15 settembre 2011

Fratelli d'Italia: dritto e rovesci

Piccolo clamore sulla dichiarazione di un importante esponente della Lega Nord, espressosi davanti ai microfoni delle televisioni al modo che segue: "Immaginate cosa succedesse se passasse la volontà della Sinistra di far cadere il Governo...". 
Memore dei tanti suoi imperdonabili, Apollonio non si scandalizza per gli errori altrui e non lo farà per questo. Certo, esso è veramente gustoso sulla bocca di un uomo pubblico di quella parte politica. La ragione? Proprio quella che una censura normativa, con le sue speciose manifestazioni di disgusto, finirebbe sicuramente per celare.
Per il diabolico gioco di un lapsus, dal suo scivolone sul condizionale il politico padano si trova infatti a essere grammaticalmente affratellato (malgré soi-même, c'è da credere) a connazionali che mai egli terrebbe coscientemente come fratelli (d'Italia): nel caso specifico, i Siciliani.
Nell'isola, i dialetti non conoscono il condizionale e, nell'espressione vernacolare, un congiuntivo imperfetto (succirissi) nell'apodosi di un "periodo ipotetico della possibilità" è la regola. Di riflesso, lo è anche nell'espressione regionale italiana di molti. Come errore, d'accordo, ma come errore domestico.
Insomma, l'errore di grammatica del politico leghista, un vero errore da siciliano, è un omaggio (involontario?) all'unità e un contributo alla coesione nazionale. Infatti, un siciliano non si riconosce forse nel contenuto della dichiarazione ma si riconosce certamente nella sua forma. E con entusiasmo: quelle parole gli dicono infatti che chi le ha proferite abbaia tanto contro i meridionali, forse, ma alfine e malgrado il cognome è anche lui un po' "terrone" e, non si sa come, non si sa perché, fa errori di grammatica che emanano un confortante aroma di casa. Errori solo di grammatica?
Questa, cari i cinque lettori di Apollonio, è l'Italia. La nazione che non ha bisogno d'essere ovunque conforme per essere tale - tanto meno ha (avuto a lungo) bisogno, di conseguenza, d'essere espressa da una norma o da uno stato. La nazione che, allattando sempre molti dritti, ha forse un dritto, di suo, e capita che in tale dritto qualcosa suoni come errore, ma, inestirpabili dal dritto, ha parecchi rovesci, dove, come per l'incanto di una fata o per la fattura d'una strega, l'errore sparisce, non c'è.

[Ecco la registrazione della dichiarazione, eventualmente preceduta da un fastidioso inserto pubblicitario e accompagnata da un commento che, spacciando l'errore per morfologico e lessicale, è più errato dell'errore che biasima.] 



7 commenti:

Sesto Sereno ha detto...

Ma sì, per carità, nessuno scandalo!
Tanto più che questi nostri fratellastri d'Italia, ricorrono spesso ad espressioni e gesti peggiori di uno strampalato congiuntivo imperfetto.
Dunque, passi per le regole grammaticali ... ma la cacofonia è imperdonabile: "succirissi" all'interno di una frase in dialetto è una nota armoniosa, mentre quel "succedesse", colpisce fastidiosamente, come una stecca.
Blak

Sesto Sereno ha detto...

Grazie, illustre Apollonio, per l'approfondimento tecnico. Certamente è andata così: l'incrocio di pianificazioni l'ha tradito. Ne traggo un prezioso insegnamento: attraversando un incrocio in presenza di telecamere, limitare la velocità. E massima prudenza.
Blak

Vito Lucio Maria ha detto...

Più esteso l’affratellamento ridicolo dell’altrimenti torvo Reguzzoni: l’area del congiuntivo imperfetto nell’apodosi d’un periodo ipotetico supera lo Stretto, come Apollonio ben sa: succirissi in regolarità di ricorrenza d’area napoletana (Campania, sud del Lazio, Puglia, Basilicata, nord della Calabria) è succe’resse. Vittima, il leghista, dello “spirito lieve, l’estesa larva diacronica, il fantasma ora benigno ora maligno d’una forma linguistica nata già prima … di una qualsivoglia storia nazionale”.
D’altro canto è un lapsus, per effetto del quale ha campo veritieramente il desiderio profondo del comico giustiziere padano, quello che Goethe amorevolmente narrava:
“ Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn,
Im dunklen Laub die Goldorangen glühn,
Ein sanfter Wind vom blauen Himmel weht,
. . .
Dahin! Dahin
Möcht ich mit dir, o mein Geliebter, ziehn! “
Ma dopo aver sorriso, viene in mente qualcosa che raggela. Hitler nel Mein Kampf descrive un profilo somatico, “razziale”, dell’ebreo, inesistente in rerum natura. L’analisi psicoanalitica da tempo ha dimostrato che il suo delirante tratteggiamento raffigurava in realtà il volto stesso del futuro Führer, alla cui distruzione, unitamente con quella dell’intera propria Nazione, dedicò la vita secondo suo veritiero desiderio, con successo molto prossimo all’assoluto.
Viene così da pensare che nel delirio raffigurativo d’una nazione padana che implica “l’altro” da escludere e da “cacciare” – come lo si potrebbe fare? Se quel progetto politico acquistasse mai catastrofica realizzabilità, sarebbe solo per mezzo di una soluzione finale di “pulizia etnica” - si ritrovi proprio quel profilo dell’ultranazione che ricomprende ed accomuna, più intensamente di altri forse, gli stessi affabulati “padani” e che proprio questa comunanza, questa indistruttibile unità, desiderano distruggere, a cominciare da quella che è, inseparabilmente, in loro stessi.
Tanti altri elementi, sintomi, dicono di vicinanza, assimilabilità, in profondità come in superficie, di questa ridicola ma poco divertente Lega Nord con il movimento nazista.

