24 marzo 2026

Gualtiero Calboli, "La linguistica moderna e il latino. I casi": più di cinquanta anni dopo e per sommessa testimonianza

La sopraccoperta faceva il verso a Mondrian, come segno di modernità. Era il 1973. La linguistica moderna e il latino. I casi di Gualtiero Calboli era uscito un anno prima. Per un appena ventenne, classicista soltanto immaginario, le quasi quattrocento pagine furono una lettura appassionante. 
Heterogonie der Zwecke. Il libro gli era stato passato dall'"assistente" (per essere precisi, nel lessico accademico di allora, dal "contrattista") della "cattedra" di Glottologia perché trovasse modo di tirarne fuori lo stretto necessario a sfangarsi rapidamente dalla tesi di laurea, togliendosi in tal modo dai piedi con pari velocità.
Ma il morbo era già stato contratto e le parole di Calboli lo aggravarono. Esponevano una nutrita serie di fantasie, dalle antiche alle allora contemporanee, sopra un tema che si sarebbe detto trito, a pensarlo nei limiti dell'insegnamento cui l'appena ventenne era stato a lungo esposto: normativo e non descrittivo. E, procurando uno sfaccettato catalogo di modelli e dei soggiacenti ragionamenti, quelle parole provavano che era tutt'altro che trito! 
"I casi" e, nel suo complesso, il caso, come forse si sarebbe dovuto scrivere anche in copertina, diventavano una cosa o un'altra in funzione dei cambiamenti del punto di vista. Un incoraggiamento a fantasticare, per andare oltre uno sterile sapere (ammesso che tale fosse) e per tentare (fosse anche vanamente) di capire. Tutto lì. Si dica se non basta per un'inesauribile gratitudine.

1 commento: