15 ottobre 2026

Che cosa è l'Intelligenza Artificiale?

La cosiddetta Intelligenza Artificiale (o, come altri, più di recente, ha pensato di ribattezzarla, la Superintelligenza) è il macchinario più efficiente e rimunerativo fin qui concepito per l'apparente desoggetivizzazione della δόξα.
Agli esseri umani, l'ἀλήθεια è inaccessibile, come del resto l'ἄπειρον. Provvede a renderli vagamente accostabili una negazione e nella negazione sta il fondamento di un pensiero (e di una vita) di ricerca. Ma è roba di estremo impegno e di un impegno, d'altronde, tutt'altro che redditizio.
A disposizione di ciascuno, con meno fatica, c'è invece la δόξα. Servirsene al di là della soggettività, proporre e fare un uso sociale e condiviso delle sue supposte certezze positive impone però, se non di desoggettivizzarla (operazione impossibile), di darle l'apparenza di una  compiuta desoggettivizzazione. 
Che una δόξα si presenti come desoggettivizzata, condivisibile nella sua parvenza di (simulata) oggettività, è condizione per la sua circolazione. In tal modo, essa funziona come surrogato dell'ἀλήθεια. A questa, come si è detto, ci si può accostare, restandone ovviamente sempre esclusi, per via di negazione. Una δόξα desoggettivizzata è molto più facile da fare propria. Per via di una definizione positiva, essa pone solo problemi marginali ed è soprattutto sempre pronta all'uso.   
Da millenni, procedure per la desoggettivizzazione apparente della δόξα sono state messe a punto in modo artigianale e hanno funzionato nei loro limiti spaziali e temporali. Artefici geniali, individualmente o in équipe, spesso con una bottega e una scuola, hanno proposto varie desoggettivizzazioni di δόξαι a vari gradi di efficienza e con vari gradi di successo. Ne circolano in effetti ancora alcune millenarie, che proclamano di essere manifestazione della ἀλήθεια, di essere partecipi dell'ἄπειρον e di aprire la strada verso ambedue, ma solo dopo la fine di una esperienza testimoniabile, di una Erlebnis.  
Con l'arrivo dell'evo moderno e industriale, il problema di rendere più efficace il processo di desoggettivazione apparente della δόξα si è immediatamente posto, in parallelo con lo sviluppo di una meccanizzazione della produzione di beni e di prospettive geografiche ben più larghe che in passato. 
Ne risultò la messa a punto delle ideologie, cioè di macchine ancora solo ideali e dai processi solo approssimativi nella produzione e nella messa in circolazione di δόξαι desogettivizzate in modo adeguato al mondo moderno. 
Lo sviluppo di tecnologie della comunicazione (anzitutto, la stampa, poi, con progressiva accelerazione, cinema, radio, televisione) permise una diffusione delle ideologie sempre più larga e capillare. Nelle sue varie declinazioni, eventualmente confliggenti, la δόξα visse quindi i relativi fasti ideologici per più di due secoli.
Nel declino dell'evo moderno, con il perfezionamento (in corso) della sua putrefazione, un ruolo fondamentale ha giocato, come si sa, il mutato rapporto tra ideologie e tecnologia. Da strumento per la diffusione della δόξα ideologica, la tecnologia si è fatta essa stessa ideologia. E con la sua pretesa di neutralità, ideologia totalizzante. Essa ha mostrato come le vecchie ideologie fossero frattanto divenute macchine obsolete per la desogettivizzazione della δόξα. Ecco appunto: superando per efficienza le ideologie, l'Intelligenza Artificiale è il macchinario tecnologico che desogettivizza la δόξα nella fase di avanzata putrefazione del moderno. 
Nel mercato, c'è d'altra parte una richiesta crescente di δόξα apparentemente desoggettivizzata, da condividere e da mettere in opera. La pretesa di efficienza è in proposito soddisfatta in modo paradossale (ma dal moderno in avanti, la circolazione e la messa in opera di paradossi è diventata la norma, nei consorzi umani). L'efficienza si ottiene infatti rendendo sempre maggiore e più diffuso il non sapere ciò che si fa. In altre parole, l'incompetenza: il processo è del resto operante e noto da diversi secoli. 
Va detto d'altra parte che l'Intelligenza artificiale produce industrialmente e rende disponibile δόξα apparentemente desoggettivizzata in una maniera tanto economica ed efficace da rendere al paragone insostenibile ogni altro metodo di produzione e utopistico ogni sogno di ritorno indietro. 
L'Intelligenza Artificiale è in grado di desogettivizzare e, in effetti, già desoggettivizza apparentemente una quantità illimitata di δόξα, utilizzabile immediatamente in ogni campo dell'attività umana. Nessuna ideologia (e, si può aggiungere, nessuna religione) è (mai stata) in grado di fare altrettanto. E si tratta, si osservi, di un mero effetto di uno sviluppo tecnologico. Poco vi hanno avuto un ruolo le cosiddette scienze, cioè i tentativi moderni di prosecuzione di un impegno nell'accostamento negativo alla ἀλήθεια. D'altra parte. queste non sono state sempre rigorosamente condotte e hanno sovente operato (presentandosi al mondo) come macchine ideologiche della certezza, quindi come altre subdole guise di apparente desoggettivizzazione della δόξα. 
Prima dell'Intelligenza Artificiale, la produzione di δόξα apparentemente desoggettivizzata, oltre a essere soggetta a importanti limitazioni tecniche, era dispersa in una grande quantità di piccole manifatture, non di rado concorrenti. Con l'Intelligenza Artificiale, essa è concentrata in pochi, giganteschi opifici, con spettacolari economie di scala. Chiunque si ostini a produrre ancora δόξα desoggettivizzata con vecchie macchine ideologiche è ormai completamente fuori del mercato.
Combinando tecnologicamente la funzione di macchina per la produzione e di mezzo di comunicazione e diffusione della δόξα apparentemente desogettivizzata, con l'Intelligenza Artificiale profitti e vantaggi di chi la produce e la mette sul mercato sono diventati enormi. Il relativo settore è già in effetti tra i maggiori nell'economia globale.

