Impazza, dicono, la polemica sulla canzonetta e sull'interprete che hanno prevalso al Festival di Sanremo: Apollonio ha avuto altro cui pensare e non ha trovato modo di farsi adeguato spettatore dell'uno e lettore ben informato dell'altra.
Percepisce adesso un'eco e ne ricava l'impressione che nel dibattito, come al solito, non si tiene nel conto dovuto il carattere di fiera commerciale della manifestazione: la principale di un'industria. Modesta, certo, come è ormai modesta ogni industria crucialmente fondata sull'espressione italiana, ma di un'industria che prova a individuare, volta per volta, qual sia la clientela nazionale che, nel momento, si presti meglio a fare da bersaglio, confezionando all'uopo un prodotto adeguato. Un segmento che negli anni può naturalmente mutare.
Al lavoro, c'è da supporre ci siano professionisti e quel che arriva sul palco e poi prevale è un'immagine, quasi sempre azzeccata, di una ricerca di mercato e del relativo pubblico. All'Italia nostalgicamente rockettara di qualche anno fa (era solo il 2021) si è così sostituita quest'anno quella neomelodica con juicio. Tema, interprete, lirica e un correlato motivo musicale sono conseguenti ma risciacquati nelle acque del luogo di produzione: Seveso, Lambro, Olona e Navigli, dei giorni nostri, va ovviamente precisato. Un sinolo partenopeo-ambrosiano, dove ciascuno può decidere dove stia la forma e dove la sostanza.
Fuori delle questioni sociologiche e di mercato il cui rilievo e la cui complessità superano di molto le modeste osservazioni che qui si possono esibire, una rima è la futilità che ha impressionato Apollonio nella vicenda. Ritiene d'altra parte sia la preminente nel brano vincitore del Festival. Sia cioè quella sulla quale si conta per fare risuonare e fissare il motivetto nella testa del pubblico d'elezione.
È la rima tra i versi "Con la mano sul petto / Io te lo prometto", una rima, si osservi, formalmente comparabile con quella, per esempio, tra effètto e distrétto che i poeti in volgare si concessero or sono già quasi otto secoli, quindi domestica, ma certo culturalmente, se non antropologicamente selettiva, quanto a stimolo di un gusto o del suo opposto.
Ci sono rime e rime, infatti. E dalle rime, segni nella posizione forte del verso, molto si coglie quanto al valore espressivo e comunicativo di un componimento. Ci si intenda, valore sempre relativo. E, per esempio, ma restando sempre tra le canzonette, chi trova congeniale al suo gusto la rima (giammai sanremese) "E sono ancora qui / Qui con le mie domande / ... / qui nelle mie mutande / ... / Cosa farò da grande?" è improbabile, ritiene Apollonio, sia stato considerato come destinatario ideale dell'espressione marcata dalla rima che quest'anno si è imposta nel Festival di Sanremo.

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