8 marzo 2013

Linguistica da strapazzo (12): "Difficiles nugae"

Si è sempre controllato con attenzione e Si è sempre controllati con attenzione sono un'esemplare coppia minima sintattica. Basta commutare la -o con la -i per provocare una catastrofe interpretativa (che è ovviamente effetto d'una catastrofe sintattica) e per passare, quanto a diatesi, dall'attivo al passivo o, forse meglio, dal non-passivo al passivo (non si irrita così l'alter ego secolare di Apollonio, che, come sanno gli intimi, ha la fisima del medio). E per scivolare, quanto ai tempi verbali, dal passato prossimo al presente. Pare poco, per un cambio di vocale?
Il valore impersonale resta costante nelle due proposizioni e, con esso, quel 'noi' funzionale che occhieggia sovente, se non sempre, dietro un impersonale formale. Nel caso del participio terminante in -o, però, è il soggetto (non-specificato) ad aver controllato: "Carne equina nel ragù? Impossibile! Nella nostra ditta si è sempre controllato con attenzione". Nel caso del participio terminante per -i, è il soggetto (sempre non-specificato) a essere controllato: "Mi raccomando, niente liquidi o altre diavolerie nel bagaglio a mano. A Kloten si è sempre controllati con attenzione".
Càpita poi, a ben vedere, che la terminazione in -i, mantenendo costante, quanto al numero, il valore di un arbitrario plurale, possa essere, come maschile, non-marcata quanto al genere: si sa, è questa un'ingiustizia forse riparabile nel lessico ma certo insanabile in morfosintassi. O essere maschile a tutti gli effetti, se posta in opposizione con una possibile -e. "Al concorso di Miss Italia, si è sempre controllate con attenzione" potrebbero magari dire le candidate reginette, servendosi di un impersonale passivo in cui il soggetto non-specificato è ovviamente di genere femminile.
In funzione di numero e genere, non va allo stesso modo con controllato e la sua -o. Anche se può sembrarlo, controllato non è singolare né maschile, come non lo sono parlatosmesso in Si è parlato a lungo di trasformazioni, in proposito, poi d'improvviso si è smesso.
Tra gli apparecchi descrittivi disponibili sul mercato grammaticale, a conoscenza di Apollonio, solo uno, messo di fronte a una minuzia come questa, riesce a trattarla e a trattarne la differenza con accettabile eleganza e a inserirla nel leggero quadro sistematico di evidenti regolarità. Gli altri la ignorano o s'appellano, balbettando metafore di movimenti e simili, a cigolanti ordigni concettuali. O forse pare così ad Apollonio, che è appunto un linguista da strapazzo.   

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