[Un po' di Parmenide serve sempre, per capire il mondo come va, anche quando si vive la fase della putrefazione del moderno.]

8 ottobre 2026

Linguistica e finanziamento della ricerca: carta, penna. E cestino?

Finanziamenti alla ricerca? Pochi spiccioli ai matematici. Quanto basta per dotarli di carta, di penna e di cestino. Ancora più economici i linguisti: mai avuto bisogno del cestino.

L'apologo è stato forse inghiottito dal gorgo di serioso sussiego in cui a raggio decrescente e a velocità crescente gira vorticosamente l'università, anche nelle sue declinazioni umanistiche, testimone fino a pochi anni or sono l'alter ego di Apollonio. Con eventuali modeste varianti, esso circolava già quando, sempre lui, ma ragazzo, cominciò a frequentare l'ambiente. Ragionevolmente, anche da prima. Intesane l'antifona, di esso fece pensoso tesoro (ohibò!). Etimologicamente contento, lira più, lira meno, di carta e penna. E, come fu subito e resta altresì evidente, di nessun cestino. Ma padrone del suo tempo e della sua ricerca e libero di andare dove gli è parso. Per fare ricerca linguistica con serenità e soddisfazione personale, d'altra parte, non è per nulla detto che si debba essere ricchi di famiglia, ma è senza alcun dubbio indispensabile che, soprattutto con se stessi (con gli altri, cosa importa?), ci si conduca come se lo si fosse.

