare l'opposizione tra ciò che Pittau credette nel 1958 che Eco fosse e ciò che, in realtà, Eco era allora e fu per il resto della sua vita, come credente o no.
Umberto Eco fu in effetti un chierico. E mai depose tale profonda natura, nel solco di una tradizione radicata appunto nel Medioevo latino e, di conseguenza, nei tempi di una Europa culturalmente oltre-nazionale.
Nel Novecento, tale tradizione produsse una nuova vampata (l'ultima?). Lo testimoniò anche la fortuna del francese clerc, nel lessico intellettuale internazionale. E, quanto alla nazione di espressione italiana, Eco è stato in effetti un esponente autentico di tale tradizione, che oggi pare dispersa. 
Umberto Eco è stato in effetti l'ultimo "loico e chierico grande", per usare parole di Dante, di cui l'Italia, come nazione linguistica, abbia potuto menare vanto.

2 commenti:

  1. Lele / Manolakis16/1/26 08:26

    Grazie, caro Nunzio, per il tuo bellissimo ricordo di Umberto Eco. Ti leggo sempre con attenzione e da ciò che tu scrivi traggo sempre motivi di interesse e di riflessione. Continua così ... Manolakis ti è grato.

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    1. Apollonio Discolo16/1/26 11:28

      Giunge ad Apollonio, attraverso il suo alter ego, come in questo commento amichevole del generoso Lettore, ma anche da canali differenti, un'eco di gradimento del frustolo che lo onora e lo lusinga.

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