31 agosto 2026

Idiomi (4): "Metterci la faccia", dalla figura alla lettera

Metterci la faccia circola da qualche tempo nel discorso pubblico (e, a dire il vero, anche nel privato), come espressione di chi rivendica in tal modo il proprio impegno e la propria responsabilità in funzione di qualche vicenda, di norma scabrosa e di difficile accostamento. 
Di tale presenza nella lingua della politica si sono accorti in molti e molte, ma, per ciò che risulta ad Apollonio, non con un'attenzione bastevole a osservare che si tratta di una figura. Né per osservare che, non solo da oggi, ma oggi in modo parossistico, una strana deriva conduce la locuzione fuori della figura e la spinge verso la lettera o quasi.
Alla lettera, "metterci la faccia" può essere infatti adoperata per dire di un comportamento comunicativo oggi diffuso. Il tema, come si comprende, ha risvolti antropologici e culturali tutt'altro che banali, ma qui essi sono soltanto sollecitati ed evocati, più che approfonditi e discussi.
Apollonio non sa dire quando la locuzione sia precisamente comparsa, nel suo uso figurato. Non è tema di rilievo per questo frustolo e, a chi volesse saperlo, si consiglia di fare da sé le opportune ricerche. L'impressione è però che la sua epifania vada indietro di parecchio e che non si tratti di invenzione del secolo in corso, come pare suggerire chi ne ha fatto oggetto di rapido interesse. 
Nel secolo in corso se ne è certamente amplificato oltremodo l'uso figurato, come s'è detto. In politica, la locuzione è diventata, per chi la fa propria, rivendicazione di probo spirito di servizio. E accade correlativamente che tale rivendicazione venga ritorta contro chi la fa da avversarsi e avversarie che, davanti a esiti scarsi dell'impegno o a fallimenti, ne sottolineano il valore mistificatorio.
Certo è che, d'altra parte, il metterci la faccia figurato, nel suo valore idealmente, se non ideologicamente positivo, è sfociato o si è tradotto in un'attitudine comunicativa in cui, alla figura, si può fare corrispondere la lettera, nel clima di accesa personalizzazione di ogni aspetto della vita pubblica oggi corrente.   
La propaganda politica, quando per essa testimoniava l'affissione di manifesti, fu già lampante prova di tale deriva né la satira mancò di notarlo. In vista delle elezioni, gli spazi pubblici venivano invasi da valanghe di facce, non tutte comunicativamente meritevoli di "esservi messe", come fu invece il caso esemplare illustrato dalla figura qui in esordio.
Non si può certo dire che il trasferimento della grande parte di tale propaganda al web abbia ridimensionato il fenomeno. Semmai, è accaduto il contrario. Le reti sociali sono strapiene di facce, ma lo sono, si osservi, ben al di là delle occasioni offerte dalle competizioni politiche. Essere presenti nel web, per molti e molte, significa anzitutto "metterci la faccia". E, per esempio, giornali, libri, manifestazioni culturali, imprese, eventi, prodotti della comunicazione sono regolarmente rappresentati, illustrati e garantiti da qualcuno che "ci mette la faccia". Lo fa, di norma, con brevi video. 
Persino chi ha osservato che il ricorrere nel discorso politico del metterci la faccia figurato è ossessivo non si perita di "mettere la faccia" nell'Internet, alla lettera. Lo fa per un suo impegno di dichiarata volgarizzazione disciplinare. E non si può che essergli grati della testimonianza bifronte. Essa è doppiamente meritoria, nella qualità di raccoglitore della figura e in quella di araldo della pratica descritta dalla lettera.
Non tutte le facce sono però adeguate alla bisogna. Senza che se ne possa fare colpa a coloro che le possiedono (o che ne sono piuttosto posseduti e possedute), ci sono facce e tratti di fisionomia che sconsiglierebbero simili esibizioni. Al di là della condivisione della relativa teoria, lo dice la semplice menzione del lavoro tassonomico di Cesare Lombroso. 
È ovvio che una persona, guardandosi allo specchio, trovi di norma la sua faccia perlomeno accettabile e, ispirata idealmente dal metterci la faccia figurato, non si trattenga di conseguenza dal "metterla" alla lettera, in pubblico: ecco un caso recente. Ma non sempre il giudizio riflessivo dà buoni consigli. E, ammesso che quel che si opina sia degno d'essere propalato, "togliere la faccia" dalla sua propaganda potrebbe essere addirittura meglio di "mettercela".  
Non devono esserne consapevoli i tanti e le tante che oggi, nel web, "ci mettono la faccia", e si fanno testimoni esemplari della convinzione, ormai corrente, ma non perciò meno bizzarra, che il narcisismo sia attitudine non solo commendevole, ma persino obbligatoria.

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