2 settembre 2011

Vocabol'aria (1): "incaprettare"

"Legare per le zampe come un capretto [...]. Nel gergo mafioso, uccidere una persona legandole mani e piedi dietro la schiena con una corda che passa intorno al collo, in modo che la vittima, con qualsiasi piccolo movimento, si strangoli da sé".
L'immagine è cruda e Apollonio se ne scusa. Ha dalla sua, d'altra parte, la freddezza della scienza lessicografica. È quanto scrive, alla voce, il Supplemento 2004 del Grande dizionario della lingua italiana, fondato da Salvatore Battaglia.
Sulla scena internazionale come sulla nazionale, almeno dalla famigerata data del settembre 2001, tanto sui temi delle libertà civili quanto, più di recente, su quelli dell'economia, è tutta una serie di scomposti tentativi di muoversi che, per un verso o per l'altro, corrispondono a passi verso un progressivo strangolamento.
Nessuno lo fa ma c'è da chiedersi se la perversa combinazione di piccoli movimenti convulsi e contraddittori e di crescente senso di soffocamento non sia già bastevole prova che paesi occidentali e Italia in particolare siano nell'incomoda condizione dell'incaprettato. 

8 commenti:

cartabaggiana ha detto...

sull'incaprettamento dell'Italia e altri paesei, stenderei un vello pietoso;

Apollonio Discolo ha detto...

Una provvida precipitazione, tempestivo Lettore, varia gustosamente il cliché, nel Suo breve scritto. Apollonio si interroga divertito sui modi coi quali, nelle sue prossime uscite, potrà profittare dell'invenzione Sua (o del caso). Ma Le dice subito che ha ragione. Un "velo" sarebbe poco e ci vuole molto pelo sullo stomaco a raccontare certe storie ai buggerati: "per proteggerLa dai malintenzionati, favorisca in questura"; "Infili la testa in questo guinzaglio e vedrà che così La si salva dai cravattai".

cartabaggiana ha detto...

tra tante stecche, una è corretta: vello non (h)a caso..

circa i buggerati:

un tizio un giorno decise di lasciare libero il suo cane fuori dall'aia; il giorno dopo lo trovò sbranato da altri cani;

un tizio teneva il suo cane prigioniero nell'aia, non riusciva a mettere il muso fuori; esso visse a lungo, morì di vecchiaia;

ma ciò - mi rendo conto - non rende l'idea.

cartabaggiana ha detto...

stecche mie, s'intende.

Sesto Sereno ha detto...

Tuttavia, illustre Apollonio, va riconosciuta all'Italia - anche qui in particolare - l'abilità necessaria per incaprettarsi con le proprie mani.
Blak

Apollonio Discolo ha detto...

L'incaprettamento riflessivo pare ad Apollonio generale. Ma certo, amabile Lettore, nel garbuglio occidentale, quello italiano pare presentare caratteri specifici dovuti al genio nazionale. Ci sono circostanze in cui ogni nazione dà il meglio di sé.

Vito Lucio Maria ha detto...

Quando si giunga in prossimità d'Apollonio compiutamente - id est, nella sua dualità di dominus di questo blog e di servus grammaticus nella vita d'una scienza il cui cammino "deve ancora essere intrapreso" - si genera non si sa da dove l'imperativo di far sul serio, di capire a fondo. Quasi subito si è certi che Apollonio non è un passaggio fra tanti, che ben difficilmente lo si lascerà indietro. Così, proponendosi d'unificare quanto più è possibile entro il cono di luce della riflessione una multiformità immane, soccorre la tecnica di percorrere il paesaggio a volo alto e veloce, così che l'attenzione possa rimanere catturata solo dai lucori più intensi di bellezza.
Per quanto riguarda l'opus domini, il pù bello fra i post fin qui donati tramite questo blog potrebbe essere quello del 21 dicembre 2010, "Denis Diderot scrive a Louise-Henriette, detta Sophie". Difficile scelta fra innumeri scintillii, ma ormai compiuta. Poi si vedrà di decidere analogamente sul paesaggio dell'opus servile, che è scelta ben più ardua.
Ma in quest'ordine artificioso, strumentale e precario, edificato con la sola sensibilità estetica, sorge una domanda che forse ha sostanza ben più solida. La bellezza è una pertinenza anch'ella? A quali possibili sistemi di relazioni? Comune è l'esperienza per cui sistemi di relazioni poderosi ed assolutamente "ben fatti", non rescono ad annoverare la bellezza fra i loro ospiti, neppure fra quelli domenicali, mentre costrutti d'assoluta umiltà sembrano averla acquisita come ancella fin dal primo vagito. Come Apollonio ha ben chiarito, Roman Jakobson con la sua funzione poetica poco ha spiegato al riguardo, salvo il merito d'aver segnalato con forza l'arcano proprio in limine d'una scienza che chiede disperatamene di nascere.

Apollonio Discolo ha detto...

Grazie, attento Lettore, ma "zuviel der Ehre". Del resto, il merito del post che Lei giudica più bello è appunto dell'odiosamato DD (troppo lungo dire qui perché "odiosamato"). Quanto alla bellezza, certo che è pertinenza! La pertinenza per eccellenza, la pertinenza modello. Ed è la sola cosa che, nell'esperienza umana, merita lacrime, come è capitato di scrivere allo sparuto alter ego di Apollonio, scopiazzando e scorciando malamente alcune pagine di un connazionale di Roman Jakobson, Fëdor Dostoevskij.