12 aprile 2012

"Rimontiamo"

"Rimontiamo": è trascorso un po' di tempo e, forse, adesso se ne può parlare, con più calma. 
L'anacronismo è del resto un tratto di questo blog e del suo improbabile animatore, sin dal nome medesimo. Ad Apollonio è capitato di reagire a caldo a qualche fatto del giorno: imperdonabilmente. In quei casi, infatti, si è ingigantito in lui il sentimento (che l'accompagna sempre, a dire il vero: anche in questo momento) d'avere perso un'ottima occasione di tacere, per colpevole indulgenza verso le pieghe più ignobili della sua indole. Ma il peggio di ciascuno (come si è talvolta ricordato) è forse la sola cosa umana incoercibile: prima o poi, comunque lo si mascheri e qualsiasi mezzo si usi per reprimerlo, viene ineluttabilmente a galla.
"Rimontiamo", allora. Con felice anagramma, ora sono alcuni mesi, fu prontamente illustrato così da Stefano Bartezzaghi l'atteso arrivo del professor Mario Monti alla Presidenza del Consiglio dei ministri. 
Sui mezzi di comunicazione, l'eco fu immediata e universale e finì per colpire anche l'orecchio di Apollonio, che, nella sua amara Citera, ne restò ammirato, come tutti. Cominciò poi, però e com'è sua abitudine (o vizio?), a considerare quel prodotto linguistico dell'ingegno con l'attenzione che la lingua domanda sempre: sotto ogni forma essa si presenti.
Osservò allora che, manipolando l'ordine delle lettere di un nome proprio, con "Rimontiamo" e nella sua icastica concisione, veniva appunto fuori una proposizione, con un soggetto, e, al tempo stesso, una frase, con un enunciatore. 
L'individuazione del soggetto di "Rimontiamo" non poneva e non pone problemi. È un pronome di prima persona plurale ('noi') che qualcuno potrebbe dire tacito solo fingendo di non vedere che esso è presente non solo concettualmente ma anche formalmente, per via dell'univoca desinenza verbale.
Le cose stavano e stanno diversamente quanto all'enunciatore. L'anagramma resta in proposito indeterminato. Apollonio non nasconde peraltro ai suoi due lettori che, a suo parere, gran parte della sapidezza della trovata ludica sta proprio in tale nebulosa indeterminatezza. Adoperando un 'noi',  chi proferisce "Rimontiamo"? E, a questo punto, il 'noi' che l'enunciatore proferisce è un 'noi' inclusivo o non-inclusivo? È un 'noi' che coinvolge o esclude coloro cui la parola è destinata come interlocutori?
Apollonio lo sa: l'entusiasmo di quei momenti, l'euforia che sempre s'accompagna al cambiamento (o a ciò che pare tale) non permettevano dubbi analitici del genere e escludevano che la lama della critica entrasse in simili dettagli dell'espressione.
Spinta con forza dagli organi di stampa e dalla loro naturale tendenza a praticare e a incoraggiare l'ottusità, all'animo di tutti si imponeva l'interpretazione all'epoca trattata come unica. Secondo tale interpretazione, a proferire quel "Rimontiamo", comprendendosi nel 'noi', sarebbe stata l'intera comunità nazionale italiana, una voce. Come si sa, precedenti vicende politiche l'avevano infatti avviata al declino. Con quel "Rimontiamo", essa avrebbe dunque dato segno di star provando a risalire la china, tutta insieme.
Almeno un'altra interpretazione era però già allora possibile e naturale. Che a proferire quel "Rimontiamo" fosse invece qualche segmento ben orientato dell'eterna classe dirigente italiana, una parte precisa anche se indefinita e forse indefinibile secondo stretti parametri politici, perché tendente  ideologicamente alla rappresentanza del tutto. Una parte che, rimasta apparentemente nell'ombra e nelle seconde file per qualche tempo, si stesse appunto ripresentando, con altre facce, negli alti luoghi del potere che aveva per tradizione frequentato. Che, insomma e detto da qualcuno, "Rimontiamo" valesse semplicemente 'Guardate, voi che restate giù, che noi stiamo tornando su'.
Di politica, lo ha già detto, Apollonio non capisce un'acca. Ha forte però l'ingenuo dubbio che, passati gli entusiasmi, stia diventando sempre più problematico capire come vada appunto letto quel "Rimontiamo", trovato dalla penna acuta di un sodale anagrammista come celata chiave interpretativa di un'ennesima fase nebulosa della vita nazionale.

3 commenti:

Vito Lucio Maria ha detto...

Mi permetto d'osservare che solo una classe dirigente può andar su o tornarvi. Resta unicamente da valutare se da lì voglia e sappia gestire in vista d'un interesse più ampio di quello della propria consorteria. Non vi è mai un interesse generale, al più prevalente, diffuso, di rado maggioritario. L'esigibile da un gruppo dirigente è solo l'accettabile composizione dei conflitti, che i subalterni, i vinti, non patiscano più dell'indispensabile. Il 'noi' qui era ab ortu non-inclusivo, a mio parere. Lo si misconosce e ci si illude per qualche tempo - tutti, a turno, non esclusi coloro che, come Apollonio, quando tacciono privano gli altri d'inestimabili beni - solo perchè è arduo tener testa sempre e senza cedimenti alla visione veritiera dei rapporti sociali.

Sesto Sereno (non tanto, per l'occasione) ha detto...

Illustre Apollonio, tutto ciò che è accaduto dopo quella "ri-monta", mi induce a credere che "rimontiano" sia naturalmente non-inclusivo, ma produttivo di effetti dolorosamente "inclusivi" in coloro che, più che una voce, dovrebbero cacciare un urlo.
Blac

NostraDannus ha detto...

La politica dei tecnici più che ad un es-clusivo fare da apripista a possibili rimonte di una classe dirigente a pezzi da decenni (“Animi Morto”), a me sembra che alluda a quel dis-fare a destra e a manca, dall'Alpi allo Ionio (“Mari o Monti”) tipico del volemose bene del “Matrimonio” all'italiana; “Rimontiamo” dunque, fa venire il sospetto che sia quel raccattare i cocci sparsi qua e là in ogni meato sociale ed incollarli alla meglio tra loro, se in modo corretto e onesto non saprei dirlo, di sicuro appare tardivo.