6 ottobre 2026

"Name dropping", gallismo e affinità chimica

"[Mia madre] Si prendeva cura di me. Era lei che due volte a settimana mi accompagnava in treno a Catania. Soffrivo di calcoli renali. Un giorno, tornando da una di quelle visite, incontrammo in treno una signora. Parlò a lungo con la mamma e disse che era in Sicilia per studiare la collezione di opere greche custodite al museo di Siracusa. Solo anni dopo scoprii che quella donna affascinante era Marguerite Yourcenar".
Lo scopristi come?
"A una lezione di Santo Mazzarino, tra i libri obbligatori che avremmo dovuto portare per il programma, c'era l'edizione francese de Le memorie di Adriano. Sul retro della copertina il suo volto. La riconobbi immediatamente".
È un lacerto di un'intervista comparsa un paio di giorni or sono sul supplemento culturale di una gazzetta nazionale. L'intervista si raccomanda a chi cerca un lampante esempio della pratica del name dropping: le parole dell'intervistato abbondano di nomi noti e non c'è racconto di una sua vicenda biografica che non ne sia infiorettato. Talvolta, comicamente: "In quelle mattine mi capitava di trovare spesso davanti al portone un giovane dall'aria allampanata, i capelli in disordine e il naso affilato. Era Franco Battiato. Seguì per un po' le lezioni di Mazzarino, poi sparì. Scoprii anni dopo che era diventato un cantante molto amato". E - chiede rilanciando l'intervistatore - Manlio Sgalambro? "Fu mio professore di filosofia al liceo. Già allora aveva uno stile creativo e una lingua 'sovversiva'. Fu il mio primo maestro insieme a Sebastiano Addamo, scrittore interessante, amico di Vittorini e Sciascia".
Questi modi dell'intervistato, per l'intervistatore spassosi ma in qualche modo imbarazzanti, fanno sì che, in apertura del suo pezzo, il secondo metta appunto le mani avanti. Scrive: "Non saprei dire quanto nelle parole [dell'intervistato] ci sia una sorta di 'racconto aumentato' [grazioso eufemismo], lievitato nello slancio dell'immaginazione [eufemismo altrettanto grazioso] o al riparo di quella 'letteratura come menzogna' che fu geniale rispecchiamento con Giorgio Manganelli, che [l'intervistato] considera uno dei maestri".
In proposito, Apollonio lascerebbe tuttavia in pace (la memoria di) Giorgio Manganelli. Il milanese Manganelli praticava sì la menzogna letteraria con intenzione, ma non raccontava sospette panzane. Non ne raccontava certamente di sé per rendere tumida, gonfiandola, la sua immagine pubblica. Faceva semmai il contrario in proposito.
In funzione dell'intervistato, il riferimento pertinente è invece un altro né è detto si sia trattato di ispirazione per lui, piuttosto di uno sviluppo autonomo di un'attitudine comparabile, non rara nell'ethos siciliano, soprattutto nell'area meridionale e orientale dell'isola. Satirico testimone letterario ne fu Brancati, che sopra corde morali diverse, ma fondamentalmente consonanti quanto al sospetto, se non alla certezza di vuota vanteria, parlò appunto di gallismo. 
In effetti, un Andrea Camilleri non ancora ventenne, a zonzo qui e là per la Sicilia appena occupata dagli Alleati, sarebbe una volta incappato nel generale George Patton, assistendo a un suo gesto rabbioso e impulsivo; un'altra si sarebbe intrattenuto con un fotografo, all'opera nella Valle dei Templi, che, dopo avere anche colto con il suo obiettivo momenti di un duello aereo, guarda caso improvvisamente scatenatosi sopra il sito archeologico, si sarebbe congedato dal giovanotto dicendo di chiamarsi Robert Capa. C'è poi il caso della perturbante apparizione di Luigi Pirandello a casa Camilleri, a Porto Empedocle, negli anni Trenta. Pirandello e la nonna materna del piccolo Andrea erano cugini. In un sonnolento e caldo pomeriggio siciliano, l'anziano Accademico d'Italia, impettito nella sua grande uniforme, dopo avere presenziato in paese a una cerimonia pubblica, si sarebbe inopinatamente presentato alla porta della famiglia Camilleri per rendere visita alla cugina. Ad aprire quella porta, restandone impressionato per sempre, sarebbe stato il bimbo in mutande, intento in quel momento a leggere sopra una poltrona, mentre per la calura nonna e genitori si concedevano una pennichella. Di quella cerimonia e dell'importante presenza a Porto Empedocle, nella famiglia di Andrea, nessuno avrebbe saputo nulla, nemmeno il padre del bimbo, figura non di secondo piano nella vita pubblica locale del tempo. 
Tutto questo (e altro) si apprende dalla Cronologia che correda il Meridiano dello scrittore di Porto Empedocle, il cui racconto autobiografico si immagina facilmente come (unica) fonte in proposito e come altro caso esemplare della pratica del name dropping, ai fini di un'amplificazione della propria immagine pubblica. 
È d'altra parte certo che, quando nome e successo di Andrea Camilleri s'erano ben consolidati, l'intervistato dell'esordio di questo frustolo, accidentale, infantile o adolescenziale compagno di viaggio di Marguerite Yourcenar sopra un treno siciliano, fu chiamato a curare con la sua prosa immaginifica i risvolti di copertina delle cadenzate sortite della saga del commissario Salvo Montalbano. 
Difficile pensare nella circostanza che si sia trattato di un caso. Ha l'aria d'essere piuttosto un esempio di ciò che, per metafora, si potrebbe definire una affinità chimica. Come tra gli elementi, ci sono infatti personaggi che tendono a legarsi tra loro.

Nessun commento:

Posta un commento