6 ottobre 2026

"Name dropping", gallismo e affinità chimica

"[Mia madre] Si prendeva cura di me. Era lei che due volte a settimana mi accompagnava in treno a Catania. Soffrivo di calcoli renali. Un giorno, tornando da una di quelle visite, incontrammo in treno una signora. Parlò a lungo con la mamma e disse che era in Sicilia per studiare la collezione di opere greche custodite al museo di Siracusa. Solo anni dopo scoprii che quella donna affascinante era Marguerite Yourcenar".
Lo scopristi come?
"A una lezione di Santo Mazzarino, tra i libri obbligatori che avremmo dovuto portare per il programma, c'era l'edizione francese de Le memorie di Adriano. Sul retro della copertina il suo volto. La riconobbi immediatamente".
È un lacerto di un'intervista comparsa un paio di giorni or sono sul supplemento culturale di una gazzetta nazionale. L'intervista si raccomanda a chi cerca un lampante esempio della pratica del name dropping: le parole dell'intervistato abbondano di nomi noti e non c'è racconto di una sua vicenda biografica che non ne sia infiorettato. Talvolta, comicamente: "In quelle mattine mi capitava di trovare spesso davanti al portone un giovane dall'aria allampanata, i capelli in disordine e il naso affilato. Era Franco Battiato. Seguì per un po' le lezioni di Mazzarino, poi sparì. Scoprii anni dopo che era diventato un cantante molto amato". E - chiede rilanciando l'intervistatore - Manlio Sgalambro? "Fu mio professore di filosofia al liceo. Già allora aveva uno stile creativo e una lingua 'sovversiva'. Fu il mio primo maestro insieme a Sebastiano Addamo, scrittore interessante, amico di Vittorini e Sciascia".
Questi modi dell'intervistato, per l'intervistatore spassosi ma in qualche modo imbarazzanti, fanno sì che, in apertura del suo pezzo, il secondo metta appunto le mani avanti. Scrive: "Non saprei dire quanto nelle parole [dell'intervistato] ci sia una sorta di 'racconto aumentato' [grazioso eufemismo], lievitato nello slancio dell'immaginazione [eufemismo altrettanto grazioso] o al riparo di quella 'letteratura come menzogna' che fu geniale rispecchiamento con Giorgio Manganelli, che [l'intervistato] considera uno dei maestri".
In proposito, Apollonio lascerebbe tuttavia in pace (la memoria di) Giorgio Manganelli. Il milanese Manganelli praticava sì la menzogna letteraria con intenzione, ma non raccontava sospette panzane. Non ne raccontava certamente di sé per rendere tumida, gonfiandola, la sua immagine pubblica. Faceva semmai il contrario in proposito.
In funzione dell'intervistato, il riferimento pertinente è invece un altro né è detto si sia trattato di ispirazione per lui, piuttosto di uno sviluppo autonomo di un'attitudine comparabile, non rara nell'ethos siciliano, soprattutto nell'area meridionale e orientale dell'isola. Satirico testimone letterario ne fu Brancati, che sopra corde morali diverse, ma fondamentalmente consonanti quanto al sospetto, se non alla certezza di vuota vanteria, parlò appunto di gallismo. 
In effetti, un Andrea Camilleri non ancora ventenne, a zonzo qui e là per la Sicilia appena occupata dagli Alleati, sarebbe una volta incappato nel generale George Patton, assistendo a un suo gesto rabbioso e impulsivo; un'altra si sarebbe intrattenuto con un fotografo, all'opera nella Valle dei Templi, che, dopo avere anche colto con il suo obiettivo momenti di un duello aereo, guarda caso improvvisamente scatenatosi sopra il sito archeologico, si sarebbe congedato dal giovanotto dicendo di chiamarsi Robert Capa. C'è poi il caso della perturbante apparizione di Luigi Pirandello a casa Camilleri, a Porto Empedocle, negli anni Trenta. Pirandello e la nonna materna del piccolo Andrea erano cugini. In un sonnolento e caldo pomeriggio siciliano, l'anziano Accademico d'Italia, impettito nella sua grande uniforme, dopo avere presenziato in paese a una cerimonia pubblica, si sarebbe inopinatamente presentato alla porta della famiglia Camilleri per rendere visita alla cugina. Ad aprire quella porta, restandone impressionato per sempre, sarebbe stato il bimbo in mutande, intento in quel momento a leggere sopra una poltrona, mentre per la calura nonna e genitori si concedevano una pennichella. Di quella cerimonia e dell'importante presenza a Porto Empedocle, nella famiglia di Andrea, nessuno avrebbe saputo nulla, nemmeno il padre del bimbo, figura non di secondo piano nella vita pubblica locale del tempo. 
Tutto questo (e altro) si apprende dalla Cronologia che correda il Meridiano dello scrittore di Porto Empedocle, il cui racconto autobiografico si immagina facilmente come (unica) fonte in proposito e come altro caso esemplare della pratica del name dropping, ai fini di un'amplificazione della propria immagine pubblica. 
È d'altra parte certo che, quando nome e successo di Andrea Camilleri s'erano ben consolidati, l'intervistato dell'esordio di questo frustolo, accidentale, infantile o adolescenziale compagno di viaggio di Marguerite Yourcenar sopra un treno siciliano, fu chiamato a curare con la sua prosa immaginifica i risvolti di copertina delle cadenzate sortite della saga del commissario Salvo Montalbano. 
Difficile pensare nella circostanza che si sia trattato di un caso. Ha l'aria d'essere piuttosto un esempio di ciò che, per metafora, si potrebbe definire una affinità chimica. Come tra gli elementi, ci sono infatti personaggi che tendono a legarsi tra loro.

2 ottobre 2026

Linguistica candida (87): "fōt" : "fōti" e "fōt" : "fēt"

Tra "cosa è la lingua?" e "come funziona la lingua?" è fuor di dubbio che solo il secondo è un quesito sperimentalmente ragionevole, per gli esseri umani. E tentare di farsi esente dalle invadenti speculazioni alle quali si è sempre prestato il primo è forse il compito primordiale di chi intende partecipare con modesta efficacia a un articolato sviluppo del secondo: "Par opposition à l'idée fausse que nous nous en faisons volontiers, la langue n'est pas un mécanisme créé et agencé en vue des concepts à exprimer. Nous voyons au contraire que l'état issu du changement n'était pas destiné a marquer les significations dont il s'imprègne. Un état fortuit est donné: fōt : fēt, et l'on s'en empare pour lui faire porter la distinction du singulier et du pluriel; fōt : fēt n'est pas mieux fait pour cela que fōt : fōti. Dans chaque état l'esprit s'insuffle dans une matière donnée et la vivifie. Cette vue, qui nous est inspirée par la linguistique historique, est inconnue à la grammaire traditionnelle, qui n'aurait jamais pu l'acquérir par ses propres méthodes. La plupart des philosophes de la langue l'ignorent également: et cependant rien de plus important au point de vue philosophique", dettò così, più o meno, alla sua scolaresca Ferdinand de Saussure (terzo paragrafo del terzo capitolo della parte prima del Cours). E ci si deve dire tuttavia in disaccordo con lui per quel suo "la plupart", elegante e garbato. A rischio di inurbanità ma anche di esattezza, si potrebbe infatti azzardare che si trattava in realtà e si tratta ancora di "la totalité".

[L'immagine - Ferdinand de Saussure, Bal costumé 1901, Lacombe et Arlaud, Genève, Archives Jacques et Philippe de Saussure 2013 - è tratta dalla copertina di Ferdinand de Saussure, Une vie en lettres, Diachronie dressée par Claudia Mejía Quijiano, Éditions Nouvelles Cécile Defaut, Nantes 2014.]