4 novembre 2012

Linguistica da strapazzo (6): Scopi bestiali

Concedere ad altre specie viventi capacità comunicative teleonomicamente ordinate, dopo averne ipotizzata una, e fondamentale, per la specie umana, capacità meritevoli inoltre di essere indagate, passa già per gran segno di apertura mentale della scienza. Umana.
Ad Apollonio non pare segno di apertura. Gli pare al contrario segno di grettezza: tratto caratteristico della specie, a giudicare dagli esponenti (lui medesimo incluso, ovviamente) che gli è capitato fin qui di esperire.
Se non ci fosse grettezza, non di capacità (e attività) comunicative si parlerebbe per altri esseri viventi ma di capacità (e attività) espressive. Sarebbe un'ipotesi almeno meglio rispettosa: rispettosa anche, se non soprattutto degli esseri umani medesimi, qui s'intende. 
Se non ci fosse grettezza, disumanandosi nei limiti del possibile, di tali capacità e delle connesse attività si cercherebbero le pertinenze. 
Forse c'è solo il caos. Forse nemmeno il caos c'è. L'ipotesi, relativa a tali possibilità e che non le esclude, mettendole come si può solo alla prova, è che però il vivente (solo il vivente?), esprimendosi, visto che pare lo faccia, lo faccia secondo sistema: per relazioni; per differenze. 
Scopo di tale sistema? Altrettanto misterioso e insondabile della sua eventuale causa. Che tanfo d'umano sale d'altra parte da simili categorie, che non smettono di spesseggiare nelle cosiddette scienze umane e oggi sempre più (per via del connubio di un neuro- e di un bio-) lo fanno ridicolmente anche altrove. Causa? Scopo? Per favore, si aprano le finestre!  
Solo uno spirito gretto può allora pensare, a conferma del pre-giudizio di esseri ritenuti in ogni caso inferiori, che tali pertinenze siano dettate dagli scopi comunicativi, comunque tali scopi siano concepiti. Solo uno spirito gretto può del resto condursi a vedere nella lingua e in ogni altra forma il vivente si esprima un affare di scopi. 
Scopi che sono peraltro solo quelli che una limitata fantasia concede di immaginare a chi li concepisce e, con la pretesa di averne così capito l'ipotetica espressione, li attribuisce ad altri: bestie incluse e perciò equiparate agli sciocchi esseri umani, senza certo averlo mai meritato né autorizzato.

1 commento:

Anonimo ha detto...

"Tu penserai che
sono esagerato. Ma vedi, ricevo dozzine e dozzine di lettere
alla settimana, e sempre chi mi scrive mi chiede
qualcosa, o pretende qualcosa, magari solo di essere
preso in considerazione. Tu invece non mi chiedi nulla,
mi dai soltanto. Ti ha spinto a scrivermi solo un momento
di allegria, e che debbo dirti, questa allegria che non
vuole niente è per me tutto"

Pier Paolo Pasolini, 'Un'anima pienza di grazia', in "Tempo", n. 38, 20 settembre 1969.