Robert Musil attribuì varie qualificazioni a Dummheit, 'stupidità', quando ne fece oggetto di una conferenza, tenuta nella Vienna di un tragico 1937. Si servì di aggettivi, con funzione sintattica di attributi, e a essi affidò l'espressione della sua cruciale distinzione in proposito. Ne sortì una distinzione non tra concetti, ma tra "Eigenschaften", che vale 'qualità, caratteristiche', ma anche 'tratti', nel caso giustappunto 'distintivi'.
Attenzione. Rivolgendo la sua attenzione alla stupidità, Musil non si propose di differenziarla da ciò che stupidità non è o non sarebbe, comunque lo o la si voglia chiamare. Non definì ciò che sarebbe la sostanza della stupidità contro ciò che sarebbe la sostanza del suo contrario. E non mise di conseguenza un sostantivo contro un sostantivo.
Da qualche secolo, di fare ciò si sono creduti capaci in tanti (e, a dire il vero, ci si crede capaci tutti e tutte). Ne è prova l'esistenza in proposito di una letteratura (moderna) ampia e celebrata, anche perché, a frequentarla e celebrarla, si dice siano i e le sagaci. C'è sul tema un figurato apologo di Dino Risi, che è definitivo e che ci si asterrà dal ripetere.
Musil diede al contrario la stupidità come intuitivamente assodata (per gli esseri umani, d'altra parte, lo è come la mortalità) e avanzò l'idea che al suo interno si possa tuttavia distinguere: atto che, com'è noto, è presupposto indispensabile a ogni ipotesi di conoscenza. Una prospettiva siffatta rende il suo coraggioso tentativo un'eccezione, se non un caso unico.
E dunque a suo modo di vedere, da un lato, c'è una stupidità "ehrliche", 'onesta', "«helle»", 'luminosa', "schlichte", 'semplice', "echte", 'pura' (qui basteranno questi attributi), dall'altro c'è una stupidità paradossalmente "intelligente" (così, graficamente, tanto in tedesco, quanto in italiano) e "höhere", 'superiore' (non sfugga che si tratta di un comparativo) o 'sostenuta', capita di leggere in traduzione.
Non si sta qui a riassumere il pensiero di Musil e a ripetere le fattispecie che egli fornisce dell'una e dell'altra stupidità. Forse questo diario lo ha approssimativamente fatto in altre occasioni: con il presente, i suoi frustoli superano le dodici centinaia e non si pretenderà da Apollonio che tenga memoria di tutti. Chi vuole può d'altra parte documentarsi ricorrendo direttamente alla fonte che è stata più di una volta recata in italiano.
Qui, come s'è dichiarato in apertura, l'accento è posto sopra il metodo e sul procedere per opposizioni, che ha un correlato sintattico e categoriale (o quanto a parte del discorso): aggettivi con funzione di attributi. Sono qualia, ma non impressionistici né soggettivi.
Riesce a determinarli in tale guisa la linguistica ed è forse unica a farlo tra le discipline che si occupano degli esseri umani, cioè, come si diceva un tempo, dello spirito. In effetti, della linguistica, genuinamente stupido è, anzitutto e per natura, l'oggetto. Genuinamente stupidi sono i metodi. Genuinamente stupida può persino provare a essere la teoria, quando, con fatica, si riesce a tenerla con i piedi per terra.
