28 maggio 2026

Lasciamo le etimologie alle persone senza immaginazione

"Laissons les jolies femmes aux hommes sans imagination": lo si legge, come è noto, in un passo dell'Albertine disparue
Il pensiero di Apollonio vi corre ogni volta che sente chi, fuori dell'ambito specificamente erudito, si atteggia a sapiente etimologista e, di conseguenza e per tale via, a penetrante analista dell'espressione. Discorsi sopra ogni tema, con pretesa di raffinata cultura, da tempo capita vengano infiorettati di cascami etimologici. 
Incoraggiato da chi li propina, un pubblico alla buona accoglie tali cascami come rivelatori di verità arcane e impersonali, quali la lingua attesterebbe nelle sue lontane scaturigini lessicali, garantite quanto al rapporto tra le parole e le cose, tra le parole e i pensieri, tra le parole e i moti dell'anima e così via. 
Chissà poi perché verità! Chissà perché garantite! Per quanto indietro si vada, non si trova infatti né si ricostruisce lingua, se non come mito, che non sia appunto una lingua e che, anche solo per via di corretta ipotesi di ricerca, non sia tenuta, in quanto tale, a manifestare i caratteri permanenti, ben noti e verificati delle lingue. Umane, basta che si dica a demistificare ogni fola in proposito. La probità dell'espressione né si degrada né cresce e pensare in proposito, anche senza ammetterlo, al buon selvaggio o all'integro antenato è finire, per il pensiero, in trappole cattive e depravate.
Le lingue non parlano e non hanno mai parlato del resto per via degli etimi, cioè per via della presunta verità delle loro parole, ma per la via, fredda in apparenza, dei testi e dei discorsi in cui le parole ricorrono. Quindi per via delle relazioni, delle funzioni, delle dipendenze, delle differenze, insomma dei sistematici costrutti che la messa in opera processuale di testi e discorsi domanda incessantemente. 
Una diatesi, un pronome, un accordo, una funzione sintattica, un tempo del verbo, una disgiunzione dicono quasi sempre molto di più, a chi sa vederne il nesso, di valanghe di parole. Ci si figuri degli eventuali etimi, spesso astratti e cervellotici.
Per intendere cosa comporta questa dura e per nulla seducente costrizione, in termini di conoscenza e di comprensione, ci vuole però immaginazione e Apollonio non sa d'altra parte di nessuna persona di vaglia che, nel suo accostamento conoscitivo all'espressione, non abbia dato prova di averne appunto in sufficiente quantità. E a questo provvede a ben vedere il metodo: all'esaltazione, sotto il suo rigoroso controllo, della facoltà di immaginare, indispensabile quando ci si consacra alla lingua.
Ecco spiegato perché, nelle sopra accennate circostanze, al primo occhieggiare di un'etimologia fascinosa tra le parole di chi intrattiene Apollonio, il suo spirito evoca Marcel Proust e commenta: "Lasciamo le etimologie alle persone senza immaginazione".    

2 commenti:

  1. Saussure diceva ai suoi scolari - si legge nel Cours ma anche nella carte emerse nel 1996 dalla avita sua dimora ginevrina - che l'etimologia è attività piacevole. Viene da qui il sospetto che la giudicasse un trastullo o poco più. Ma a ben vedere, è irrinunciabile, sempre nell'ottica di Saussure, per quanto sia possibile averne contezza: Apollonio ha ben evidenziato che muoversi in quel pensiero è un vagare fra detriti. Se l'universo della lingua è costituito da relazioni e differenze e non vi sono termini positivi, nessuno degli elementi è rinunciabile, inclusa la diacronia, senza la quale ogni stato sincronico rimarrebbe inesplicabile. Il vizio è forse nel non considerare l'indivisibilità relazionale.

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    1. Apollonio Discolo6/6/26 08:50

      Sì, gentile Lettore o Lettrice senza nome, andare a caccia di etimi è uno spasso (e, come tutti gli spassi, può comportare sofferenze). Grazie di averlo ricordato e di avere ricordato che, da spassosa sofferenza, cela questioni di grande momento teorico. Il frustolo ha tuttavia tema più modesto e non si riferisce a coloro che degnamente si consacrano all'etimologia per professionale diletto e trovano nell'attività per se stessa la loro soddisfazione. Si riferisce a chi, fuori del consorzio erudito, fa spaccio di etimi per simulare dottrina e profondità, nei suoi discorsi e nei suoi scritti. Gli esempi spesseggiano. Apollonio non deve essere stato chiaro in proposito e se ne scusa. Prova a riparare, rinviando a una sua sortita sul tema di qualche tempo fa, forse più chiara, perché modicamente circostanziata: https://apolloniodiscolo.blogspot.com/2009/04/etimi-tossici.html

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