Apollonio Discolo ha detto...

All'amabile lettore. Non si faccia influenzare dalle reprimende normative dei saputelli e dall'apologo morale, forse un po' rivelatore, che Apollonio ha tratto dalla vicenda con aperta e scherzosa capziosità.
Il linguista sa infatti che le cose potrebbero essere andate diversamente da come pensano gli eterni possessori di matita rossa e blu che, quando non capiscono il mondo, prendono sempre la scorciatoia di correggerlo. Colui che Lei definisce il fratellastro potrebbe non essere incorso in un errore di grammatica ma in un incrocio di due diverse pianificazioni del discorso.
Prima che le parole ci escano dalla bocca, il nostro apparecchio cognitivo se le prefigura infatti con una sorta di interna pianificazione. Il presidente dei deputati leghisti padroneggia (ragionevolmente) tempi e modi del periodo ipotetico italiano ma gli sarà successa la cosa seguente.
Nella testa, la pianificazione sintattica "Immaginate se succedesse che, come vuole la Sinistra, il Governo cadesse" gli si è d'improvviso incrociata con quella, venuta a sovrapporsi, "Immaginate cosa succederebbe se passasse...".
Dall'intreccio è sortito manifesto il pasticcio, davanti a microfoni e telecamere.
Apollonio s'accorge però adesso che, anche messa così, s'apre la via per fare della vicenda un apologo morale. Non solo per celia, c'è da temere infatti che, in certe teste, intrecci e pasticci di pianificazione non riguardino solo il discorso.
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All'attento e dotto Lettore. Apollonio, discolo, Le sussurra: "Americanata?".
Evocare tali tragedie per un banale congiuntivo... suvvia! Non c'è italiano più italiano di chi si proclama, anzitutto, veneto, campano, siciliano o lombardo. Per la semplice ragione che è proprio così. E sono italiani i veneti, i campani, i siciliani, i lombardi e tutti gli altri fratelli che Dante, conoscendoli bene, pensò appunto di mettere nello stesso mucchio di rissosi malnati.

Vito Lucio Maria ha detto...

Quanto vivo il desiderio che la rassicurazione apollinea soprascritta sia di granitica fondatezza! Quanto accettabile dover constatare d'essere scivolati in un'americanata! "Granitica fondatezza" nel senso di costruita con lo stesso "materiale" d'un angolo di Sicilia d'inaspettata meraviglia, borgo di mille anime o poco più in provincia di Messina, Graniti della valle d'Alcantara (dicono che la denominazione derivi dal sostantivo latino del cereale d'elezione nazionale, granum, altra pietra angolare dell'ultranazione, ma la fondazione araba induce dubbi sul punto). Luogo che può essere eletto ad emblema della predetta fratellanza di rissosi malnati, poichè diede natali a Giovanni Calabrò, corredandone l'anima di vividi sogni. Fu maestro di Giorgio La Pira e poeta del dialetto friulano. Un siciliano diviene poeta sommo d'un idioma così apparentemente distante, può concepirsi prova migliore della asssolutezza dellultranazione?

Vito Lucio Maria ha detto...

Eppure ... Nel 91 a.C. si verificò un fenomeno senza precedenti e senza successive reiterazioni: una congerie di popoli italici con poco in comune tranne il fatto d'essere stati sconfitti prima d'allora da Roma, mosse contro l'Urbe non per emanciparsi dalla sua egemonia, bensì per compiutamente integrarsi ed annullarsi nella potenza egemone. Illustre opinione fa risalire a quel momento la nascita della lingua italiana e di quelle romanze conseguenti. L'attrattiva inenarrabile dello Jus civile sui popoli quin fruuntur, mai sopita nepppure nel periodo delle così dette invasioni barbariche. Fenomeno ancora (incredibilmente) in ampia misura inesplorato. In questa luce vanno forse ripensate le "vicende cruente, pur se lontane, che si accompagnarono all’unificazione linguistica e politica della Penisola per opera di Roma antica": magari la Penisola si unificò contro Roma antica, coartando quest'ultima all'unità con le armi; forse non vi è da essere imbarazzati per questa origine della Nazione, tutt'altro.
Da allora e fino alla Lega bossiana, mai è accaduto (o almeno, non se ne ha notizia) che un gruppo, un "movimento", odiasse questa meravigliosa fratellanza di malnati che è l'Italia, fin dentro il proprio stesso essere.
Ma chi è scivolato in un'americanata, purtroppo innegabilmente, deve per un pò tacere sul punto. L'americanata non è solo una defaillance di stile, è una perdita di lucidità.

Apollonio Discolo ha detto...

Apollonio Le è grato del consenso, attento Lettore. Ed è ridondante che si dica (ma lo si dice lo stesso, mettendo da parte lo stile) che "americanate" e perdite di lucidità sono anch'esse care, perché sono comuni. Sono infatti umane, come la lingua. E "Homo sum..." con ciò che segue.