12 febbraio 2026

Linguistica da strapazzo (61bis): A(h)I! A(h)I! Ovvero l'inarrestabile ascesa (sintattica) dello strumento...

A un prezioso lettore di questo diario, un frustolo di qualche giorno fa ha ispirato un commento giunto ad Apollonio grazie al suo alter ego. Eccolo, recato in italiano (segue l'originale che, se non si è capito male, è brano di una pubblicazione in corso di stampa. Comunichi il lettore se gradisce che qui si faccia il suo nome e si dica di quale pubblicazione si tratta): "Ci si ricordi che una IA non è neutra, come lo sarebbe per esempio uno strumento di ricerca di un programma di videoscrittura. Una IA è un dispositivo ideologico che rende in effetti concreta un'ideologia grazie alla scelta dei corpora adoperati per il suo apprendimento e grazie agli algoritmi che ne distillano il succo. Orbene, ancor più della Natura, l'ideologia ama passare inosservata e in tal modo parere affatto naturale e al di sopra d'ogni sospetto. Manipolando unità semiologiche, le chatbot le consentono dunque di mimetizzarsi, imponendo come evidente quanto viene propinato" (Rappelons qu'une IA n'est pas neutre, comme le serait par exemple un outil de recherche sur traitement de texte: c'est un appareil idéologique. Elle concrétise en effet une idéologie par la sélection de ses corpus d'apprenstissage comme par le algorithmes qui les distillent. Or, plus encore que la Nature, l'idéologie aime à se cacher, et pour cela, à sembler toute naturelle, au-dessus de tout soupçon. En manipulant des unités sémiotiques, les chatbots lui permettent alors de se dissimuler tout en imposant ses évidences). 
Niente di più semplice. E niente che si possa dire meglio. Chi lo ha scritto (e Apollonio gli è grato) dispone dello sguardo critico e avvertito messo a disposizione da discipline che ad Apollonio piacerebbe qualificare umane più che umanistiche. Sono le discipline costruite intorno al concetto di pertinenza e la pertinenza è, al tempo stesso, riconoscimento di un limite e ricerca di un metodo per trarne partito: ecco perché umane. 
Ci si sente ridicoli, meglio, sconsolatamente ridicoli a doverlo ricordare: il tutto autentico (ammesso sia concepibile) è fuori portata. Non c'è niente di tutto ciò che umanamente si spaccia per tutto cui non soggiaccia una scelta. Che sia scelta inconsapevole o consapevole, in fin dei conti poco importa, perché non c'è scelta cui non si correlino un'etica e una teoretica. E con l'una e con l'altra, i relativi metodi. Buoni o cattivi. Sempre da scrutinare, come gli eventuali risultati, con attitudine critica, cioè di discernimento. E un "Funziona!" non basta.

[Ricevuto il consenso dall'autore: il passo viene da François Rastier, "L'essor de la philosophie artificielle", Degrés, fascicolo 205-206, di prossima pubblicazione.]

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